Le due questioni settentrionali: il Nord e chi al Nord se ne frega del Nord

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di STEFANIA PIAZZO – Scriveva Dario Di Vico sul Corriere la bellezza di più di due anni fa che “la questione settentrionale è uscita dai radar politici da parecchio tempo e persino chi ne deteneva il copyright, la Lega Nord, nella versione lepenista di Matteo Salvini l’ha riposta nel cassetto. A rimetterla in circolo, all’improvviso, è stato (…) Carlo Bonomi che, al debutto da presidente dell’Assolombarda, ha scandito che la sua organizzazione «si farà promotrice di una serie di iniziative volte a ridisegnare visione capacità di proposta, incisività nell’agenda pubblica, in modo più adeguato alle nuove specificità che la questione settentrionale pone come sfida alle nostre imprese».

Che dire?  Gli industriali che riprendono in mano la bandiera del Nord non è cosa che può lasciare indifferente la politica. Ma quanto è durata la bandiera? Eppure non solo la risposta è stata l’indifferenza, ma con l’ultima, anzi, la prima evidenza politica del governo, il decreto dignità firmato da Di Maio, si è ufficialmente aperta una guerra tra il Nord e Roma. A montarne l’altrettanta evidenza venne a ruota un articolo a firma del direttore del Foglio, Claudio Cerasa, il cui titolo avrebbe dovuto dovrebbe far sobbalzare qualsiasi  rappresentante del popolo inviato a Roma. C’è una nuova questione settentrionale. Anzi, ce ne sono due: i settentrionali che non vedono più la questione settentrionale.

“Dallo spread al lavoro. Gli interessi del tessuto produttivo italiano sono stati messi a rischio da chi quel tessuto doveva rappresentarlo: Salvini. Perché è al nord oggi che si decide il futuro del governo, dell’Italia, del centrodestra e forse anche del Pd”. E si leggeva ancora:”Per il momento è solo una piccola scintilla di fuoco accesa improvvisamente su un lungo cordoncino infiammabile. Ma per quanto la fiamma sia ancora lontana dal raggiungere l’esplosivo il tema c’è, e il problema pure. Se ci pensiamo bene, è proprio intorno a questo cordoncino, attorno a questa miccia, che si giocano le principali partite che riguardano il futuro dell’Italia. Si gioca qui il futuro del governo. Si gioca qui il futuro della Lega. Si gioca qui il futuro dell’Italia. Si gioca il futuro del governo. Si gioca il futuro della Lega. Si gioca qui il futuro del centrodestra. Si gioca qui il futuro del centrosinistra. Si gioca qui il futuro della nostra economia”.

Scriveva il Foglio che i commercianti così come gli imprenditori veneti e quelli lombardi così come gli agricoltori, così come il capo degli industriali di Varese, quello di Treviso, quello della Lombardia sono furiosi. Perché il primo atto del governo era stata una dichiarazione di guerra alle imprese, rimodulando e ingessando di nuovo il sistema delle assunzioni.

Finché la Lega naviga sul fronte immigrazione e finché la Lega governerà più i problemi percepiti rispetto a quelli reali, non ci saranno contraccolpi. Fino a quando, però, “in Europa gli alleati di Salvini, con l’aiuto di Salvini, non chiuderanno le frontiere con l’Italia, trasformando l’Italia nell’imbuto dell’Europa…”. “Ma nel momento in cui colui che rappresenta gli interessi della parte più produttiva del paese mette a rischio gli interessi della parte più produttiva del paese le cose si complicano. Ed è per questo che nella nuova questione settentrionale si giocano le partite che abbiamo descritto”.

 In politica nulla è eterno, tutto è ciclico e tutto, a volte, torna. Ma il problema è e resta: con quale classe dirigente pronta ad occupare lo spazio libero? Astenersi reduci, possibilmente.
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2 Comments

  1. Il sistema italiano messo in piedi tanti anni or sono ha fallito il suo compito dal momento che il debito pubblico, mostruoso, è lì a dimostrarlo ogni giorno ed ogni giorno aumenta inesorabilmente.
    Gli apparati produttivi con i loro imprenditori non hanno ancora capito che se non si attivano verso i politici di turno a far capire loro che ci stiamo incamminando verso un declino che sta diventando irreversibile. Ho scritto moltissime volte del “buco generazionale” che si era e si sta creando in Italia ma sembra che nessuno se ne sia accorto se non quando adesso che servono migliaia di operai ed impiegati specializzati non se ne trova uno manco con il lanternino. Quando iniziò la crisi molte imprese industriali, commerciali,artigianalie tc.. chiusero i battenti e i dipendenti se ne andarono chi all’etero, chi si riciclò facendo un altro mestiere e chi in mancanza di tutto aprì una start-up magari chi con successo e chi invece dovette chiudere i battenti. Ora, senza fare tanti discorsi sulla mancata programmazione ( mai esistita in Italia) industriale, istruzioni, aggiornamenti, ricerca e dinnovazione etc..etc.. i vari specializzati oggi non ci sono più perché facenti altri lavori o mansioni. Quindi se ci fosse….una ipotetica ripresa dopo che il Coronavirus sarà sconfitto….speriamo…. saremo impreparati ad agganciarsi ad essa perché siamo degli imprevidenti…non i cittadini ma i nostri ( purtroppo) politici.
    Ora se il Nord dovesse andare ancora più in crisi di adesso…il paese andrebbe a ramengo !!!!!
    Non capisco, scusate perché non si approvano le autonomie delle due regioni più accreditate ( fatto i referendum) per dare loro modo di ” scollarsi ” dal sistema italia ed autogovernarsi al meglio del meglio al fine non solo di risollevare la propria situazione attuale in precario equilibrio dentro il sistema italia, ma dare qualche speranza al paese di potersi salvare veramente.
    Ho l’impressione se non la certezza che tutti i politici che ci ritroviamo a roma vivano su un altro pianeta e non capiscano come si vive normalmente come cittadini non avulsi dal potere o dalle smanie dell’apparenza o meglio da stipendi stratosferici e prebende che tolgono ogni contatto con la realtà quotidiana che ogni cittadino si trova ad affrontare in questo paese.
    La questione settentrionale esiste ed è ben presente in molti ma forse non in chi potrebbe veramente incidere per un cambiamento del paese che porti più pragmatismo, concretezza, efficienza, dinamismo. Sino a che si lascia fare ai politici di turno andremo a sbattere. Serve che gli industriali in primis e poi tutti gli altri settori produttivi si rendano conto, prima che sia troppo tardi, che così come ora non è più possibile continuare. E’ inaudito dover sentire la CGIA di Mestre QUANTI MILIARDI ci costa la burocrazia e le tasse alle imprese, Cifre che mi vergogno a citare perché assolutamente spropositate specie per le PMI.
    Le autonomie vere, sono diventate urgenti quasi indispensabili per tentare di cambiare questo paese e renderlo efficiente. Coloro che continuano a tergiversare ( per essere buoni) come l’attuale ministro Boccia è perché non vogliono rinunciare al potere romano che tutto sovrasta e tutto soffoca. Al contrario regioni autonome, federaliste, porterebbero solo vantaggi e non miserie come abbiamo adesso.
    Siamo difronte a molte persone in mala fede e quindi la battaglia deve essere determinata e non all’acqua di rose come ora.
    WSM

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