Le elezioni e la democrazia rappresentativa non reggono più

ELEZIONI COMUNALI VOTO 0di  ENZO TRENTIN –Se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare. La frase è attribuita a Mark Twain. In ogni caso facciamocene una ragione: le elezioni e la democrazia rappresentativa non reggono più, ed è necessario trovare nuove soluzioni al buongoverno.

Le elezioni “democratiche” mostrano sempre più presso di reggersi sui brogli:

 

  • elezioni austriache: “In un comune affluenza al 146%”

[http://www.ilgiornale.it/news/mondo/giallo-sulle-elezioni-austriache-comune-affluenza-146-1263143.html ] I focolai di protesta sono stati incoraggiati da una notizia pubblicata dal quotidiano austriacoheute.at sulla versione online, poi ripresa anche nell’edizione cartacea. Un articolo nel quale viene evidenziato un dato “irregolare” riferito agli scrutini che hanno consegnato la vittoria ai Verdi. Nel collegio “Waidhofen an der Ybbs”, infatti, l’affluenza al voto è stata del 146,9%. Più i votanti degli aventi diritto: 13.262 quelli che si sarebbero recati alle urne contro i soli 9.026 che avrebbero potuto partecipare alla consultazione elettorale. Il risultato nel collegio è stato tutto in favore di Van der Bellen, che ha collezionato il 52,7% (6.621 voti) contro il 47,3% del candidato di destra, Hofer (5.938 voti).

 

 

  • tralasciamo per carità di patria (la loro) le elezioni presidenziali USA del 2000 che si svolsero il 7 novembre. La sfida oppose il candidato repubblicano George W. Bush e il vicepresidente democratico uscente Al Gore. In termini di voto popolare prevalse quest’ultimo, ma i voti elettorali, 271 contro 266, furono favorevoli a Bush e ne determinarono l’elezione.

 

  • brogli elettorali e futuro di Roma: parla chi ha denunciato:

Intervista con Michel Emi Maritato, il candidato 2016 a sindaco di Roma che denuncia la scomparsa di 35 mila schede [http://www.lavocedinewyork.com/news/politica/2016/06/17/brogli-elettorali-e-futuro-di-roma-parla-chi-ha-denunciato/ ]

 

 

In Italia, oramai, circa il 50% degli aventi diritto al voto diserta le urne. Sempre più spesso chi vince una qualsiasi elezione supera di poco il 50% dei votanti. Ne consegue che Sindaco o Presidente di Regione rappresenta all’incirca un cittadino su quattro. Alla faccia della rappresentanza! In ogni caso il rappresentante di quell’unico cittadino che lo ha scelto, impone le sue decisioni a tutti.

 

Poi il comportamento degli eletti è quanto di più sconfortante possa aspettarsi l’uomo qualunque. A titolo esemplificativo, e lasciando libero il lettore di fare i raffronti che crede con la nostra quotidianità, riportiamo il brano di un articolo scritto da Ernest Hemingway per “The Toronto Daily Star”, il 27 gennaio 1923:

 

«Mussolini, Europe’s Prize Bluffer, More Like Bottomley Than Napoleon

Mussolini è il più grande bluff d’Europa. Anche se domattina mi facesse arrestare e fucilare, continuerei a considerarlo un bluff. Sarebbe un bluff anche la fucilazione. Provate a prendere una buona foto del signor Mussolini e esaminatela. Vedrete nella sua bocca quella debolezza che lo costringe ad accigliarsi nel famoso cipiglio mussoliniano imitato in Italia da ogni fascista diciannovenne. Studiate il suo passato. Studiate quella coalizione tra capitale e lavoro che è il fascismo e meditate sulla storia delle coalizioni passate. Studiate il suo genio nel rivestire piccole idee con paroloni. Studiate la sua predilezione per il duello. Gli uomini veramente coraggiosi non hanno nessun bisogno di battersi a duello, mentre molti vigliacchi duellano in continuazione per farsi credere coraggiosi. E guardate la sua camicia nera e le sue ghette bianche. C’è qualcosa che non va, anche sul piano istrionico, in un uomo che porta le ghette bianche con una camicia nera.

Qui non ho spazio per affrontare il problema Mussolini, bluff o grande forza duratura. Può darsi che duri quindici anni come può darsi che venga rovesciato la primavera prossima da Gabriele d’Annunzio che lo odia. Ma permettetemi di offrirvi due ritrattini autentici di Mussolini a Losanna.

Il dittatore fascista aveva annunciato una conferenza stampa. Vennero tutti. E tutti ci affollammo in una stanza. Mussolini sedeva alla scrivania leggendo un libro. Il suo viso era contratto nel cipiglio famoso. Faceva la parte del dittatore. Essendo un ex giornalista, sapeva benissimo quanti lettori sarebbero stati toccati dai resoconti che gli uomini presenti in quella stanza avrebbero scritto dopo l’intervista che egli s’accingeva a dare. E restava assorto nel suo libro. Mentalmente leggeva già le pagine dei duemila giornali serviti da quei duecento inviati: “Quando entrammo nella stanza, il dittatore in camicia nera non alzò gli occhi dal libro che stava leggendo, talmente intensa era la sua concentrazione…” eccetera eccetera.

Per sapere quale fosse il libro che leggeva con avido interesse, gli andai dietro in punta di piedi. Era un dizionario francese-inglese, che teneva capovolto.

L’altra immagine di Mussolini come dittatore la vidi lo stesso giorno quando un gruppo di italiane che vivono a Losanna vennero al suo appartamento dell’Hotel Beau Rivage per offrirgli un mazzo di rose. Erano sei donne di ceppo contadino, mogli di operai residenti a Losanna, e attendevano fuori della porta di rendere omaggio al nuovo eroe nazionale italiano che era anche il loro eroe. Mussolini arrivò in redingote, calzoni grigi e ghette bianche. Una delle donne si fece avanti e cominciò il suo discorso. Mussolini la guardò torvo, sogghignò, posò i suoi occhioni da africano sulle altre cinque e tornò in camera sua. Quelle poco attraenti contadinotte vestite a festa rimasero li con le rose in mano. Mussolini aveva fatto la parte del dittatore.

Mezz’ora dopo ricevette Clare Sheridan, che a forza di sorrisi è riuscita a ottenere molte interviste; e trovò il tempo di conversare con lei per mezz’ora.

Naturalmente gli inviati speciali dell’epoca napoleonica possono aver notato le stesse cose in Napoleone e gli uomini che lavoravano al “Giornale d’Italia” ai tempi di Cesare possono aver scoperto in Giulio le stesse contraddizioni, ma dopo un attento studio sull’argomento mi pare che in Mussolini ci sia non tanto Napoleone quando Bottomley, un enorme Horace Bottomley italiano, bellicoso, duellista e riuscito.

Ma il paragone non è del tutto esatto, Bottomley era uno sciocco. Mussolini non è uno sciocco ed è un grande organizzatore. Ma è molto pericoloso organizzare il patriottismo di una

nazione quando non si è sinceri, specialmente se si porta questo patriottismo a un livello tale da far offrire al governo prestiti senza interessi. Quando un latino ha investito i suoi soldi in un affare, vuole dei risultati, e dimostrerà al signor Mussolini che è molto più facile stare all’opposizione che non essere il Capo del governo.»

 

Orbene oggi c’è chi, anziché pretendere più consoni comportamenti dal personale politico, colpevolizza gli elettori per aver votato un tal genere di rappresentanti. Recentemente David Harsanyi per “The Washington Post” [http://www.ilpost.it/2016/05/25/democrazia-voto-ignoranti/] scrive un articolo di questo tono: «Devono votare anche gli ignoranti?»

 

Il giornalista americano propone un esame di educazione civica per gli elettori, perché una democrazia non informata è «il preludio a una farsa o a una tragedia», e aggiunge: «ricordiamoci che andare a votare per il candidato che ha fatto gli spot elettorali che ci sono piaciuti di più è uno dei compiti più sopravvalutati in una democrazia. Se non avete idea di cosa stia succedendo, anche sottrarre noialtri alla vostra ignoranza è un dovere civico. Purtroppo non ci possiamo fidare di voi. Se il voto è un rito consacrato della democrazia, come spesso sostengono i progressisti, è giusto che la società abbia delle pretese minime su chi vi partecipa; e se la cittadinanza è un valore sacro, come sostengono i conservatori, allora si può pretendere da un potenziale elettore lo stesso livello di informazione di un potenziale cittadino. Introduciamo un test per gli elettori: l’esame di educazione civica usato per ottenere la cittadinanza andrebbe benissimo…»

 

A seguito di queste ed altre constatazioni si sta facendo largo, nell’ambito dell’indipendentismo veneto, l’idea di selezionare i “rappresentanti” e gli amministratori pubblici di qualsiasi livello tramite il sistema di ballottaggio. E per superare le obiezioni che vorrebbero una selezione dei ‘ballottandi’ poiché alcuni sono necessariamente da considerarsi inadeguati, rispondono che se tutti sono obbligati a pagare le tasse, tutti dovrebbero concorrere al buongoverno. È lavorando che s’impara. Semmai, una prima scrematura si potrebbe ottenere richiedendo l’iscrizione ad un’apposita lista di tutti coloro che intendono partecipare al ballottaggio. In tal maniera chi si sente inadeguato all’onere, chi ha altro da fare, coloro che non vogliono assumere incarichi pubblici, chi è in conflitto di interessi o comunque chi non è disponibile, verrebbe “scremato”, salvo che non decida in seguito d’iscriversi alla predetta “anagrafe”.

 

Prendiamo ad esempio l’elezione alla posizione prestigiosissima di Doge a Venezia; ebbene essa dal 1268 fu regolata in un modo che potremmo riassumere così. Il più giovane del Maggior Consiglio andava in San Marco a pregare e ne tornava col primo ragazzo incontrato, delegato a estrarre i voti dalle urne. Dal Maggior Consiglio si erano intanto allontanati i minori di 30 anni e verificati i titoli dei rimasti (non debitori del Comune etc.); a questo punto si mettevano in un cappello o bossolo tante ballotte quanti erano i consiglieri rimasti e solo in 30 di esse un polizzino con scritto elector.

Solo i 30 cui il ballottino (il ragazzo scelto a caso) consegnava la scheda rimanevano nella sala e si ripeteva operazione analoga per ridurli a 9, che venivano chiusi a conclave (cioè permanentemente, come si cominciava a fare proprio allora anche per il papa) per scegliere 40 cittadini tanto stimati da ottenere non meno di 7 voti da ogni partecipante. Questi 40 erano ridotti per sorteggio a 12, ed essi avrebbero scelto 25 cittadini con non meno di 9 voti da parte di ciascun elettore.

Rimasti dopo la solita procedura in 9, questi ne sceglievano 45 con 7 voti ognuno, che ridotti a 11, finalmente sceglievano con 9 voti i 41 veri elettori del doge, che sentivano una messa, giuravano di ben scegliere e infine votavano segretamente. Questi nomi erano messi in un’altra urna da cui veniva estratto un solo nome. Se assente, l’estratto veniva chiamato a difendere la sua candidatura; se presente nella commissione elettorale doveva allontanarsi in modo che gli altri potessero giudicarlo e richiamarlo per difendersi. Si votava alla fine di questo processo, e 25 voti favorevoli erano necessari per essere proclamati doge; altrimenti si estraeva un altro nome, e la procedura ricominciava.(1)

 

Chi si dovesse soffermare nell’analisi di questo sistema di ballottaggio si renderà conto che non si tratta di una lotteria dove la dea bendata premia l’imprevisto. Semmai è necessario prendere atto che non si cambiano mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa è necessario costruire un modello che renda la realtà obsoleta.

 

Possiamo quindi concludere dicendo che tutto questo può e deve essere corretto, principalmente mediante l’adozione di effettivi strumenti di democrazia diretta, dove alla Casta dei politici di professione venga sottratto il monopolio del potere legislativo e soprattutto del potere di legiferare su sé stessi: leggi elettorali, rapporti con altri poteri dello Stato, poteri nel controllo dei media eccetera. Il sistema del ballottaggio, così com’era praticato nella Repubblica Veneta, corretto con l’iscrizione volontaria alle liste del ‘ballottandi’ (una similitudine di quanto avviene in USA, dove tutti hanno diritto di voto, ma per esercitarlo devono iscriversi all’apposita anagrafe), e controbilanciato dagli istituti di democrazia diretta: referendum deliberativi e non consultivi con assenza di quorum, iniziativa popolare per leggi e delibere, e con la revoca o recall (2) prima della scadenza del mandato di qualsiasi incarico pubblico, può essere una soluzione.

* * *

NOTE:

 

(1) M. Bendiscioli e A. Gallia, “Documenti di storia medievale 400-1492”, Milano, 1970-74, p. 195.

(2) Recall – https://en.wikipedia.org/wiki/Recall_election

 

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1 Commento

  1. luigi bandiera says:

    La democrazia o meglio demoniokrazia ha fallito.
    Oggi lo si palpa e molto bene.
    Forse e’ l’intellighenzia che l’ha fatta fallire..?
    Beh, gli analfabeti dipendono e pendono da quel che i sapiens dicono, quindi..??
    Proviamo ad invertire i ruoli e vediamo se va meglio.

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