LE ISTITUZIONI EUROPEE SI ACCAPIGLIANO SULLE LIBERTA’ CIVILI

di FABRIZIO DAL COL

Siamo ormai ai confini della realtà. Il Consiglio Europeo, ovvero il massimo organismo istituzionale che rappresenta i 27 Stati Europei, ha preso una decisione importante nella valutazione del regolamento di gestione di Schengen escludendo il Parlamento Ue. Una decisione alla quale il parlamento europeo ha vissuto non solo con fastidio, bensì come un vero e proprio affronto, sufficiente a far gettare la maschera a coloro i quali fino a ieri si ergevano a paladini della forma democratica Europea. E’ accaduto che il Parlamento Europeo, sentitosi tagliato fuori, non ha ritenuto si trattasse di uno sgarbo istituzionale, bensì di un vero e proprio colpo di mano ordito e pianificato prima, sufficiente però a far aprire una vera e propria battaglia tra istituzioni comunitarie che, ora, potrebbe arrivare fino alla Corte di giustizia del Lussemburgo.

La Commissione Libe, l’organismo istituzionale che si occupa delle libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento Ue, convocatasi in via straordinaria ieri a Strasburgo, ha reagito con estrema forza alla decisione presa da tutti i 27 ministri dell’Interno la scorsa settimana a Bruxelles, di modificare la base dei provvedimenti giuridici su cui viene gestito Schengen. Questo perché si è abolito la co-decisione ed estromesso di fatto l’euro-camera da qualsiasi parere in relazione a questo importante argomento. Infatti, il Presidente della Commissione Libe, il socialista spagnolo Juan Fernando Lopez Aguilar. ha affermato: ”E’ una questione politica perché con questa decisione gli Stati membri possono utilizzare Schengen come una corda da tirare nel dibattito politico sulla libera circolazione delle persone, un pilastro fondamentale degli ideali europei”. Il rappresentante della Commissione Ue ha affermato di sostenere la posizione del Parlamento e di ”riservarsi la possibilità di adire alla Corte di giustizia Ue”.

E’ la prima volta che Parlamento e Commissione Ue portano assieme il Consiglio davanti al Tribunale del Lussemburgo. Coloro che dovrebbero divenire Europei, ovvero i popoli che abitano i paesi oggetto dell’Unione, oggi hanno ben chiaro a chi sia stato affidato contro le loro volontà, e sottolineiamo volontà in quanto mai fino ad ora sono stati ascoltati attraverso dei referendum, il progetto di Europa politica. Se è bastato questo provvedimento per costringere il parlamento Europeo ad azioni di forza, figuriamoci cosa potrebbe accadere quando si dovrà decidere sulla più spinosa e determinante competenza che è la giustizia. Di più, ad essere competente circa le libertà civili è sempre la medesima commissione sopra citata, ragion per cui dovesse in futuro accadere un altro blitz del Consiglio Europeo volto ad approvare provvedimenti che riguardano le libertà individuali, allora sarà arrivato il momento che i Cittadini sappiano definitivamente che l’Europa in corso di costruzione, non è l’Europa a cui è valsa la pena affidare le proprie sovranità popolari.

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3 Comments

  1. gigi ragagnin says:

    per non decidere un cazzo, di parlamenti ne hanno addiruttura due ….

  2. LS4giovanni says:

    E? così che funziona da sempre. L’unica novità è che il Parlamento si sia per la prima volta, era ora, … incacchiato. Funziona così perchè è scritto così che deve funzionare. Giusto o sbagliato che sia. il Parlamento è il luogo dove si parla. lo dice il nome. Non dove si decide. Il Parlamento è un cappello con scritto sopra bello colorato “democratico” messo a fare ombra, perchè non si prenda troppo sole, ad una testa (il Consiglio) che è l’unico organo Europeo che possa decidere come ha sempre deciso. 27 persone, spesso non elette come i ministri italioti, che “democraticamente” impongono a tutti le loro decisioni. Semmai il Parlamento ha tipo di dire (ma solo dire) la sua. ma una volta detta, la resta. Al vento. Questo va cambiato se si vuole fare un’Europa politica. Ma per farlo occorre togliere e trasferire potere dai parlamenti nazionali. E da chi si inizia ?

    • Fabrizio says:

      Ha ragione. Tuttavia, le regole le fanno gli uomini e, quando sono sbagliate, sono gli uomini che devono modificarle. Lo strumento modello comitato esecutivo che, fin qui è stato il solo organismo con poteri di decisione, non potrà reggere se intendono definire l’Europa politica.

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