Le città sono in mano alla mafia ma Renzi manda l’Esercito in Lituania

di SIMONE BOIOCCHIlituania

I principali nodi ferroviari del Paese, quelli per intenderci attraversati dall’alta velocità su rotaia, sono in mano a vere e proprie gang di extracomunitari, le strade dei centri cittadini di notte diventano pressoché impraticabili, in spiaggia si contano più venditori abusivi dei turisti, proliferano occupazioni abusive e campi rom, e il governo che fa? Scende in campo direttamente per garantire la sicurezza alle nostre città? Mette in piedi un piano di controllo dell’illegalità? Si adopera per riportare tutto nelle normalità? No. Nulla di tutto questo. E a chi chiede – più o meno stupito – il perché di questa situazione, la risposta è sempre e solo una: mancano i soldi. Non ci sono fondi per intervenire direttamente negli organici delle forze dell’ordine e nemmeno per garantire agli agenti di polizia, ai carabinieri e ai pochi militari ancora impiegati nell’operazione “strade sicure”, le dotazioni minime necessarie.

Così la strada alla fine della fiera è sempre la solita: chi riesce a cavarsela da solo lo fa, gli altri sono in balia di venditori abusivi, gang di extracomunitari che spadroneggiano in città, di rapinatori e di ogni genere di furbo e furbetto.

L’importante, almeno per il governo Renzi, non è tanto che la stazione centrale di Bologna torni a essere un posto civile, e nemmeno che  Roma Termini venga tolta dalle mani delle bande organizzate di cittadini dell’Est e restituita a pendolari e ai turisti. Quello che conta è che i cieli della Lituania siano controllati e, soprattutto, sicuri.

Ma, per dirla alla Di Pietro maniera, che c’azzecca la Lituania con il nostro Paese? C’azzecca eccome. Non fosse altro per i 7 milioni circa di euro che ogni anno Roma spende per sorvegliarne lo spazio aereo. Che poi le caserme italiane siano vuote e condannate a diventare grandi mausolei del nulla spesso nel centro delle nostre città è un’altra storia. Ma la Lituania no, non sia mai che qualcuno o qualcosa, fosse anche un calabrone distratto, pensi di invaderne lo spazio aereo.

E così mentre barchette e barconi di ogni tipo, giorno dopo giorno sbarcano sulle coste del nostro Paese centinaia di migliaia di clandestini, l’importante è garantire sicurezza ai Lituani.

Così tanto importante che Renzi ha pensato bene di prolungare il tempo dell’operazione che avrebbe dovuto terminare ad aprile fissando la nuova data di “end” per la fine del mese di agosto. Ma già qualcuno, nei corridoi dei Palazzi romani, è pronto a scommettere che tra 10 giorni non rientrerà nessuno e che tutto continuerà come prima con l’Italia a giocare un ruolo di prima linea nella “Baltic air Patrol”, un programma di difesa dello spazio aereo svolto a turno dai paesi Nato e che vede spesso la nostra Aeronautica in prima fila. L’Italia, infatti, è l’unico paese della Nato ad aver garantito la propria presenza ai quattro alleati privi di forze di difesa aerea. Oltre alla Lituania, si tratta di Islanda, Slovenia e Albania.

Così, mentre il ministro Pinotti spiega che si tratta di operazioni di routine utili a controllare anche il nostro spazio aereo per evitare eventuali invasioni – quelle che al momento avvengono sotto gli occhi di tutti via mare -, i nostri militari sono in Lituania, schierati nella base militare di Siauliai. Normale? Certo che sì, tutto normale. Purtroppo.

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