Le indipendenze dopo il trattato di Osimo: finita ogni speranza?

osimoIl 10 novembre del 1975 veniva firmato il Trattato di Osimo, in cui l’Italia rinunciò alla zona B dell’Istria. Sono passati 40 anni e sono cambiate molte cose da allora, ma il dibattito sull’autodeterminazione dei popoli resta d’attualità. Parafrasando Orwell potremmo dire, che tutte le indipendenze sono uguali, ma alcune sono più uguali di altre.

Da Trieste ne parla a Sputnik Italia Iztok Furlanič, storico e presidente del consiglio comunale del capoluogo del Friuli Venezia Giulia.

E’ chiaro che la lotta per l’indipendenza di certi popoli, almeno dal punto di vista di chi se ne fa promotore è legittima, poi però entrano in gioco altri interessi. Perché non è secondo me accettabile che sia giusta e corretta e da sostenere politicamente la lotta per l’indipendenza del Kosovo, mentre non è giusto sostenere quella della Crimea per la riannessione alla Russia. O si è a favore di entrambe o si è contro. Non è perché una è appoggiata dagli USA allora va supportata, mentre l’altra, perché nell’interesse della Russia non va bene. O tutti i popoli hanno diritto a stare nel loro paese oppure no. Di fatto, in questi 40 anni, eliminando una delle due superpotenze, è stata data un’egemonia che gli Stati Uniti hanno sfruttato in modo molto criticabile. Quanto sta succedendo in Donbass credo che sia il frutto soprattutto di decisioni prese a tavolino e a livelli più alti. E’ palese che dietro i fatti in Ucraina ci sia la lunga manus degli Stati Uniti che hanno creato nuovi teatri di guerra in posti dove gli scontri potevano essere evitati.

Qual è secondo lei la lezione storica del Trattato di Osimo, oggi?

— Sul trattato di Osimo in sé e sulla questione dell’autodeterminazione le opinioni sono diverse. Io posso dire che con il trattato di Osimo si è sancita la fine di ogni possibilità di una via indipendentista. C’è stato il superamento definitivo dell’ipotesi di territorio libero di Trieste che ha subito il primo colpo con il memorandum del ’54 ma che con il trattato di Osimo è stata sancita definitivamente. Il tramonto di questa ipotesi è il tramonto di un’ipotesi che poteva portare a Trieste delle conseguenze positive dal punto di vista economico: in Italia il porto di Trieste è marginale, mentre se si fosse realizzato il territorio libero di Trieste, a maggior ragione in un Europa dove non c’è più  questa divisione tra est e ovest, Trieste avrebbe avuto un ruolo centrale.

Probabilmente nel 1975 nessuno si sarebbe immaginato i cambiamenti che sarebbero intervenuti nei decenni a seguire. Com’è l’Europa di oggi rispetto a quella di 40 anni fa?

— In questi 40 anni ci sono stati cambiamenti epocali, alcuni positivi altri meno. II dissolvimento dell’ex Jugoslavia in primo luogo ha cambiato il vicino di casa del trattato, che ora è la Slovenia. Questi cambiamenti nell’estremo nord est italiano sono stati percepiti di più rispetto al resto d’Italia, soprattutto con l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea, che ha portato di fatto alla caduta dei confini. E’ vero che non ci sono più le sbarre a separare i paesi, ma sotto molti aspetti questa caduta è solo formale, non reale.

Perché?

— Ad un livello più ristretto perché la collaborazione tra Italia e Slovenia potrebbe essere più fattiva, soprattutto a livello intercomunale, dove i rapporti  sono inferiori a quello che potevano essere. Ad un livello più ampio perché, come hanno dimostrato i recenti fatti, la UE ha portato ad una caduta dei confini a livello soltanto economico. Le politiche dei paesi sull’immigrazione sono ancora diverse da paese a paese e si stanno creando nuovi muri. Vedi quello in Ungheria. Muri materiali e muri immaginari che si ergono tra la parte più ricca della popolazione ed i ceti medio bassi, ma che possono essere anche più invalicabili.

Eppure tutto torna: caduto il Muro di Berlino, spezzata la Cortina di ferro, ora siamo di nuovo di fronte ad una nuova contrapposizione, non crede?

— Fare differenziazioni politiche non è giusto. Nonostante  vi sia una tendenza alla creazioni di Unioni sovrazionali come l’UE oppure con il trattato TTIP che stanno cercando di imporci, la sostanza rimane la stessa: sono unioni economiche e nell’interesse di pochi. Oggi c’è una tendenza di tutti i popoli ad avere un proprio stato. L’epoca degli stati sovranazionali come potevano essere Yugoslavia e Unione Sovietica è superata. Oggi c’è il ritorno ad un desiderio di avere per ogni popolo il proprio paese. Il che spesso si scontra con la situazione reale, perché sul territorio ci sono delle minoranze che si sentono minacciate dalle creazione di questi nuovi stati.

Tutti i popoli vogliono il proprio stato, come dice lei, l’ultimo in ordine di tempo e quello catalano, che ha dato il là all’iter per l’indipendenza dalla Spagna. Che cosa ne pensa?

— Alcune indipendenze nascondono dei concreti rischi per le minoranze presenti, altre no. Penso che una Catalogna indipendente darebbe ampie garanzie agli spagnoli. Vedo con favore anche la Scozia indipendente, ma temo che con la sconfitta nel referendum indipendentista il processo si sia arenato. Vedo legittime anche le aspirazione di tutta una serie di popoli dell’Africa ad avere il proprio paese, spesso perché i confini non sono stati fatti con criteri legati a lingue o nazioni, ma per puro interesse coloniale e questo ha portato e porta a guerre e scontri etnici spesso taciuti.

 

Leggi tutto: http://it.sputniknews.com/italia/20151110/1513902/Trattato-di-Osimo-40-anni.html#ixzz3rDC2PeoN

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4 Commenti

  1. caterinac says:

    Il trattato di Osimo è la conferma che la Carta è solo carta, la si usa quando serve e come serve, a seconda delle circostanze…
    Realtà concrete sono i Popoli… è ora di ammetterlo, e non negarlo quando serve … se ne facciano una ragione le corti centrali arroccate sempre più su se stesse e la propria esistenza, come un fortino intorno al potere despota.
    E non si tiri fuori che hanno ricevuto delega di rappresentanza… di rappresentanza di chi? delle caste, dei poteri incancrenitisi nei partiti e nelle burocrazie, che sempre più rappresentano solo se stessi tradendo le motivazioni originarie di una democrazia rappresentativa…
    Ormai i tempi sono maturi per una democrazia diretta…un po’ alla volta la ragione dovrebbe prevalere… sennò dov’è il progresso della civiltà?

  2. Giancarlo says:

    Il trattato di OSIMO è l’ennesima porcheria perpetrata dall’italia nei confronti dei territori ex Serenissima, QUINDI CONTRO I VENETI ED IL VENETO.
    Inoltre non è mai stato chiesto al popolo italiano , né a quello Veneto se era o erano d’accordo di cedere definitivamente una parte del territorio italiano alla Slovenia.
    Quando fa comodo si cedono territori, quando non fa comodo allora si negano i principi naturali e si tira fuori l’art. 5 della costituzione.
    Non è cosi’ che funzionano le cose in un paese democratico.
    Se non erro fu l’allora ministro degli esteri Fassino che non appena nominato si affrettò a sottoscrivere detto trattato. Con quale diritto lo fece ? Solo perché era un ministro ?
    Ci sono materie che dovrebbero proprio per il principio dell’applicazione della democrazia essere vagliate e sottoposte al giudizio del popolo.
    Ma guarda caso stiamo parlando di un ministro ( ex comunista?) comunista che con i comunisti jugolslavi di alllora volevano portare il confine jugoslavo sino al fiume Isonzo !!!!!
    Mi pare che cedere una parte del territorio italiano non sia una bazzecola o no ???
    Comunque di porcherie orami è piena questa italietta !!!
    Studiare la storia….quella vera che su molti libri viene riportata ( bisogna cercarseli se interessati) si scoprono cose incredibili e sembra impossibile che oggi siano ancora tenute nascoste ai più.
    Perché ? Quali interessi si celano dietro ad una storia manipolata e non vera come quella dell’italia ???!
    Io l’ho scoperto e Vi assicuro che la parola porcheria e poco a dirsi.
    WSM

  3. caterina says:

    non è la presenza di comunità non omogenee ad un territorio ad ostacolare il percorso verso una gestione indipendente/autonoma dello stesso… sono altri gli interessi che cercano in tutti i modi di conservare lo status quo per il consolidamento nel tempo di interessi dominanti per lo più centralizzati e stratificatisi in caste ben precise… dal punto di vista economico invece la trasformazioni di confini politici/territoriali che rispondano di più alla soddisfazione di chi vi abita all’interno non può che essere estremamente positiva, tranne per coloro che hanno il solo interesse di alimentare conflitti… e cioè chi costruisce armi e chi è acciecato da ideologie o dogmi assoluti… categorie che si alimentano a vicenda.

  4. luigi bandiera says:

    E’ sempre la solita menata del kax: quelli di una parte (sx) sono il bene; quelli dall’altra (dx) sono il male.
    La famosa e nota regola della medaglia e siccome il mondo e’ fatto di medaglie non c’e’ scampo. Non abbiamo scampo se nel nostro stato politico regna e governa la SX. Va ben centro sinistra per farla accettare meglio e dal populis.
    Diventa popolare il pensiero komunista. Oh, scusate volevo dire di SX.
    Ed io a seminare questo verbo: l’intellighenzia occidentale e’ MALATA, moolto malata e nessuno a credermi, a prendermi in considerazione: nemmeno i fatti aprono gli occhi a questi (di parte) sinistra. E la Dx?
    Uguale e kompagno: non sanno leggere i fatti o, fanno a posta perche’ DX SX sono un tutt’uno e cioe’ la MEDAGLIA..??
    Prolvate mo a separarvi dalla faccia della medaglia brutta e nefasta. Ci riuscireste..?
    O servirebbe davvero un MIRACOLO..??
    Beh, miracoli il popolo non ne puo’ fare e non e’ nemmeno nel suo DNA il farli. Quindi..?
    O si nasce nella faccia bella e buona e quindi fortunata o si nasce nell’altra..!
    I komunisti, swbandierano, dicono e danno da intendere che loro sono il BELLO, IL BUONO e IL MAGNIFICO della societa’ che loro, per l’appunto rappresentano..!
    BALLE..!
    BAE DE MUSO, se dixe dae me bande… venete.
    La medaglia o vale (sia che la si guardi da una parte che dall’altra) o NON vale.
    La medaglia itaglia di ieri, di oggi e di domani, vale o non vale..?
    Per me, viste le grandi malattie che la colpiscono (caos, mafie, intellighentis ignorantis e ecc..) NON VALE. E non siamo nella trasmissione TiVi del *tu si che vali*.
    Diciamo che, premesso tutto cio’, noi ingabbiati nello stato itaglia SOCCOMBEREMO, salvo: un grande miracolo e cioe’ lo disfacimientos dello status e stato di nome e cognome italia. Oggi chiamata anche ISLAFRITALIA visti gli andazzi.
    Salam

    .

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