Le nozze di Cana e i cattolici rancorosi

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di Sergio Bianchini – Domenica 19 gennaio 2020, il prete commenta nella predica domenicale la terza lettura del giorno. Si tratta delle famose nozze di Cana secondo la versione del vangelo di Giovanni. Sottolinea il ruolo della madonna che, per prima, segnala a Gesù il problema, la fine del vino, e poi dice ai servi:” fate tutto quello che vi dirà”.

Su questa frase si concentra l’esortazione ai fedeli. Cosa vi ha detto di fare Gesu? Ad ognuno dice qualcosa ma come si fa a comprenderlo? Attraverso la parola, svela il prete, cioè la parola di Dio scritta nella bibbia e nei vangeli. Invita quindi non a conservare in libreria vangeli e bibbia ma a leggerli e meditarli.

Ecco, in questo passaggio si esprime bene sia la fermezza che la flessibilità della filosofia cattolica. C’è un punto fermo, la parola scritta nei testi sacri, indiscutibile, ma ognuno deve trarne i suggerimenti che davvero lo colpiscono.

Quindi l’appello è all’individuo il quale mantiene la sua libertà individuale ma la vincola ad un messaggio dove la comunità e Dio è sempre al centro del discorso.

E proprio su quale sia la comunità fondamentale di riferimento, quella che dal lavoro dei bravi ed ispirati individui dovrebbe trovare il giovamento promesso e concesso dal cielo, sorgono tutte le istanze della attualità politica.

Le brave persone che la chiesa dovrebbe insistere a formare con le antiche virtù, la sincerità, l’onestà, la bonarietà, devono poi impegnarsi per il bene della comunità. Ma quale comunità? La famiglia, la nazione, il mondo.

Tutto questo è perfettamente in linea con la religione che ho conosciuto da piccolo. Il cattolico classico era una persona bonaria, conciliante, pacifica. Da 30 o 40 anni ho incontrato sempre più cattolici rancorosi, a volte rabbiosi, schieratissimi politicamente. Non mi piacciono per niente.

Rabbia rancore a cosa servono? A niente. L’odio: oggi si parla continuamente, in modo anti Salviniano, di opporsi ai fomentatori di odio. Ma questa parola è troppo grande e inappropriata. La rabbia ed il rancore sono tipiche, non da oggi di un certo sinistrismo imperante da decenni che va dai centri sociali a Repubblica e perfino a settori della magistratura. La drammatizzazione permanente, lo sdegno, l’urlo, sono il loro stile comunicativo, la loro parola. Odio cosa vuol dire?

Ad una alunna che mi diceva che in classe tutti la odiano ho detto che odiare vuol dire desiderare la morte. Le ho chiesto:” pensi che i tuoi compagni ti vorrebbero morta?”, “no” mi ha risposto lei. “Allora non è odio, magari non sei simpatica, magari …magari…magari”.

In una comunità spappolata come quella Italiana la chiesa ha uno stile e un ruolo millenario che è la formazione della brava persona e solo indirettamente tramite questo lavoro contribuire al bene comune. Non deve agire direttamente, diventando un partito politico. Guardo una delle poche ragazzine presenti in chiesa e mi chiedo cosa significhi per lei la religione cattolica. Mi dico, forse sbaglio, l’assenza di rabbie, rancori, la ricerca dell’armonia in famiglia, a scuola, nella vita quotidiana.

E la costruzione della propria vita dentro questa ricerca che va sostenuta quotidianamente. Infatti ridendo mi ricordo di quando ironizzavo sui continui inviti del prete a convertirsi. “Ma se mi sono convertito lo scorso anno” pensavo ridendo “se adesso mi riconverto torno come prima”. No, la questione è che ogni giorno tendiamo alla disgregazione. Come il corpo ogni giorno si sporca e va lavato e rilavato, così lo spirito deve essere lavato frequentemente, quotidianamente. Con calma, almeno nel mio caso.

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