LE LACRIME DELL’UOMO BIANCO

di PAOLO MATHLOTHI

La cultura dominante, solo apparentemente conciliante e pacificatrice, avverte che l’uomo bianco è malvagio. Si è arricchito tenendo in catene i popoli del Sud del mondo e macchiandosi delle peggiori infamie: imperialismo e colonialismo. Perciò, a partire dal secondo dopoguerra, Europa ed America hanno tentato di espiare il loro peccato originale nei confronti dei Paesi poveri dando vita ad una sorta di religione secolarizzata che scimmiotta il Cristianesimo: il terzomondismo. I fedeli di questa “chiesa” fanno a gara nell’autoflagellarsi, gridando ai quattro venti la loro assoluta ed incrollabile fiducia nel dialogo interetnico ed intereligioso, sperando in tal modo di potersi emendare  dalle colpe del passato. Ma qual è la verità? L’espansione coloniale extraeuropea fu solo vessazione e sfruttamento o non fu forse anche il poderoso slancio creativo di un Occidente che, fiducioso nel proprio avvenire e nella rettitudine della propria causa, proiettò se stesso oltre i suoi confini naturali e, nell’orgogliosa pretesa di plasmare il mondo a propria immagine e somiglianza, strinse tra le braccia anche la morte? L’amletico quesito fa da sfondo al romanzo di Romain Gary “Le radici del cielo”, che nel 1956 valse all’Autore il premio Goncourt e che ora il vicentino Neri Pozza ha riproposto a cinquant’anni dalla prima edizione.

La vicenda si svolge a Fort – Lamy, nell’Africa Equatoriale Francese: l’Hotel del Ciadien, con il suo bar e la sua pista da ballo affacciati sul fiume dove al tramonto trampolieri e pellicani vengono a posarsi sui banchi di sabbia ed i coccodrilli, sulla riva opposta del Camerun, sembrano tronchi d’albero, è il centro d’attrazione della colonia, meta per i numerosi avventurieri europei che s’inoltrano nella savana lungo piste mai battute e al ritorno si rallegrano alla vista di Minna, giovane e seducente cantante tedesca fuggita dalla Berlino occupata dai Russi che spera di trovare in Africa un riparo dagli orrori della guerra che ancora affollano di incubi i suoi sonni. Una sera piomba nel locale un uomo dal viso energico e dai modi bruschi che si siede accanto a lei ed ordina un rhum: questi è Morel, un ecoterrorista che si batte in difesa degli elefanti, meravigliosi animali in marcia negli ultimi spazi liberi rimasti al mondo, abbattuti senza pietà. Contro di lui l’amministrazione coloniale scatenerà una caccia all’uomo senza quartiere che finirà per assumere i tratti di un’avventura dal sapore kiplinghiano.

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Ex partigiano gollista ed agente dei servizi segreti francesi, Gary era uomo sufficientemente avveduto ed esperto delle cose del mondo per commettere l’errore prospettico di scrivere un romanzo a tema, prendendo aprioristicamente le parti del giovane anarchico ecologista che pure, in piena enfasi anticoloniale, avrà certamente eccitato la fantasia dei lettori. Al contrario, sfoggiando un’abilità letteraria di rara eleganza, sottilmente innervata di echi letterari nei quali è facile riconoscere il debito spirituale del miglior Hemingway, tratteggia un affresco a tutto tondo dell’ultimo periodo coloniale, dove la luce e le tenebre non sono nettamente distinte e in un intreccio inestricabile di passioni contrastanti è difficile separare l’estasi della tensione ideale dalla violenza della follia. L’Autore sa che i mostri generati dal sonno della Ragione possono scaturire dalla medesima pietà e dallo stesso amor di Dio e della Verità, come l’eretico nasce dal santo, e l’indemoniato dal veggente, sicché figure “negative” come quella di Orsini d’Acquaviva, il superbo nobiluomo incrollabilmente convinto della superiorità dell’uomo bianco che farà della morte di Morel la sua unica ragione di vita, risultano altrettanto ben delineate e non prive di una loro tragica grandezza.

AUTORE: Romain Gary; TITOLO: Le radici del cielo; EDITORE: Neri Pozza Editore, Vicenza, 2009; PAGINE: 487; PREZZO: euro 14,00      

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One Comment

  1. Pedante says:

    L’uomo bianco non era l’agente principale nella schiavitù. Si legga Louis Farrakhan sui più importanti mercanti della tratta dei neri.

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