Le due Europe che non mandiamo giù: dittatura e liberismo sfrenato, la repressione di Madrid e la spregiudicata Ryanair

Demonstrators try to stop the car carrying Xavier Puig, a senior at the Department of External Affairs, Institutional Relations and Transparency of the Catalan Government office, after he was arrested by Guardia Civil officers in Barcelona, Spain, Wednesday, Sept. 20, 2017. Spanish police arrested 12 people Wednesday in raids on offices of the regional government of Catalonia, news reports said, intensifying a crackdown on the region's preparations for a secession vote that Spain says is illegal. (ANSA/AP Photo/Emilio Morenatti) [CopyrightNotice: Emilio Morenatti]

ryaniair

di ANGELO VALENTINO – Quello che sta accandendo in Catalogna, come ha detto il premier Gentiloni, non è una questione interna tra loro. E’ una questione che riguarda tutti noi, la democrazia e il diritto di parola così come il diritto all’autodeterminazione.  Mi sorprende il silenzio dei tanti “democratici” e anche dei “liberisti” o liberali, su questa vicenda, che ha visto il sequestro di 10 milioni di schede per il voto al referendum catalano del 1 ottobre così come gli arresti.

“Il governo ha oltrepassato la linea rossa che lo separava dai regimi totalitari ed è diventato una vergogna democratica”. Così il governatore della Catalogna, Carles Puigdemont, parlando in conferenza stampa insieme ai membri del suo governo a seguito dell’operazione della Guardia civil, che ha effettuato perquisizioni in diverse sedi del governo regionale effettuando 13 arresti di alti funzionari del governo locale.

E’ un fatto che scuote le libere coscienze. Le costituzioni non sono immodificiabili, non sono la tavola di Mosè, gli stati cambiano, le monarchie cadono, altri paesi nascono da unioni, fusioni o separazioni. E quella catalana sta per essere repressa con la violenza e la forza. Non è una questione “loro”. E’ anche nostra, come lo è quando un regime prevarica sulle scelte del popolo.

Questo è il volto dell’Europa della finanza. Tutta soldi, libero mercato e niente anima. Fatti loro, visto che si tratta di libertà. Liberi di essere repressi.

Ed ecco l’altro volto meccanico, globalizzante e liberista dell’Europa macchinatrice. Altro che diritti e benefici. E’ la storia di Ryanair. Centinaia di voli improvvisamente cancellati per l’astensione dei piloti. Stanno emergendo notizie sulle condizioni di lavoro non solo spregiudicate ma disumane. Il libero mercato e l’offerta che premia il migliore si raggiunge sfruttando le persone, i lavoratori. La lezione irlandese è questa. Condizioni di lavoro al limite dell’umano, nessuno che “spiffera” all’esterno le gravi situazioni per il timore di perdere il lavoro. Afferma un parlamentare che non è della mia parroccchia ma di cui condivido il pensiero, che “Se oggi Ryanair può fare un’offerta è perché si è arricchita massacrando i dipendenti e usufruendo di aiuti di Stato mascherati da incentivi che i nostri aeroporti hanno erogato a suon di milioni di euro per convincerla a fare scalo nei loro hub”.

Una società che, insieme a tanti giganti del web, adotta qualsiasi artificio consentito dalle norme irlandesi per non pagare le tasse in Italia, in un Paese cioè che le genera reddito, va contrastata, non sostenuta. La questione dell’Irlanda, che sta crescendo grazie ad aliquote minime e ad una concorrenza sleale che arreca danno a tutti gli altri Paesi, va posta a livello europeo. L’Ue non può imporre gare per stabilire chi deve avere un banco al mercato e poi tollerare questi abusi da parte di Dublino”.

Il Sole 24 Ore ha pubblicato una recente inchiesta che smaschera come vivono i dipendenti. Leggiamo qualche brano.

“Le mie ferie? Un mese all’anno. Senza ricevere alcuna retribuzione. La malattia? Per un giorno basta l’autocertificazione. Oltre serve un certificato in lingua inglese. La malattia è retribuita? Si capisce bene dalla busta paga che è un rimborso spese per ore volate». È, questo, il racconto della rivoluzione del lavoro per i piloti di Ryanair, quella di cui nessuno deve, a volte forse vuole, sapere nulla”.

E poi, ancora… “Ma sotto quale cielo inizia il rapporto di lavoro con Ryanair? Nessuno vuole parlare. Chi lo fa, deve poi rassegnarsi a fare un passo indietro rispetto al suo incarico, chi invece se ne va perché ha trovato un altro lavoro deve firmare una lettera di dimissioni in cui dichiara che non fornirà alcuna informazione sul suo lavoro. «Prendere o lasciare, in Ryanair è così e questo lo sai dal primo giorno in cui sali a bordo». Le regole sono chiare ma sono diverse da quelle del mercato del lavoro italiano dove innanzitutto un addetto che lavora regolarmente e continuativamente su turni deve avere un contratto di lavoro, contributi e assicurazione”.

Questo meccanismo consente alla società di porporre voli a basso costo e di avere scali nei nostri aeroporti. Chi paga il conto, a suon di carne umana, alla faccia delle bellezze del liberismo europeo? E’ questa la conquista? Via le frontiere, via i diritti? Libera circolazione  “massacrando i dipendenti e usufruendo di aiuti di Stato mascherati da incentivi”.

 

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