LE LIBERALIZZAZIONI DELLA UE CHE PORTANO RIGIDITA’

di ALBERTO LEMBO

Lo “spazio di libertà, sicurezza e giustizia” promesso ai nostri popoli dai Trattati dell’Unione Europea presenta sempre più aspetti negativi man mano che si traduce, nel suo sviluppo applicativo, in ricadute sugli individui, componenti base dei vari  popoli trascinati nell’Unione dai governi degli Stati nazionali.

Se “libertà” per un popolo significa poter mantenere la sue caratteristiche culturali, tutte quelle particolarità o diversità che ne fanno un unicum nel contesto degli altri popoli, queste libertà dovrebbero essere protette e garantite anche nei rapporti sovranazionali. E’ evidente che più queste particolarità sono forti e radicate, più un popolo si presenta come una realtà organica e non come un agglomerato casuale di soggetti viventi su un particolare territorio.

Oggi queste realtà costituite da tradizioni, usi, lingua, cultura, forme interne di libera aggregazione sociale (chiamatele, se volete, corpi intermedi o fueros) sono a rischio di sopravvivenza non per patologie proprie, per collasso interno, non per l’azione di governi di stati centralisti (“Roma ladrona”, per intenderci) o non solo per questo, ma per l’attacco che subiscono sistematicamente dall’esterno.

Le cosiddette “liberalizzazioni”, parola magica del momento, tanto invocate da chi le vuole applicare come principio ideologico e non dopo averne valutato l’effettiva utilità sono un’ulteriore limitazione alle libertà tradizionali. Se è vero che attaccano privilegi e “caste”, vere o presunte, in realtà questi interventi finiscono per essere una ulteriore gabbia di vincoli per i popoli che le subiscono d’autorità, senza una preventiva valutazione di un rapporto costo-beneficio dell’operazione. Domani saranno il grimaldello per far saltare in nome della razionalizzazione, dell’equità, delle modernizzazione… sempre concetti presentati in senso positivo, ogni particolarità culturale, livellando l’intero continente.

La giacobina “Nazione una e indivisibile” che riconosce solo i diritti da essa stabiliti con norme astratte ha la necessità, per questo motivo, di rapportarsi con “cittadini” isolati, spogliati di qualunque rapporto organico con altre realtà associative. Additate al pubblico ludibrio le “caste” e divinizzate le “liberalizzazioni” potremmo arrivare alla messa al bando delle Pro loco e delle società bocciofile… Anche le tanto deprecate “ideologie” di cui si esalta da ogni parte, politica e culturale, la fine erano elementi di aggregazione, pur con tutti i risvolti negativi che potevano presentare.

Lo “stato sociale” faticosa conquista europea spesso dovuta a ideologie autoritarie, deve diventare stato “contenitore” di individui verso cui Stato e governanti, e a maggior ragione il Moloch europeo, non hanno obblighi derivanti da un “contratto sociale” ; ai “cittadini” europei spetterà affrontare da soli una corsa per la sopravvivenza, nel più puro stile anglo-puritano.

Gli stati nazionali (e i loro pavidi governanti) subiscono, dimostrando la loro inadeguatezza o la loro realtà di sovrastrutture antipopolari, nel senso di disconoscere l’esistenza al loro interno di più popoli portatori di culture e interessi diversi (ricordiamoci, per l’Italia, delle previsioni e delle ammonizioni di D’Azeglio e Cattaneo, per citare due dei più lucidi osservatori politici dell’epoca)…

Scuotiamoci, allora, prima che questi nuovi Soloni, sotto veste di medici imparziali della nostra società, ci convincano, in nome di una logica “razionalizzazione” a vestire tutti  con un camiciotto  “modello Mao”, prima che riducano le nostre conoscenze ritenute utili ad un libretto azzurro coperto da stelle dorate, prima che ci propinino pasta di grano tenero e parmesan prodotto in Mongolia o nel Texas.

Noi vogliamo vivere liberi e la prima libertà è quella di tornare ad avere una nostra moneta e poi una società organizzata secondo un nostro modello, scelto o accettato da noi. Se le dimensioni territoriali che racchiudono un popolo o i suoi numeri o le sue risorse non sono in grado di sostenere la competizione con le grandi agglomerazioni favorite da una mondializzazione promossa da soggetti interessati e non fenomeno spontaneo, come credo appaia ormai chiaro, si facciano alleanze paritarie con soggetti simili e altrettanto amanti della libertà con cui fare fronte comune in rapporto a realtà di dimensioni maggiori.

Uniamoci tra popoli liberi, non per diventare schiavi di chi ci vuole togliere l’anima per farci assomigliare ad un modello standardizzato di società senza stato o di stati senza popoli, ma per riunirci in un nuovo processo ascendente che miri ad una Confederazione di popoli europei, facendo crollare i muri dei vecchi Stati nazionali, sostituendoli con confini culturali che alla maggior parte dei popoli europei sono ben chiari…

 

 

 

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