LE NUOVE TASSE CI RUBANO 1500 EURO A TESTA DAL PORTAFOGLIO

di REDAZIONE

Il 62% del gettito previsto dall’applicazione dell’Imu sara’  in capo alle famiglie italiane, il restante 38%, invece, gravera’ sulle attivita’ economiche, ma sui proprietari di seconde case gravera’ il peso fiscale piu’ importante: quasi la meta’ del gettito totale (44,8%). A fare i conti sono gli ‘Artigiani’ di Mestre che hanno cercato di capire come sara’ suddiviso il gettito derivante dall’applicazione della nuova imposta sulle abitazioni e sui beni strumentali.

Saranno gli albergatori a pagare l’Imu “piu’ salata”: mediamente sborseranno 8.405 euro l’anno. Non andra’ meglio alla grande distribuzione che sara’ chiamata a versare in media circa 5.930 euro. Gli industriali pagheranno mediamente su ogni capannone un’imposta di 4.725 euro. Per gli artigiani del settore produttivo e i piccoli industriali il versamento medio sara’ di 2.756 euro. Per i liberi professionisti, invece, l’esborso sara’ di 1.468 euro, mentre per ogni piccolo commerciante o esercente di 729 euro. I meno tassati saranno i piccolissimi artigiani con un prelievo medio di 574 euro. E’ la graduatoria stilata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre.
“Rispetto ai 21,4 miliardi di euro di gettito attesi dal fisco italiano, la simulazione della Cgia e’ avvenuta su un ipotetico gettito complessivo pari a 18,4 miliardi di euro. Quest’ultimo importo diverge da quello ufficiale per il fatto che i calcoli sono stati effettuati senza considerare il gettito proveniente dai terreni, dagli immobili situati nelle province autonome di Trento/Bolzano e da tutte le tipologie di immobili con vocazione potenzialmente ‘no profit. Pertanto, su un gettito totale stimato dalla Cgia pari a 18,4 miliardi di euro, 3,1 miliardi saranno in capo ai proprietari di prima casa (pari al 17,2% del totale), 8,2 miliardi peseranno sui proprietari di seconde e terze case (44,8% del totale), mentre gli imprenditori dovranno pagare poco piu’ di 7 miliardi di euro (38% del totale)”.
“In una fase recessiva che in questi ultimi tempi ha contratto ulteriormente i consumi – osserva Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre – l’applicazione di questa nuova imposta incidera’ non poco sui bilanci delle famiglie e delle imprese, con gravi ripercussioni su tutta l’economia. Visto che il Governo si e’ riservato la possibilita’ di modificare le aliquote entro il 10 di dicembre, auspichiamo che lo faccia quanto prima, alleggerendo il carico fiscale sui contribuenti italiani che mai come in questo momento necessitano di un aiuto”.

Il mix tra nuove imposte e sblocco delle vecchie (Imu, Addizionali Irpef, Tarsu, Imposta di soggiorno) costera’, mediamente, ai contribuenti 1.427 euro nel 2012 di cui: 177 euro a famiglia per l’Imu sulla prima casa; 865 euro a famiglia per la seconda casa; 143 euro di addizionale comunale Irpef per contribuente; 220 euro per la Tarsu. Cifra questa che raggiunge i picchi di oltre 3 mila euro a Roma, 2.580 euro a Bologna, 2.519 euro a Milano. Lo calcola uno studio della Uil.

Nel 2012 le aliquote Imu sulla prima casa aumentano mediamente del 12% rispetto all’aliquota base; quelle per la seconda casa del 25,9%, sempre sulle aliquote base; le addizionali comunali Irpef dell’11,2% rispetto allo scorso anno; quelle per la Tarsu del 2,7% rispetto al 2011. E’ quanto emerge da una proiezione dell’Osservatorio periodico sulla fiscalita’ locale condotta dalla Uil Servizio Politiche Territoriali, che per quanto riguarda l’Imu e la Tarsu e’ stata fatta sui 107 Comuni capoluogo e per le Addizionali Irpef e l’imposta di soggiorno sulla totalita’ dei Comuni (8 mila). Dall’indagine risulta, spiega Guglielmo Loy segretario confederale Uil, come ormai si stia consolidando il dato degli aumenti generalizzati delle aliquote delle imposte locali, non solo per l’Imu, ma anche per gli altri tributi quali le addizionali Irpef, la Tarsu e la neo imposta di soggiorno. Tra le citta’, 50 hanno deliberato l’Imu sulla prima casa, mentre 21 (il 42% del campione) hanno aumentato l’aliquota di base.
Quattro citta’ hanno scelto quella massima del 6 per mille (Caserta, Catania, Parma e Rovigo); mentre Torino ha scelto il 5,75 per mille; Napoli, Roma, Genova, Cagliari e Perugia il 5 per mille. 25 citta’ (il 50% del campione), hanno mantenuto l’aliquota di base al 4 per mille (tra cui Milano, Aosta, Trento, Bologna, Firenze). Solo 4 citta’ (l’8%) hanno scelto di abbassare l’aliquota di base (Mantova 3 per mille; Biella 3,7 per mille; Novara 3,8 per mille; Trieste 3,9 per mille).
L’Imu sulla prima casa piu’ alta e’ a Roma con 639 euro medi a famiglia; a Milano 427 euro; a Bologna 409 euro; a Torino 323 euro; a Napoli 303 euro; a Pavia 303 euro. L’Imu sulla seconda casa e’ stata, invece, aumentata dal 46% delle Citta’, mentre soltanto il 6% ha mantenuto l’aliquota base. Cosi’ a Roma si pagheranno mediamente 1.885 euro; a Milano 1.793 euro; a Bologna 1.747 euro; a Firenze 1.426 euro.
Per la Tarsu sul campione di 39 citta’ che hanno deliberato la tariffa per il 2012, 23 citta’ (il 59% del campione) hanno aumentato la tassa, 15 (il 38,4%) hanno confermato le tariffe dello scorso anno, soltanto Treviso e’ in controtendenza con una diminuzione del 5,4%. In particolare a Milano l’aumento e’ del 20,1%; a Novara del 19,2%; Avellino 15%; Mantova 8,5%; Ravenna 7,6%; Lecco 6%; Palermo 5%; Messina 4,9%; Brescia 4,3%; Bologna 4%; Brescia 4,3%; Perugia 3,2%; Torino 3%. A Roma l’aumento del 2,5% e’ dovuto a una delibera di Giunta in approvazione in questi giorni, per effetto del recupero dell’Iva non fatto pagare in bolletta nel 2010. In valori assoluti, sul campione delle citta’ nel 2012 la Tarsu piu’ alta si paga ad Alessandria con 337 euro medi a famiglia; a Roma 311 euro medi a famiglia; a Ferrara 299 euro; a Perugia 292 euro; a Biella 288 euro.
Per quanto riguarda le addizionali comunali Irpef, ad oggi, 1.551 Comuni hanno deliberato le aliquote per il 2012 e tra essi 45 Citta’ capoluogo. Il 50,8% del totale del campione ha aumentato l’aliquota (788 Comuni), rispetto al 2011; il 47,8% ha mantenuto l’aliquota del 2011 (741 Comuni), soltanto l’1,4% dei Comuni (22) l’ha diminuita. L’aliquota media passa dallo 0,42% del 2011 allo 0,47% del 2012, che significa un aumento medio di 14 euro per contribuente rispetto allo scorso anno (nel 2012 143 euro, con punte di 207 euro a Roma e 184 euro a Palermo).

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4 Comments

  1. toscano redini says:

    Costituzione italiana (non malgascia): Art. 53.
    Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

    Allora? E’ in vigore o no? questa Costituzione; o è in vigore solo per i furbi !? mentre per i fessi ce n’è un’altra in cui questi son tenuti a concorrere alle spese pubbliche secondo IVA, IMU, Accise su GAS BENZINA ed ELETTRICITA’, nonché BOLLI e CONCESSIONI GOVERNATIVE per ogni dove, come stabilito dai FURBI a carico dei FESSI?
    E bisogna anche sentire gente che plaude a questa tassazione, che è piuttosto banditesca spoliazione, che i FURBI impongono ai FESSI richiamati a ogni pié sospinto alla coesione nazionale…
    Ma ca vada al Quirinale!

  2. Daniele Roscia says:

    Ditemi come dovrebbe essere la tassazione in un probabile stato indipendente della Lombardia e del Veneto? Non sono come il ministro Padoa Schioppa del governo Prodi che affermava: pagare le tasse e’ bello!, ma non appartengo neppure a quei gruppi di persone che sciaguratamente pensano che le comunità ed le loro popolazioni possano vivere senza tassazione, al fine di soddisfare bisogni collettivi ineliminabili. Qual e’ il modello ideale a cui si fa riferimento: quello statunitense, svedese, svizzero o cipriota? Invece di sentire la solita avversione al pagamento delle tasse, si dica se la sanità, la pubblica istruzione, la sicurezza e il governo del territorio debbano essere privatizzate e libere, cioe’ si dica se il paese debba essere piu’ liberale: meno stato, piu’ mercato. Sono un iper liberale incallito, ma mi rendo conto che il contesto sociale dove opero e’ liberale quando si parla della tassazione e socialista quando invece si parla di prestazioni pubbliche dovute e reclamata come “Diritti” di cittadinanza”. Bisogna essere onesti con se stessi, prima di fare i giustizieri della verità, ma soprattutto bisogna conoscere a fondo i complessi modelli di rapporto fra singoli e collettività che sovrintendono i modelli sociali dei popoli, ovunque essi siano rappresentati.

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