Le infiltrazioni della camorra in Padania risalgono al 1860

di GIANFRANCESCO RUGGERI

Le infiltrazioni della criminalità organizzata in Padania da tempo non occupano più solo le pagine di cronaca, ma fanno ormai sempre più parte del dibattito politico. I politici si occupano di questo argomento per segnalare la pericolosità del fenomeno, si spera non si limitino alle segnalazioni, però non mancano quanti brandiscono questo argomento come una clava politica giusto per dare addosso all’avversario. Si sentono certi politici e certi personaggi televisivi dire che la mafia è arrivata al nord, adesso è tra noi, li si sente calcare la mano sul fatto che la criminalità organizzata trovi complici anche tra chi è nato qui, insomma tra i Brambilla, e in questo non è difficile scorgere una sorta di velato compiacimento, quasi possano soggiungere a mezza voce “adesso siete mafiosi anche voi!”

Ciò basterebbe per dimostrare la pochezza umana e la stupidità politica di certi politici italiani, ma quello che più preoccupa è loro ignoranza in materia.
Chi in Padania ci vive da sempre non solo non nega che la criminalità organizzata faccia affari anche qui ed anche grazie all’aiuto di certi autoctoni, ma sa perfettamente che tutto ciò non è una novità, tanto è vero che già da ragazzetto ricordo i tg parlare del processo Pizza Connection a Milano, oppure dell’inchiesta Isola Felice a Varese, riguardo alla quale il Corriere della Sera scriveva nel ’94 un interessante articolo da cui ho tratto questo illuminante passaggio: con l’operazione “Isola felice” stroncata dai carabinieri l’organizzazione che da trent’anni operava in Lombardia.
Come è possibile che certi politici e certi personaggi televisivi si accorgano solo ora che la criminalità organizzata si sta infiltrando al nord? Forse erano in altre faccende affaccendati o forse ora questo argomento improvvisamente può essere loro utile nella polemica politica ed ecco che si arriva alla compiaciuta insinuazione “anche voi siete mafiosi”. Ci tocca anche questo!

Eppure se può far specie sapere che l’infiltrazione in Padania della criminalità organizzata non è un fenomeno così recente, ma risale almeno agli anni ’60 a detta del Corriere, farà ancora più spavento sapere che in realtà il primo processo per camorra in Padania si è svolto a Milano esattamente 153 anni fa, nel 1860: insomma fatta l’Italia, trasferita la camorra!
Se infatti si legge l’interessante e documentatissimo libro di Alessandro Barbero intitolato “I prigionieri dei Savoia” non solo si trova una ricostruzione dei fatti di Fenestrelle ben differente da quelli della recente pubblicistica neoborbonica, ma vi è anche un interessante capitolo destinato alla camorra, la cui lettura lascia sconvolti.
Si scopre così cosa significasse originariamente il nome camorra, che era una sorta di estorsione, ovvero farsi pagare la camorra significava estorcere con la forza al vincitore una parte del denaro che aveva guadagnato al gioco e se questi si rifiutava veniva picchiato ed anche ucciso.
La camorra arriva in Padania come detto già nel 1860, tanto che la Gazzetta del Popolo il 23 agosto segnala la presenza di camorristi in un ospedale militare di Milano, l’anno seguente il 27 giugno vi è un’altra vicenda di camorra organizzatasi nell’ospedale divisionale di Milano e l’inchiesta della giustizia militare porta allo smantellamento di un sorta di cosca. A quell’epoca la camorra è già presente in numerosi ospedali militari e in numerose caserme, dove sono stati trasferiti ex militari borbonici, ma dove sono arrivati anche soldati di leva che non hanno mai servito nelle file di Francesco II ed anzi la camorra ha tendenze per lo più “liberali” e “patriottiche”.

Non solo la camorra compare in Padania più di 150 anni fa, ma dimostra subito di essere una società organizzata e ramificata, tanto che ha già delle precise gerarchie interne, tra gli arrestati c’è infatti chi confessa di avere il grado di piccotto sgarro, chi cerca di far giungere ai complici rimasti in libertà delle missive, nelle quali indica il nome del nuovo capo che lo deve sostituire, o comunica la decisione “presa dalla società” di non dare più un centesimo ad un affiliato che si è comportato male.

La natura della camorra non sfugge neppure alle gerarchie militari che da subito colgono con rapidità il pericolo che essa rappresenta, tanto che nel 1862 il tenente colonnello Graglia, dopo aver constatato la presenza delle camorra tra i suoi uomini, scrive al ministero della Guerra, queste testuali parole:
questa pericolosissima società che tende a sovvertire l’ordine, la morale, che sostituisce un comando particolare al comando regolare militare, che scalza dalla fondamenta la disciplina, non potrà essere colpita da nessuna legge?
Ed ecco che già nel 1862 emerge in tutta la sua chiarezza la complessità del problema: la criminalità organizzata è una associazione che tende a sostituirsi allo stato, contro la quale servono strumenti legislativi specifici.

Tra la fine del 1861 e il 1862 vengono individuati ben 54 camorristi nelle file dell’esercito italiano e non dobbiamo supporre che si tratti di poveri martiri ingiustamente accusati dai feroci piemontesi, dato che al processo di Torino del 1862 alcuni degli imputati si sono presentati in aula con ricamata sui pantaloni o sul berretto la parola “camorrista”, né avevano avuto difficoltà ad ammettere di essere tali, rifiutando però di fare i nomi dei compari.
A scanso di equivoci chiarisco che il mio articolo non è rivolto contro i meridionali, perché emerge chiaramente che solo una piccola parte di loro era ed è legata alla criminalità organizzata, così come emerge chiaramente che nella maggior parte dei casi i meridionali erano e sono vittime di queste organizzazioni, senza dimenticare che sono meridionali anche quanti le combattono e le combattevano già all’epoca, nel 1862 il caporale Lapucca si era già distinto per aver sventato un’estorisione.

Io in realtà ce l’ho con i politici che hanno fatto l’Italia, con quella massa di imbecilli che non sapevano minimamente quello che facevano.
Sempre Barbero scrive infatti – “è noto che l’annessione delle provincie meridionali del 1860, rappresentò un momento decisivo per la presa di coscienza, a livello nazionale dell’esistenza della camorra. Solo allora la classe dirigente e, attraverso i giornali, l’opinione pubblica del nord vennero a contatto con una realtà che fondamentalmente ignoravano. Il 28 ottobre 1860 Scajola scriveva a Cavour, da Napoli, spiegandogli i motivi per cui il governo di Garibaldi era screditato e fra l’altro perché certi ministri si sono abbassati fino al riceve, circondati da quei capi popolo che qui diconsi camorristi. Il termine stesso a quella data necessitava di essere glossato.” –

Ovvero Cavour non sapeva neppure cosa fosse e cosa si intendesse con il termine camorra e lo Scajola doveva mettergli una nota per fargli capire cosa fosse. Eppure Cavour aveva mandato a Napoli come ambasciatore Salvatore Pes, marchese di Villamarina, il quale gli mandava regolarmente dispacci preoccupanti e drammatici sulla situazione del Regno delle Due Sicilie. Mario Costa Cardol ha intitolato un suo celebre libro, “Venga a Napoli signor conte”, prendendo spunto proprio da una preghiera che il Villamarina rivolse insistentemente a Cavour, così che il conte potesse vedere con i suoi occhi.
Cavour non andò mai a Napoli ed anzi Barbero nel suo testo ricorda come considerasse il Villamarina “un imbecille”: ma chi era l’imbecille in realtà? Il povero Villamarina che da Napoli sconsigliava controproducenti avventure militari o chi da Torino giocava a Risiko e non sapeva quello che faceva? Alla faccia del grande statista, se avesse dato retta ad “un imbecille” forse oggi non avremmo certi problemi.

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20 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Non toccate il loro stato…

    La colpa del loro avanzamiento e’ nostra perche’ abbiamo arretrato..!

    I nostri politici hanno sempre DORMITO.

    Ma dove trovi se non a SPARTA dei tempi che furono, che una parte e’ l’istituzione e dall’altra e’ una massa di ILOTI..??

    Quando glielo dissi in assemblea dei lavoratori, che appunto siamo tutti degli ILOTI, per mesi venivano a farmi domande…

    Purtroppo tutto passa nell’indifferenza nei posti che contano.

    Vagli a dire a un neo laureato che e’ un ilota se e’ nordico…

    Non ti crede e anzi ti fa passare per mona, lui, il mona.

    SIAMO in una situazione mika tanto bella e buona.

    Potrebbe succedere di tutto..!

    An salam

  2. Miki says:

    Piuttosto visto che QUALUNQUE etnia (cinesi,albanesi,napoletani,calabresi ecc) ci sia in italia si fa il proprio stato-nello-stato, domando: ma non sarà che sbagliano i polentoni/ sciur Brambilla/Rivarossi/Rebaudengo a NON fare altrettanto e ad illudersi che rivolgendosi alle istituzioni si venga tutelati? Non dico che da domani mattina mi aspetto il Rebaudengo che si fa la doppia intercapedine nel muro, ma PRIMA degli arzigogoli dello stato (polizia&c.) che sono più che altro un ammortizzatore sociale di giovani meridionali disoccupati,viene (o dovrebbe venire) la tutela Darwiniana del proprio branco (o gruppo,o clan chiamatelo come vi pare) CHE IN “DEMOCRAZIA” E’ SEMPRE PIU’ FORTE di qualunque organizzazione para-militare calata dall’alto. Sottolineo in “democrazia”: diverso se si sospendono le attività dello stato come il Mussolino e il suo prefetto Mori. (E forse oggi non basterebbe nemmeno fare altrettanto)

  3. Alejandri Vengansa says:

    Arroganti, pieni di se, inventori di storie incredibili documentate con nomi errati… Andate a fare pesca sportiva più tosto di scrivere stronzate false e populiste. Reietti della leganord…

    • Adelante-con-Judicio says:

      Finalmente uno con le idee chiare! Anzi,lo dica: la mafia l’hanno inventata i Savoia. Così magari primo aprile,l’autore del libro “terroni” le dedica una paginetta..

      • CSS says:

        se volessimo essere onesti, il termine “mafia” è un invenzione dei savoia (così chiamavano i i criminali che si sottraevano alla leva obbligatoria al sud, che con i borboni non c’era), ciò non vuol dire che la criminalità l’abbiano inventata loro c’era al sud al centro al nord e mi spiace togliere il primato agli italiani ma la criminalità c’era anche nell’antico egitto, in mesopotamia, in cina, ci sono sempre state persone che si vogliono arricchire con il lavoro degli altri, oggi li chiamiamo in senso lato mafiosi, ma potremmo anche chiamarli politici,imprenditori, schiavisti (perchè lo schiavismo esiste ed è più vivo che mai..) insomma che i interessa del nome? un criminale è sempre un criminale comunque lo si voglia chiamare

  4. armando. says:

    Partiamo dalle parole del giudice Rocco Chinnici che, negli anni ’80, durante un’ intervista affermò: “prima di occuparci della mafia del periodo che va dall’unificazione del Regno d’Italia alla prima guerra mondiale e all’avvento del fascismo, dobbiamo brevemente, ma necessariamente, premettere che essa come associazione e con tale denominazione, prima dell’unificazione non era mai esistita, in Sicilia. La mafia nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia”.

    Parole, queste, pronunciate da una persona che aveva studiato il fenomeno mafioso e che la sapeva lunga sull’argomento, molto più di tanti storici che se ne sono occupati.

    Ma anche parole pesanti, difficilmente comprensibili per i ben pensanti. Facciamo adesso un passo indietro di qualche secolo, e precisamente al tempo dei Promessi Sposi.

    Manzoni nel suo romanzo descrive i personaggi di Don Rodrigo, i Bravi: il Griso e il Nibbio, il conte Attilio e soprattutto l’Innominato, storicamente identificabile in Francesco Bernardino Visconti, ricco feudatario e capo di una squadra di bravacci che commetteva ogni sorta di delitti. Ma i Promessi Sposi, prima ancora di essere la storia di due giovani amanti, è un romanzo storico e come tale ritrae la società del tempo, nella fattispecie quella milanese del 1600, i cui personaggi potrebbero tranquillamente essere accomunati agli attuali boss, picciotti o al potente colluso che per ottenere favori utilizza qualsiasi mezzo.

    Tornando ai fatti risorgimentali ormai è nota l’alleanza tra Garibaldi e i picciotti siciliani, l’eccidio di Bronte ne è l’esempio più lampante, e lo stesso “eroe dei due mondi” scrive nel suo diario: “E Francesco Crispi arruola chiunque: ladri, assassini, e criminali di ogni sorta, 11 maggio 1860“, ma anche la decisione dei piemontesi di “istituzionalizzare” la Camorra a Napoli dandogli la gestione dell’ordine pubblico. L’artefice di tale scelleratezza fu il Prefetto Liborio Romano che scrisse a Salvatore de Crescenzo, esponente della camorra: “redimersi per diventare guardia cittadina, con quanti compagni avesse voluto, col fine di assicurare l’ordine. In cambio, i camorristi irregimentati avrebbero goduto di amnistia incondizionata e stipendio governativo”. Famose poi furono le parole del deputato repubblicano, Napoleone Colajanni, che nel 1900 affermò al Parlamento: “Per combattere e distruggere la mafia, è necessario che il Governo Italiano cessi di essere il re della mafia”.

    E il dubbio sorge anche se si cita un altro protagonista indiscusso nella formazione sia dell’Unità che della Mafia: la Massoneria.

    Molti fonti storiche ormai sono concordi col fatto che l’impresa dei “mille” fu decisa a tavolino dalla massoneria, escludendo la partecipazione del popolo. Il film “Noi credevamo” di Mario Martone mette proprio in evidenza tale aspetto, mentre, è accertato da sempre che Mafia e massoneria rappresentano quasi la stessa cosa.

    Dunque il dubbio si infittisce e le domande si moltiplicano alquanto.

    Per onestà intellettuale non sarebbe corretto far partire la storia della criminalità organizzata dall’Unità d’Italia, in quanto già esistevano germi di prepotenze e piccole organizzazioni di derivazione feudale.

    Forse ciò che non è accettabile e che la storiografia sta facendo venire a galla è il fatto che tali germi siano stati innaffiati dal dopo-Unità, tanto da far nascere l’albero chiamato Mafia.

    Se gli statisti di allora non avessero fatto questa scelta immonda, forse la storia del nostro Paese sarebbe stata molto diversa.

    • Gian says:

      mi esprimo sulla mafia, ma da quanto traspare dal libro di barbero la camorra esisteva ed era già organizzata come struttura criminale con gerarchie prima dell’unità d’Italia. Visti gli arrestati si ha l’impressione che sia un fenomeno più urbano e non rurale, molto legato alla città di Napoli, che tendeva già allora ad insinuarsi nelle istituzioni ed in particolare nell’esercito Borbonico. Da quanto sembra di capire pare che abbia avuto inizio o comunque una buona diffusione dalla prima metà dell’800.

  5. Giovanni S. says:

    Certo al Nord, tra il 1860 ed il 1862, furono già individuati 54 camorristi che tentavano di taglieggiare altri militari. E che andavano giustamente puniti. Ma chi avrebbe mai punito 120.000 “padani” in divisa che, in quegli stessi anni, hanno potuto impunemente aggredire, depredare ed uccidere migliaia di pacifici Italiani del Sud che,prima, non avevano recato loro alcun danno ? Dati ufficiali , ricavati dagli archivi, al 1862 : ..” 37 paesi rasi al suolo, 15.665 fucilati, 20.000 morti in combattimento, 47.7000 incarcerati per motivi politici, circa 40.000 senza tetto..” (T.Romano – Dal Regno Delle Due Sicilie al declino del Sud- Thule 2010, pag 46). Lo stesso Garibaldi,nel 1868, scrivendo alla Marchesa Cairoli, affermava : “…Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali [ad opera delle truppe settentrionali] sono incommensurabili…”. 3 Gennaio 1862 : il generale sabaudo Pietro Quintino fa fucilare, a Castellammare del Golfo (Trapani),ANGELA ROMANO, UNA BAMBINA DI 9 ANNI, accusata di “connivenza con i briganti”. Napoleone III, in una lettera all’amico piemontese , Sua Maestà Vittorio Emanuele II, scrive : I Borbone non commisero, in cento anni, gli orrori che hanno commesso gli agenti di Sua Maestà”. Meno male che il piemontese Barbero, oggi, con il suo libro (risultato di alcuni giorni di ricerca presso l’Archivio di Torino) ci abbia fatto conoscere la verità. Sì, perchè la giusta condanna di questi 54 camorristi, nel 1862, è stato un presagio della successiva miseria che ha tormentato i Settentrionali benefattori, dopo essere scesi al Sud per liberare ed arricchire quelle popolazioni ingrate…

    • felis says:

      E questo suo commento cosa c’entra con l’articolo? Solo per ripetere la solita storiella trita e ritrita che tutti i mali del sud attuale sono dovuti al nord di 150 anni fa? Per favore, basta…Studi un po’ di storia (quella vera) e ragioni con la testa. Ormai a quella litania ci credete solo voi perché credete solo in ciò che volete credere.

      • Giovanni S. says:

        La distruzione di un pacifico Stato, lo sterminio di migliaia dei suoi abitanti e la successiva emigrazione di altri 15 milioni, la povertà di coloro che rimanevano è …”una storiella trita e ritrita” a cui crederebbero solo i Meridionali. La “storia vera”, invece, sarebbe la gloriosa fiaba raccontata, per oltre un secolo, dai nazi-polentoni invasori. Di cui Barbero e Ruggeri sono gli ultimi narratori. Che ora scoprono che il Marchese di Villamarina era giudicato un imbecille da Cavour e che era contrario a “controproducenti avventure militari” nel Sud. FALSO ! Cavour, al contrario, stimava l’ambasciatore Villamarina (leggasi volume di Bosio , “Il Marchese di Villamarina”, Milano 1877, pag 106-108). Ambasciatore a Napoli che, opponendosi alla falsa neutralità piemontese pubblicizzata dallo stesso Camillo Benso, faceva accorrere militari sabaudi -comandati dal colonnello Santa Rosa- ad aiutare direttamente sul campo Garibaldi, impegnato nella battaglia del Volturno. Ultimo GRAVE ERRORE contenuto nel suddetto articolo di Ruggeri : l’autore dello scritto inviato a Cavour il 28 ottobre 1860 non era Scajola (ex ministro ligure indagato, del recente governo PDL-Lega), ma ANTONIO SCIALOJA, nominato dai Piemontesi “Luogotenente Generale delle Province Napoletane”, alla fine della Spedizione dei Mille. Il Signor Ruggeri o conosce poco la Storia o ama falsificarla. Quanto a Lei, felis, un consiglio : ritorni a scuola, ma scuola italiana. Non quella albanese , “frequentata” abitualmente da leghisti-indipendentisti.

        • Miki says:

          Sta di fatto che in 150 anni vi siete abbondantemente rifatti dei (presunti) abomini. Con un bel po’ di interessi aggiungerei,sia di piccioli che soprattutto di morti ammazzati. Anzi direi che inquest’ultima voce non basterebbero 150 Cavour a pareggiare i conti..
          SECESSIONE SECESSIONE SECESSIONE

          • CSS says:

            quel che era l’italia dal 1861 al 1990 (mi fermo al 90 per ovvi motivi) non ci dovrebbe interessare se non per motivi storici se il sud era ricco o povera, se è stato depredato o no, se vi è nata la mafia o meno è irrilevante, noi viviamo oggi, facciamo delle scelte oggi e non possiamo compiacerci della situazione attuale perchè prima era peggio, la storia ci ricorda che sono stati fatti degli errori, sarebbe dovuta servire per non commettere gli stessi errori, invece sono stati fatti gli stessi e ne abbiamo aggiunti di nuovi, oggi al nord c’è la mafia intesa come tale, c’era anche 200 anni prima ma con un nome diverso ma ciò non cambia niente, oggi c’è la criminalità organizzata, che sia quella siciliana, calabrese, slava, russa, cinese, americana o locale non importa,va combattuta e finitela con queste sciocchezze su cavour garibaldi e compagnia bella, allora non c’erano andreotti craxi o prodi, c’era altra gente che faceva le stesse cose, i cazzi loro

          • Giovanni S. says:

            E fatela veramente questa secessione ! Non solo con le chiacchiere, come ha fatto per 20 anni Umberto, il lestofante di Gemonio. Che con questo ritornello ha rubato, da buon lombardo, milioni di euro. Noi, dopo essere stati aggrediti a tradimento, abbiamo tentato di cacciarvi per oltre 6 anni (1860-1866). Ma i governi nazi-polentoni di Ricasoli, Rattazzi e Minghetti hanno risposto massacrandoci o costringendoci, poi, ad emigrare. Ci abbiamo riprovato in Sicilia-con le armi in pugno- a mandarvi via(1946-1952), ma i governi del trentino De Gasperi hanno sempre risposto con l’annientamento. Fatela voi ,ora, questa secessione. Che così finalmente 25 milioni di Meridionali toglieranno dagli scaffali dei negozi tutte le merci prodotte da voi polentoni. Dopo che ci avete imposto, da oltre un secolo, il vostro monopolio industriale. Un re inglese del XIV secolo, Edoardo III, ebbe modo di conoscere già allora, l’avidità e la disonestà dei polentoni. Dagli Inglesi definiti indistintamente Lombardi. Che furono così banditi dal regno. “Vi fu ordinato un BANDO CONTRO TUTTI I MERCANTI LOMBARDI…COSTORO A GUISA DI LOCUSTE AVEVANO INONDATA L’INGHILTERRA , E RODEVANO LA POVERA GENTE FINO ALLE MIDOLLE COLLE USURE ESORBITANTI..” ( Istoria d’Inghilterra, scritta da Vincenzio Martinelli. Libro IX. 1770. pag. 356). Libro leggibile anche su internet -google.

            • Luca says:

              “Che così finalmente 25 milioni di Meridionali toglieranno dagli scaffali dei negozi tutte le merci prodotte da voi polentoni.”

              Rieccola la storia del “sosteniamo la vostra economia comprando i vostri prodotti”. Ti manca solo di dire “noi abbiamo il mare e voi la nebbia” e hai completato l’elenco di argomentazioni del meridionale medio.

            • CSS says:

              quello che chiamava tutti indistintamente “lombardi” in realtà ce l’aveva con i toscani, con le banche toscane per l’esattezza, visto che aveva ottenuto dei grossi prestiti e non voleva restituirli perchè lui era il RE e gli altri miseri popolani…facendo fallire con la sua “insolvenza” (un prestito per le rappresaglie contro gli scozzesi) la più importante e prospera banca del tempo, la banca peruzzi

  6. graziella says:

    La camorra, come attività e organizzazione distinta dalla criminalità comune, si diffuse nella città di
    Napoli presumibilmente nel secondo quarto dell’Ottocento. Diciamo non a caso presumibilmente,
    perché non si è finora ritrovata alcuna traccia archivistica degli atti della polizia borbonica, né si
    sono rinvenuti altri documenti di rilievo storico: Le prime notizie ufficiali si ritrovano nella
    documentazione approntata dalla neonata amministrazione italiana,mi sconvolgono sempre più certe PRESUNTE ricerche tra il nulla più assoluto !

    • CSS says:

      molte cose sono presunte perchè gli atti non sempre sopravvivono (infondo anche oggi nei nostri comuni spariscono enormi quantità di atti e poi appaiono magicamente intere città,ad esempio mestre realizzata quasi completamente abusiva), altre sono presunte perchè non si sa nulla e qualcosa la si deve inventare, è certo però che i savoia che di professione erano guerrafondai tra una guerra e l’altra con l’austria dovevano avere dei nemici anche per poter giustificare le incredibili spese che il loro minuscolo esercito affrontava (ogni soldato savoiardo marciava per dieci e mangiava per cento…chissà quanto cagava) se i nemici non li avevano li creavano e quale posto migliore delle colonie? ma un nemico deve avere anche un nome…”come ha detto quello camorra? che è? non importa mi piace da oggi voi sarete la camorra e il nostro compito sarà quello di distruggervi” fu così che iniziarono le infiltrazione savoiarde nella camorra portandola da folklore locale ad affare di stato, nel tempo fu fatto lo stesso anche con altre parole folkloristiche come ndrangheta e mafia, ma lo sapete che i mafiosi erano visti dalla popolazione locale come eroi? dissidenti del governo che “si davano alla macchia” per evitare il gioco nemico, per evitare la novità del tempo la leva obbligatoria (24 mesi? no quella la fece mio padre nel periodo bellico forse era di più) che toglieva braccia dalle famiglie per mandarli a combattere il nemico austriaco (ma i siciliani ad esempio sapevano chi erano gli austriaci? ehi amico dove vai? a far la guerra agli austriaci, e chi sono? dove stanno? non so chi sono ma mi hanno detto che si va dalle parti di messina….) la popolazione locale oltre a considerare i mafiosi” dissidenti politici (erano questo infondo) aiutavano tali “eroi” ospitandoli e offrendo loro sostentamento, il famoso pizzo, il pizzo era un offerta non una pretesa, nel tempo i soliti furbi si accorsero che era più facile vivere con l’offerta della povera gente che lavorare fu allora che si ebbero le prime infiltrazioni savoiarde e italianpolitiche nella neonata mafia trasformandola da gruppo di dissidenti in associazione a delinquere, se vogliamo guardare il lato positivo lo stato italiano può vantarsi di aver sconfitto i dissidenti siciliani ad un piccolo prezzo, nel tempo, con il passare degli anni queste infiltrazioni savoiarde si sono fatte sempre più presenti e potenti fino a sfociare nella clamorosa realizzazione di una succursale della rete di comando dei mafiosi nella sicilia stessa, a termini imerese con lo stabilimento fiat, rendiamo grazie a nostro signore..(l’avvocato giovanni cavour 😉 )

      anche questo si presume ovviamente, infondo quando non si hanno notizie certe si può presumere tutto quel che si vuole anche se credo di esserci andato parecchio vicno

  7. Unione Cisalpina says:

    bel lavoro… x demolire le cianfrusaglie e furberie revansciste borboniko_duosikuliane di rikonfermata immoralità, mendacità ed impudicizia.

  8. CSS says:

    concordo con quanto scritto, io oltre ad avercela con i politici che hanno fatto l’italia (ma non potevano farsi gli affaracci loro? ah già erano proprio affari…loro) ce l’ho anche con quelli che l’hanno gestita fino ad oggi

  9. marco cantermori says:

    Eccezionale articolo! Si legga ancheil sempre attuale testo di F.S. Merlino – Questa è l’Italia!

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