Le conseguenze non intenzionali del plebiscito veneto

di ALESSANDRO MORANDINI

“L’Italia è una ed indivisibile”: una norma giuridica ma anche una norma sociale. Da ora in avanti, pur conservando il suo valore giuridico, la norma potrebbe perdere la sua efficacia sociale; dipende dalla credibilità che i Veneti  attribuiranno al plebiscito. Se penseranno che quei due milioni sono voti veri, esprimere pubblicamente il desiderio di secessione dall’Italia non potrà più provocare disprezzo e vergogna. Diventerà un normale argomento di discussione politica. Al contrario, non ammettere che il desiderio di indipendenza è lecito ed esprimibile e che è giustificato il perseguimento della sua soddisfazione, apparirà un atteggiamento oscurantista e degno di riprovazione. Il disinteresse che i media hanno manifestato verso il plebiscito è dipeso dalla consapevolezza che quell’informazione avrebbe azzerato l’efficacia della norma sociale secondo la quale “lo Stato è uno ed indivisibile”. Non si è trattato di un generico disinteresse ma di un’operazione organizzata.

 

Le istituzioni pubbliche e l’espressione dei sentimenti

Se popolo ed organizzatori avessero potuto credere che la diretta ed immediata conseguenza del plebiscito sarebbe stata la dichiarazione d’indipendenza dallo stato italiano, il risultato della consultazione sarebbe stato molto più contenuto. L’Italia ha concesso ai responsabili, votanti ed organizzatori, l’opportunità di credere che il plebiscito non fosse altro che un grande sondaggio: il silenzio è, in questi casi, un’informazione.

Qui di seguito provo a spiegare perché i Veneti che hanno pensato al plebiscito in termini esclusivamente espressivi possono essersi sbagliati. Più precisamente spiego perché quei risultati, indipendentemente dal fatto che siano veri o gonfiati, potrebbero determinare conseguenze non intenzionali importanti.

 

Fare i conti senza l’oste

Le iniziative non sono tutte uguali. Un plebiscito che non ha valore giuridico può provocare attenzioni positive che un’iniziativa legale non avrebbe generato, ed attenzioni negative che un’iniziativa legale avrebbe generato. Le attenzioni positive sono quelle dei responsabili dei due milioni di voti. Le attenzioni negative sono quelle dello stato italiano e di tutti gli interessi che intorno ad esso ruotano. Queste ultime non si sono manifestate. Se è vero che i conti si fanno con l’oste, l’oste, in questo caso, non si è neanche fatto vedere, se non nell’evidente censura di una quota importante dei giornali italiani. Ma uno stato-nazione non è fatto solo di giornali.

E’ vero che non poche amministrazioni comunali ed esponenti della regione, in primo luogo il governatore Zaia, hanno aderito pubblicamente a questa iniziativa. Ma ciò non ha comportato alcun disguido rispetto al normale funzionamento delle istituzioni pubbliche italiane; che anzi hanno contribuito a consentire ai Veneti di esprimere, attraverso un’iniziativa privata, il loro sentimento.

 

L’intensità del desiderio di indipendenza e la scommessa dello stato italiano

Esprimere la propria preferenza in un plebiscito organizzato nel modo in cui è stato organizzato significa compiere un’azione il cui costo sociale è molto basso. Tra tutti i votanti solo qualche sciocco poteva pensare che la diretta conseguenza di questo sondaggio sarebbe stata, l’indomani, l’indipendenza del Veneto. I più avveduti hanno giudicato, giustamente, il plebiscito come una buona opportunità per manifestare collettivamente il desiderio di indipendenza.

Si può manifestare un desiderio pagando un prezzo molto alto oppure pagando un prezzo molto basso. Lo stato italiano è costretto a scommettere che il prezzo che i Veneti sono disposti a pagare per l’indipendenza è bassissimo. Non essendovi stato un dibattito pubblico tra tutte le parti in causa degno di questo nome, non essendo stati chiariti tutti i costi sociali che una eventuale dichiarazione di indipendenza comporta, non essendo esplicito il ruolo dell’Europa, è difficile stabilire quale tipo di determinazione si nasconda dietro questi milioni di voti.

Laddove tutta la faccenda dovesse concludersi senza l’immediata organizzazione di ulteriori espressioni di secessionismo individualmente più impegnative, crescerebbe più di un dubbio sugli  scopi, decisamente poco nobili, di tutta l’operazione.

Non intendo dire che fondare un nuovo partito è un proposito sbagliato o una presa per i fondelli. Intendo dire che questo nuovo soggetto dovrebbe poter esibire, come è già stato scritto, la forza organizzativa e militante di un vero partito. Viceversa il plebiscito si rivelerebbe una stupida e controproducente operazione di comunicazione.

 

La fine delle eroiche imprese di pochi grandi Serenissimi ed il rischio di perdere la faccia

Del plebiscito bisognerà, d’ora in avanti, considerare non solo l’effimero successo ma anche le concrete conseguenze. Tutte le azioni eroiche dell’indipendentismo veneto, in conseguenza dei risultati del plebiscito, non possono più apparire eroiche. Se prima del plebiscito la scarsa partecipazione alle marce silenziose ed alle altre manifestazioni non rappresentava, dal punto di vista indipendentista, un  grosso problema perché si trattava di trasgredire la norma sociale che prescrive che è inaccettabile pensare che il Veneto possa separarsi dall’Italia, ora eventuali insuccessi testimonierebbero il fatto che i Veneti stavano solo scherzando: desiderano raggiungere l’indipendenza stando comodamente seduti in poltrona di fronte alla tastiera del pc. A causa del plebiscito i Veneti rischiano ora di perdere la faccia e di rendere ancor più accidentata la strada verso l’indipendenza.

 

Tagliare i ponti alle proprie spalle

Quel milione di voti, siano veri o falsi, equivalgono, nella tattica militare, a distruggere i ponti alle proprie spalle per costringere il nemico a credere che si combatterà fino all’ultimo uomo. Una strategia dell’obbligarsi preventivo che può indurre chi si trova in una situazione molto favorevole a trattare.

Per tutto ciò che si è detto fino ad ora, il plebiscito costringe tutte le forze politiche più o meno seriamente orientate dall’orizzonte indipendentista, tutte le istituzioni private che percorrono il faticoso sentiero dell’indipendenza a radicalizzare lo scontro con lo stato italiano, se vogliono conservare la loro credibilità.

 

L’importanza dei partiti

La caratteristica di quasi tutte le azioni indipendentiste del nord Italia, plebiscito compreso, resta la mancanza di un coordinamento stabile; quello stesso coordinamento reso possibile da istituzioni private composte da numerosi individui intensamente e perennemente motivati, dotati di esperienza, in un certo senso professionisti della politica: i partiti. Quanto prima scritto relativamente alla disposizione dei Veneti a pagare o non pagare prezzi sociali alti o altissimi per soddisfare il desiderio di indipendenza è tema parallelo alla capacità di distribuire i medesimi costi. E questa capacità è il tratto che caratterizza le istituzioni private ben organizzate come i partiti veri. I partiti veri sopravvivono ai loro leader perché sono meccanismi ben funzionanti, che fanno rispettare regole finalizzate all’incremento del potere del partito. Un vero partito non è una persona che fa rispettare alle altre le regole utili ad incrementare il proprio potere.

Giusto ricordare che nessun popolo raggiungerà mai l’indipendenza senza una o più istituzioni private capaci di coordinare le azioni di tutte quelle persone per le quali l’indipendentismo non si traduce solamente nella pratica poco salutare di produrre commenti maniacalmente ripetitivi ad articoli letti da poche migliaia persone. Le buone ed interessanti discussioni devono essere il presupposto di buone ed efficaci azioni collettive.

 

L’equilibrio padano

E’ chiaro che l’indipendenza del Veneto è un fatto che non riguarda solo il Veneto. Piemonte, Lombardia ed Emilia non possono, da sole, mantenere il resto d’Italia.

Il sostegno del partito padano al plebiscito è stato, tra le altre cose, qualificato come inutile. La Lega non ha incrementato neanche di mezzo il numero dei votanti. Ma si tratta di un sostegno importante rispetto al rapporto che si va configurando tra l’Italia e le regioni padane. L’unico soggetto politico che si trova attualmente nelle condizioni di influenzare negativamente il funzionamento delle istituzioni politiche italiane generando serie contraddizioni in ordine alla mission dello stato-nazione  è la Lega Nord. Che è anche l’unico attore collettivo di dimensioni importanti che possiede l’organizzazione necessaria a distribuire i costi sociali che ogni individuo paga partecipando ad azioni collettive significative ed individualmente impegnative. Se la Lega Nord dovesse ulteriormente italianizzarsi e quindi ridimensionarsi, l’equilibrio padano (per il quale ad ogni soggetto convengono le azioni promosse dagli altri soggetti come si è visto in Veneto, in una escalation di sfide all’Italia) ne risulterebbe alterato a danno della Lega stessa e di tutto il mondo indipendentista.

So che tanti lettori di questo giornale oggi detestano la Lega Nord per vari motivi, in qualche caso anche banalmente personali, ma ci sono buone ragioni per pensare che tutta questa acrimonia non possa tradursi in un nuovo grande partito radicalmente indipendentista e più efficace della Lega. E’ però possibile e neanche molto improbabile che la Lega Nord si divida, o che, perseguendo la stabilità dell’equilibrio padano, gli italiani escano dal partito per fondarne di nuovi. Penso che in molti se lo augurino.

Se mi è permesso esprimere un parere personale, dubito che la Lega possa coscientemente perseguire azioni finalizzate al suicidio. Il che non significa che possa farlo incoscientemente.

 

Lo scorrere del tempo come ostacolo ad ogni possibile soluzione

L’Italia non può accettare il referendum per l’indipendenza del Veneto, non può correre questo rischio. L’indizione di un referendum avvierebbe un processo irreversibile che condurrebbe alla morte dello stato italiano, al disastro economico e sociale del sud Italia. D’altro canto l’equilibrio  che si è andato costituendo nelle regioni padane è sostenuto dalla convenienza che ogni soggetto politico indipendentista ha nel promuovere l’escalation di iniziative che in vario modo sfidano il dogma dell’unità stato italiano e gli interessi ad esso legati. Nessun soggetto indipendentista può alterare questo equilibrio senza danneggiare se stesso e gli altri. L’eventuale persistenza di un equilibrio padano determina, con il passare del tempo, l’incremento della forza negoziale delle regioni del nord e l’indebolimento dell’Italia. Mi posso ovviamente sbagliare, ma sono dell’idea che già ora questo divario rappresenti il più importante ostacolo rispetto alla ricerca di soluzioni definitive e accettabili da tutti: l’Italia non può più concedere ciò che il Veneto e le altre regioni non potrebbero, ormai, neanche più accettare.

 

Il peso della sconfitta

Se le prossime manifestazioni saranno un flop o se non seguiranno iniziative volte a misurare l’intensità del desiderio di indipendenza dei Veneti e le capacità organizzative di tutti i soggetti politici che li rappresentano, in Italia non si correrà il rischio di percorrere per qualche anno ancora un vicolo cieco al termine del quale lo scontro reale, corporeo tra popoli e Stato diverrebbe altamente probabile.

A pagare il prezzo più alto di questa poco onorevole via d’uscita sarebbero ovviamente tutti i popoli padani, tutti i partiti e le associazioni indipendentiste, tutti noi e poi i nostri figli ed i nostri nipoti, costretti dalla nostra ignavia a vivere la loro vita in un mondo mediterraneo ed antidemocratico che, incolpevoli, non si meritavano affatto.

 

L’Europa

Quanto scritto non tiene conto del fatto che le questioni italiane coinvolgono tutta l’Europa e che proprio in quelle sedi già si dovrebbe lavorare ad una onorevole soluzione pacifica. Ma può l’Europa prendere sul serio tutto ciò che riguarda l’Italia?

 

 

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47 Comments

  1. gigi ragagnin says:

    fate piangere l’allega d’abbozzi, d’ammaroni e d’assalvini.

  2. fabrizioc says:

    Che bello vedere i trolls che si supportano a vicenda…

  3. Consulente indipendentista says:

    RIFLESSIONI DI PRIMAVERA VENETA

    80.000 per la corsa a Roma, 50.000 per quella Milano….dove erano i 2mln e mezzo in piazza a Treviso ? Nemmeno 500 se tutto va bene !!!

    Scusate, ma un risultato del genere, andrebbe certificato da un atto pubblico e da un notaio. Sparare cifre del genere, senza controlli incrociati dopo una propaganda che suona da campagna elettorale per consensi e dati, sono capaci tutti.

    La piattaforma utilizzata, chi l’ha certificata ? Chi sono gli osservatori internazionali e/o le autorità di controllo, sulle procedure. Tanto rumore per nulla, mi sembra.

    Non sarà che forse, questa raccolta dati, era programmata in vista di qualche campagna elettorale, o elezione, della quale tanti ignari cittadini in buona fede, sono all’oscuro e dietro a un computer pensano di votare senza rischio e/o impegno ? Tanto sanno, che a loro, porterà ben poco beneficio e non gli costa nulla votare, mentre ai promotori, tutti quei dati, saranno una fonte inesauribile di opportunità.

  4. Filippo83 says:

    Io invece so che piu’ o meno tutti i miei amici e parenti lo sapevano, entro giovedí 20 marzo, e pochi quelli informati da me per primo. Oggi arriva poi la conferma di Diamanti alla verosomiglianza dei numeri del referendum.
    Credo che l’articolo spieghi molto bene la differenza tra esprimere un’opinione, pur largamente condivisa, e prendere davvero l’iniziativa per realizzarla: ma almeno ora sappiamo esplicitamente cosa vogliamo.
    Vogliamo dunque passare alla fase successiva, o vogliamo dar retta a dubbie esperienze personali – dal valore statistico nullo – ed a risentimenti del tipo “castrarsi per far dispetto alla moglie”? Ancora a star dietro a personaggi farneticanti come Palmerini, invece di iniziare a far fronte comune…

    • Fronte comoun va ben ma no drento el stado talian o co li taliani ke sol comodin li ga la biografia de Napoleon e no co li caregari ke li ga magnà a le nostre spale financò.

  5. Alfag01 says:

    Se ogni veneto fosse stato informato del referendum, se ogni veneto avesse avuto la consapevolezza che dal giorno dopo, il Veneto era fuori dall’Italia, allora mio caro Morandini, io credo che la partecipazione e soprattutto i sì, avrebbero raggiunto percentuali bulgare.

    • alessandro says:

      Lo stato italiano non ha ancora deciso di spaventare i Veneti. Se il referenudm avesse avesse valore legale lo farebbe. Ed I Veneti, per ora, non hanno un esercito,

    • alessandro says:

      Se i Veneti potessero essere, il giorno dopo una consultazione popolare, fuori dell’Italia lo so bene anch’io. Ma andiamo, non mi dirà di credere veramente che uno stato-nazione come l’Italia è disposto a morire per mano veneta senza combattere. Io comunque sto con i Veneti, se non l’aveva capito.

  6. Malgher says:

    ESSERE LIBERI SIGNIFICA POTER DECIDERE LA PROPRIA APPARTENENZA !
    Credo opportuno ricordare, oltre alla dichiarazione dell’ONU sull’autodeterminazione dei popoli, anche i termini esatti della Dichiarazione di Helsinki (1 agosto 1975) perché non esattamente conosciuti o non correttamente divulgati.
    L’Atto finale della Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa (Dichiarazione dei princìpi che reggono le relazioni tra gli Stati partecipanti) affermava al punto VIII. Eguaglianza dei diritti e autodeterminazione dei popoli: “28. Gli Stati partecipanti rispettano l’eguaglianza dei diritti dei popoli e il loro diritto all’autodeterminazione, operando in ogni momento in conformità ai fini e ai princìpi dello Statuto delle Nazioni Unite e alle norme pertinenti del diritto internazionale. 29. In virtù del principio dell’eguaglianza dei diritti e dell’autodeterminazione dei popoli, tutti i popoli hanno sempre il diritto, in piena libertà, di stabilire quando e come desiderano il loro regime politico interno ed esterno, senza ingerenza esterna, e di perseguire come desiderano il loro sviluppo politico, economico, culturale e sociale. 30. Gli Stati partecipanti riaffermano l’importanza universale del rispetto e dell’esercizio effettivo da parte dei popoli dei diritti eguali e dell’autodeterminazione per lo sviluppo di relazioni amichevoli tra loro come tra tutti gli Stati; essi ricordano anche l’importanza dell’eliminazione di qualsiasi forma di violazione di questo principio”.

  7. ALE says:

    Visto che si sta ragionando di numeri, vorrei esporvi questo ragionamento:
    se anche fossero qualche centinaia di migliaia i Veneti che vogliono il referendum, per chiunque viva qui è innegabile che almeno il 10% voglia esprimersi (è x difetto esagareto comunque…), mi spiegate voi che siete così attenti ai numeri, garantisti, costituzionalisti, democratici; PERCHE’ A NOI CHE VOGLIAMO L’ESERCIZIO DELLA DEMOCRAZIA E QUINDI DI INTERPELLARE LA CITTADINANZA, CHE POTRA’ RISPONDERE SI O NO, VIENE NEGATO QUESTO DIRITTO?
    Ricordo che l’ITAGLIA ha un presidente del consiglio che si fa forte di 3 milioni di voti delle primarie di un partito, neanche eletto e che si sente legittimato a rifare il paese
    su questo mandato…in barba a tutto!!!!
    A mio avviso visto l’andazzo politico/istituzionale di questa nazione occupante ormai completamente alla deriva; ben vengano iniziative di QUALSIASI TIPO, atte a ridare speranza a tanta gente.
    E’ un obbligo morale verso i nostri figli e il nostro futuro e verso i nostri avi che ci hanno trasmesso questa terra e questo DNA…
    Un ultima cosa, Vi ricordo che la costituzione itagliana riconosce come popoli quello sardo e quello Veneto, quindi le istanze di un popolo non possono essere ignorate come è stato fatto finora, o derise come si sta facendo adesso che qualcuno ha avuto la genialata per far riuscire a parlare di ciò i media….
    Vi chiedo rispetto, la stragrande maggioranza di noi è pacifica, non ha nulla contro gli italiani, ma non vuole più essere oppressa dallo stato italiano…
    Invece di tanti conti, se siete onesti intellettualmente dovreste dire, MA VA BE’ ANDATE A VOTARE E POI VEDREMO, magari avete ragione voi…
    Cordiali saluto
    e VIVA IL VENETO INDIPENTE

  8. caterina says:

    non c’è alternativa alla espressione del popolo… non si è moltiplicato il numero degli stati in forza dello loro costituzioni, ma in forza dell’espressione della volontà di affermazione dei popoli costretti entro confini impropri, che hanno aquistato la loro indipendenza o con le armi o con la forza espressa di trattati o con la parrtecipazione ad un voto pacificamente espresso…è il caso del Veneto, aggregato all’Italia cinque anni dopo la sua formazione di stato unitario attraverso un referendum farlocco, già dichiarato da una corte europea nullo, e che ora sul tema si è finalmente espresso, in maniera pacifica, con sistemi codificati e ampiamente utilizzati altrove, raggiungendo risultati inequivocabili… dov’è il problema?
    I Veneti continuano a stare dove sono sempre stati, vogliono starci pacificamente senza esser costretti a portare altrove le loro aziende, senza sentirsi più schiavi di Roma, sono cittadini consapevoli e fieri di costruire nella libertà il loro destino, riprendendo il filone di una storia bruscamente e proditoriamente interrotta, che li portò ad essere fra le civiltà socialmente e culturalmente più evolute del mondo civile.

  9. luigi bandiera says:

    UOMINI DI POCA FEDE.

    IL PLEBISCITO SERVE E MOLTO PER CHI HA FEDE NEI DIRITTI INTERNAZIONALI QUALI L’AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI.
    I DIRITTI FONDAMENTALI DELL’UOMO.
    LA COSTITUZIONE ITALIANA STESSA.

    Poi il tutto sta in queste semplici parole:

    VOLERE E’ POTERE.

    Amen

  10. FRANCO says:

    L’articolista si disperde in seghe mentali. “L’una e indivisibile” non è mai stata approvata dal popolo, ma subita. Il referendum veneto è il primo passo verso l’indipendenza. Nessuno pensa che gli organizzatori possano avere la bacchetta magica e cambiare in toto il sistema. La società attuale è complessa e gli aspetti da modificare numerosi. Il referendum è una reale
    volontà di cambiamento di tendenza. E’ su questa strada che si deve proseguire. I cittadini hanno finalmente dimostrato di non voler più essere sudditi.Quindi, adelante, Veneto, con juicio.

  11. ennesimo articolo che tenta la rianimazione del cadavere Lega Nord.
    Non odio la Lega, è solo DANNOSA all’indipendenza.

    • alessandro says:

      non riesumo un bel niente. spiego meccanismi sociali, L’espressione delle opinioni sulla Lega Nord la lascio a chi ‘ha votata ed è rimasto deluso.

  12. marco says:

    all’inizio, ho creduto che fosse vero, ma poi, piano piano, mi rendo conto che è stata una pagliacciata, che alla fine si ritorce contro gli indipendentisti, che si coprono di ridicolo.

    • Michele De Vecchi says:

      Solo perché te lo sta dicendo la stampa italiota?
      Il lavaggio del cervello dello stato italiano ha dato buoni frutti su di te, mi sembra …

  13. Bepi says:

    Ho letto l’articolo e mi ha non poco irritato la scarsa considerazione dell’intelligenza di veneti che lo scrivente ha. Il successo eclatante di questo plebiscito digitale ha dimostrato che invece i veneti non sono polentoni e avvinazzati come si vuol far credere, ma gente sveglia e al passo con i tempi. Stia pur certo il sig. Morandini che ogni veneto ha votato ben consapevole che non si trattava di un mero sondaggio.

    • alessandro says:

      E di che cosa si trattava, visto che non ha alcun valore legale? Legga meglio, non ho scritto ciò che dice lei. Non mi occupo di attribuire caratteri ai popoli, ma di spiegare meccanismi sociali.

      • Bepi says:

        Nessun referendum regionale avente come finalità la secessione dall’Italia, quantunque indetto dalla regione Veneto, avrebbe valore legale. Per lo Stato Italiano sarebbe comunque un sondaggio.

  14. Diego says:

    Faccio presente che questi voti sono tutti voti certificati. Bisognava dare le proprie generalità, indirizzo, nascita, residenza, numero e scadenza della carta d’identità.
    Non si è votato solo on line, ma anche per telefono e nei gazebo o altre sedi.
    Chi dubita, può andare a vedere. Tra poco i dati saranno disponibili per tutti.

  15. William says:

    tante,troppe parole per manifestare un pessimismo vittimistico.
    Ma signor Morandini,lei pensa veramente che la situazione economico politica sociale in Veneto ed in Italia non possa cambiare?Sì,questo farebbe piacere a molte persone.Immobilismo assoluto.Rendite di potere.Discutere di tutto e in effetti di niente.Tipica specialità latina anzi greca.Forse lei non ha notato che ormai la secessione non è più un tabù e riscuote sempre di più consensi.
    E’ proprio l’Italia che sta accelerando questo processo.E’ sempre più evidente che in questo stato,comunque,non ci potrà essere futuro per nessuno.

    • alessandro says:

      ha letto male

      • alessandro says:

        se le capiterà di rileggere, qui o altrove, miei articoli la invito a considerare il fatto che chi come me si occupa di meccanismi sociali non scrive per affermare preferenze relative a uno o un altro scenario, o per indicare cosa è giusto che succeda e cosa no. Su l’indipendenza tento semplicemente di contribuire all’analisi. Stabilire cosa bisogna fare è un lavoro che spetta ad altri.

  16. hal says:

    Tanto per capire di cosa si sta parlando… non gliene fregava niente a nessuno del referendum (penso che ben pochi dei veneti ne fossero a conoscenza, di dove, come e per cosa si votava, me compreso)…30.000 contro 2.360.000 che serietà… ci sono 2.330.000 veneti che non hanno votato e che sono stati tirati in ballo a loro insaputa e magari pensano l’opposto di quello che gli organizzatori vogliono far credere…me compreso, quindi non succeda più che il mio potenziale voto venga rubato per cose di cui non me ne frega niente… http://www.palmerini.net/blog/da-rischio-calcolato-i-primi-sospetti-sul-plebiscito-non-seri-ma-alexa-li-conferma/

  17. Tito Livio says:

    Io devo ancora capire delle cose:
    ma siamo indipendenti oppure no? che valore ha questo sondaggio? come si risponde alla critiche di chi sostiene di aver votato più volte? sinceramente di fronte a 2 milioni di voti mi sarei aspettato qualche migliaio (almeno) di persone nelle piazze di tutto il Veneto.
    Ho trovato molto interessante questo articolo :
    http://www.internazionale.it/opinioni/gerhard-mumelter/2014/03/23/lindipendenza-puo-attendere/

    • Marco (*) says:

      Se fossimo realmente indipendenti, se fosse nata la Repubblica Veneta come ha dichiarato Busato, non si spiega come mai il consiglio regionale della regione italiana Veneto sia ancora legale ed operativo sul nostro territorio, dato che dovrebbe essere decaduto in seguito alla proclamazione di indipendenza. Non si spiega come mai siano ancora legali ed operanti le forze dell’ordine italiane sul nostro territorio, le strutture degli enti di previdenza e di riscossione tributaria italiani, ecc. Il sondaggio vale, per l’appunto, quanto un sondaggio. Fra l’altro, sarebbero stati ammessi al voto tutti i genericamente residenti nella regione italiana veneto con diritto di voto secondo le regole italiane, senza distinguere chi sono i veneti con diritto di voto dagli italiani non veneti, magari immigrati da altre regioni. Quindi, di quale autodeterminazione stiamo parlando? Busato poi continua a dichiarare che adesso bisogna fare una protesta fiscale. Ma come? Se è nata la Repubblica Veneta, bisogna pagare le tasse al nuovo stato soggetto di diritto internazionale, che avrà un suo governo, le sue forze dell’ordine, i suoi enti di riscossione dei tributi, ecc. Non mi pare però che sia così. Anzi, continuano a dire che adesso tocca a Zaia indire una nuova consultazione, anche se non la può fare. Le contraddizioni sono talmente tante che limitarsi a considerare se qualcuno ha votato due volte o di più, è persino superfluo.

      • Tito Livio says:

        Infatti questa storia dei due milioni di voti mi puzza parecchio perché mi sembra veramente impossibile una roba del genere.
        Vuol dire che ha votato il 73 % degli aventi diritto alle regionali no? magari sarà un caso a sé ma non conosco nessuno , nemmeno per interposta persona, che sapesse di questo referendum/ sondaggio. Poi rimango interdetto di fronte al silenzio nelle nostre città e paese di fronte ad un momento storico come questo, caspita 2 milioni di veneti hanno votato e ieri è sembrata una domenica come le altre. Poi tutta la manifestazione è stata gestita da plebiscito giusto? i membri sono indipendentisti quindi non proprio super partes in più si è fatto riferimento più volte a soggetti internazionali che avrebbero vigilato sul voto senza dire chi sono e come avrebbero controllato la manifestazione. Insomma la cosa mi puzza.

        • Thomas says:

          Insinua insinua… rosica rosica!!!
          Invece di scrivere cose di cui non sapete una emerita mazza vi invito a venire in Veneto, magari sulla pedemontana, imparereste qualcosa sui veneti… e capireste in quanti hanno votato!

          E cmq, ripeto, se fossero voti fasulli come dite dovreste cmq togliervi il cappello di fronte a chi, con poche risorse, è riuscito a portare le nostre rivendicazioni su CNN, BBC, Times… e successivamente Repubblica, Corriere ecc…

          • Tito Livio says:

            Porre domande è lecito? no perché se basta dire certe cose per convivere tutti allora siamo a cavallo per l’indipendenza.
            P.s so de Padova.

        • Michele De Vecchi says:

          I dati sono a disposizione di qualunque organizzazione volesse apportare delle verifiche, come da comunicato di Gianluca Busato, portavoce ufficiale in quanto candidato che ha ricevuto il maggior numero di preferenze.

        • pierino says:

          no non è un caso se vivi in mezzo a sfigati 😀
          ci si circonda di propri simili solitamente…

          in provincia di vicenza ci siam passati la parola tutti, sapevan pure i muri del voto!

      • Bepi says:

        Scusi, Marco, ma lei pensa che basti una dichiarazione d’indipendenza perché come per magia le istituzioni italiane svaniscano? Certo che siamo indipendenti, ma abbiamo un’indipendenza embrionale. Ora deve crescere, prendere forma, deve essere riconosciuta… Il processo è lungo e laborioso. Ma irreversibile.

        • Marco (*) says:

          E come intendete sbarazzarvi delle istituzioni italiane, dato che l’Italia non riconoscerà mai l’indipendenza del Veneto con un referendum? Mi spiega in cosa consiste l’indipendenza embrionale? Come intendete che venga riconosciuta? E in quanto tempo? Sono tutti controsensi, dato che prima bisognerebbe sbarazzarsi delle istituzioni italiane concretamente, esercitare una sovranità di fatto sul territorio e sulla popolazione con proprie istituzioni, estranee a quelle italiane. Adesso Busato e questi del plebiscito cosa fanno ? Si candidano alle elezioni italiane dell’ente italiano regione veneto con il movimento politico italiano ‘Veneto sì’? E con i tributi imposti dallo stato italiano cosa facciamo? Facciamo a meno di pagare? E poi se ci mandando finanze, carabinieri ed equitalia cosa facciamo? E se prendiamo una multa da un vigile urbano italiano cosa facciamo? E le elezioni previste per maggio, che sono indette dallo stato italiano, si tengono con validità? La regione veneto è solo e soltanto un ufficio amministrativo creato dall’Italia, alla pari delle province e dei comuni: tutti questi enti non hanno la minima rappresentanza legale internazionale dei popoli. Dunque che si fa? Si continua con questa storia impossibile del referendum della regione? O si fa solo un po’ di resistenza fiscale?

          • pierino says:

            l italia sottostà per sua costituzione al diritto internazionale e quello ha l iter e le leggi del percoorso per l autodeterminazione dei Popoli.

            quindi o l italia se ne frega delle leghi internazionali è sarà punita per quello, o accetta e la tira piu lunga possibile… ma non può far quel che vuole con in mezzo l arbitraggio internazionale

            • Marco (*) says:

              Un eventuale arbitrato internazionale darebbe ragione all’Italia. Scommettiamo? Il diritto di autodeterminazione dei popoli può essere invocato solo per popolazioni sottoposte a dominio coloniale, o comunque, straniero. In nessun caso un ente territoriale locale può rappresentare un popolo a livello internazionale: solo istituzioni proprie di un popolo lo possono fare, e nel nostro caso, la regione Veneto è un’istituzione italiana ed è privata per norme interne italiane della facoltà di separarsi politicamente dallo stato, norme vincolanti anche per la comunità degli stati, che rispetta e tutela l’integrità territoriale dei medesimi, come pure non rappresenta il popolo veneto neanche l’organizzazione di Busato, dato che nessun veneto ha stabilito con norme proprie del popolo veneto che lui è il legale rappresentante dei veneti a livello internazionale, visto che è solo un sondaggio digitale. Se fosse così facile ottenere l’indipendenza col referendum regionale, forse l’avremmo già fatta. E poi, con quale criterio si fanno votare tutti i residenti, senza stabilire chi sono i veneti con diritto di voto dai non veneti senza diritto? E’ autodeterminazione dei popoli sì o no? Mettetevi bene in testa che senza il ricorso alle armi non otterremo mai nulla, ed è del tutto inutile pensare alla via istituzionale della regione veneto, dato che è un’istituzione italiana, che rappresenta gli italiani, a meno che non serva a leghisti e sedicenti indipendentisti per farsi votare alle regionali fra un anno.

              • pierino says:

                l arbitro serve per spartire equamente le risorse dello stato ‘vecchio’ nelle due nuove entità. stop.

                le armi, e quindi ora i tuoi discorsi, puoi mettertele su per il …

              • Bepi says:

                Marco, lei pretende di conoscere anzitempo quelli che che saranno gli eventi futuri. Nessuno ha la sfera di cristallo. Limitiamoci a osservare quanto sta accadendo e preghiamo che le cose non prendano una brutta piega. Io confido nella ragionevolezza, anche se è una dote oggigiorno assai rara. Nessuno può ragionevolmente pensare di opporsi alla volontà di un popolo, sarebbe da stolti.

                • Marco (*) says:

                  Il parlamento italiano non può pensare di opporsi alla volontà di un popolo? Da quando in qua la volontà del popolo viene rispettata dall’Italia? Non rispettano neanche il referendum che abbiamo fatto sull’acqua tre anni fa, che dovrebbe essere validissimo, e lei vorrebbe che rispettasse una consultazione incostituzionale? E il referendum sul finanziamento pubblico ai partiti? Anche quello rispettato? Ma dai!

              • Boniver says:

                Crimea, Catalonia, Kosovo, Montenegro, repubbliche baltiche …

                tutti stati che si sono resi indipendenti tramite un referendum e in virtù del principio ONU di autodeterminazine dei popoli.

                … vuole ancora scommettere ?

                SV
                passaporto n.49

        • Tito Livio says:

          Cioè? al netto delle sue considerazioni che cosa succederà? piazze piene? elezioni regionali?

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