Le litanie smemorate del sovranista prima del voto. San Benedetto? Era il santo dei Liberi comuni, nati al Nord….

medioevo

di CORRADO CALLEGARI – Mai si era sentita una sfilza di citazioni sacre, quasi fosse un ritiro spirituale più che un raduno politico. In piazza Duomo a Milano il leader della Lega ha sfoderato tutti i santi possibili. Santi d’Europa. A partire da san Benedetto, patrono d’Europa. Attenti, però, quella di Benedetto è l’Europa  che semina il primo liberismo, nato col saio, non è l’assistenzialismo di Stato. I conventi erano ben altro. E’ pure l’Europa della cultura, quella di Benedetto, non delle frasi facili ad effetto. Ed è l’Europa dei Comuni, non degli Stati centrali, dei nazionalismi…

Non erano un esercito i pensatori che costruirono le trame della civiltà ma, citando Arnold Toynbee, storico britannico nel cuore del papa bavarese, una società dipende sempre «dalle minoranze creative». Quelle che oggi non vediamo in politica. Non ci sono minoranze ma gruppi di potere e quanto alla creatività, ci si affida ai webmaster.

Se proprio volessimo guardare al passato, dovremmo citare  i gesuiti e la scuola spagnola di Salamanca, nel XVI secolo, grazie ai quali venne dichiarato che la libertà si sposa con la responsabilità economica. Vedi autonomia, vedi in chiave moderna una confederazione di stati o regioni confederati. E che dire dell’economia curtense, anche questa nata nelle abbazie? Ancora autonomia e difesa delle risorse territoriali. Prima i territori, dicevano…

Un santo non è stato citato, in tempo di ricorso a nuovi fronti giudiziari, peccato. Lo citiamo allora noi… Il domenicano Tommaso d’Aquino, che si preoccupò di distinguere tra gli scambi onesti e quelli fraudolenti. La politica ne ha bisogno.

Nei conventi e nell’Europa delle cattedrali, si coniugava l’etica allo sviluppo e che, indirettamente, si anticipavo il principio di vigilanza sull’accanimento interventista e assistenziale dello Stato che preleva e redistribuisce. Il palco di Milano lo scorda.

Era il Medioevo illuminato, che fissava le regole dello scambio, del cambio, del credito, delle banche… E’ il primo capitalismo.

Una volta, queste cose sarebbero state ricordate là dove san Benedetto è regola. Ma oggi Pontida è fuori moda. Erano i Comuni il centro del progresso. E’ da loro, dai Comuni, che è nata l’idea di Europa. Non dagli Stati. Qualcuno giustamente diceva che i troni vengono dagli uomini, e i Comuni (quelli che nessuno più si fila, vero?) vengono da Dio.

È da queste due basi, Comuni e abbazie, che comincia il trasporto, il commercio e la spinta a produrre beni. E la struttura economica del monastero si troverà, anche per forza naturale delle cose, a incontrarsi con un altro fenomeno, peraltro geograficamente circoscritto all’area padana. E cioè l’economia dei Liberi Comuni, ovvero le città sorte per dare protezione e sviluppo all’inventiva artigiana e produttiva degli uomini e delle famiglie in fuga dalla servitù della gleba. Contro il potere dei feudatari e a tutela delle libertà umane del lavoro, della produzione, dell’intrapresa e del commercio si crea l’incontro fecondo tra monastero e liberi comuni.

I Comuni sono nati al Nord… Vero, Matteo?

 

*Corrado Callegari, responsabile Confederazione Grande Nord Veneto

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