Le banche italiane non passano l’esame. Ma con noi sempre prepotenti

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Le banche italiane ‘faticano’ all’esame della Bce. Due non superano gli stress test, Mps e Carige, due si salvano solo con le ultime misure aggiuntive, Bpm e Popolare Vicenza, cinque (Banco Popolare, Bper, Pop. Sondrio, Creval e Veneto Banca) con le misure di rafforzamento del 2014. Ma il dato rilevante è quello che riguarda la svalutazione degli attivi a seguito della Asset quality review: 12 miliardi (3,5% degli asset) per le banche italiane, il dato peggiore in Europa. Seconda la Grecia con 7,6 miliardi, mentre la Germania si ferma a 6,7 miliardi. In questo scenario, comunque, arrivano le assicurazioni di Bankitalia e Tesoro: il sistema è solido, non ci sono rischi per i risparmiatori. A pesare, puntualizza Via Nazionale, in una simulazione “apocalittica, quando ancora non siamo all’apocalisse”, solo le ipotesi di crescita bassa e i pochi aiuti pubblici concessi. I risultati italiani si inseriscono nel quadro di quelli europei: 25 bocciature, che scendono a 13 considerando le misure aggiuntive 2014, e una carenza di capitale totale di 10 miliardi. In tutto, alle due banche italiane bocciate sono richiesti interventi ‘riparatori’ per 2,9 mld: 2,1 per Mps, che diventano 1,35 mld senza considerare il rimborso dei Monti bond, e 814 mln per Carige. Proprio da Genova, in attesa di Siena, arriva la prima risposta ‘operativa’. Carige si prepara a garantire la copertura della carenza di capitale da 814 mln indicata dalla Bce “prevedendo un aumento di capitale per un importo non inferiore a 500 milioni” e operazioni di dismissione delle attività del gruppo “operanti nel comparto assicurativo e nei settori del private banking e credito al consumo”. Non solo. La banca ha acquisito l’impegno di Mediobanca a “pre-garantire fino a 650 milioni l’integrale sottoscrizione dell’aumento di capitale, qualora il maggiore importo venisse ritenuto necessario ai fini della validazione delle misure del Capital Plan da parte della Bce”.
(AdnKronos) – Il ‘caso’ più scottante resta Mps. L’esigenza di capitale finale necessaria per fronteggiare gli eventi sfavorevoli ipotizzati nello scenario avverso dello stress test è pari a 2,11 mld. Sotto la guida dei nuovi vertici, evidenzia comunque Bankitalia, “sono stati conseguiti importanti risultati, in particolare sul piano della razionalizzazione organizzativa e dell’abbattimento dei costi”. E il risultato del Comprehensive Assessment “riflette il forte impatto dello scenario avverso dello stress test, che non ha considerato le ipotesi previste nel piano di ristrutturazione approvato dalla Commissione europea. Il fabbisogno di capitale rilevato è in parte determinato dall’ipotesi di restituzione entro l’orizzonte dello stress test della parte residua degli aiuti di Stato di cui la banca ancora beneficia in linea con l’impegno preso con la Commissione europea”. Non tenendo conto di tale impegno, la carenza di capitale risulta pari a circa 1,35 mld. La banca, che sabato sera ha già riunito il consiglio di amministrazione, dice Bankitalia, ora sottoporrà un piano di rafforzamento patrimoniale e le conseguenti modifiche del piano di ristrutturazione, rispettivamente, alle autorità di vigilanza e alla Commissione europea. In cda, conferma in una nota Mps, è stato avviato l’esame delle potenziali azioni da includere nel Capital Plan, con il sostegno di Ubs e Citigroup quali advisors finanziari. Ma la prospettiva di una aggregazione resta per Rocca Salimbeni una strada auspicabile, forse obbligata. “Se ci fosse, a prescindere dallo short fall ma ancora di più con questo esercizio, un’operazione che rendesse Mps più forte e permettesse di aumentare il suo sostegno all’economia non saremmo felici, ma di più”, dice eloquentemente Fabio Panetta, vice direttore generale di Bankitalia. Via Nazionale, infatti, “non ha preclusione a qualsiasi eventualità che possa rendere le banche interessate più robuste, più forti per sostenere la crescita dell’economia”. A maggior ragione nel caso di Mps che “è una banca in convalescenza”.

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