LE BANCHE FANNO CREDITO ALLE GRANDI IMPRESE NON ALLE PMI

di REDAZIONE

Nuovi prestiti negati, affidamenti in essere dimezzati, scoperti di conto correnti ridotti in media del 30%. Questo il quadro da allarme rosso che emerge dall’indagine di Unimpresa sul credito alle imprese italiane nel primo quadrimestre del 2012. Secondo lo studio, il ritmo degli impieghi bancari e’ drasticamente rallentato nei primi mesi di quest’anno, peggiorando una tendenza in atto gia’ nella seconda meta’ del 2011. In generale si assiste a un crollo attorno al 50% dei finanziamenti degli istituti alle aziende.

L’indagine e’ stata realizzata attraverso un sondaggio a campione tra le 130.000 associate di Unimpresa, condotto nelle 60 sedi provinciali dell’associazione. La stretta delle banche risulta omogenea in tutti i settori produttivi, con alcuni picchi negativi nell’edilizia e nel commercio. Nel primo caso si scontano gli effetti della bolla immobiliare e del rallentamento delle vendite di appartamenti, specie quelli di nuova costruzione. I commercianti, invece, risentono delle difficolta’ causate dal calo dei consumi. Cala il fatturato e di conseguenza si riducono i margini per le linee di credito.

“Le indicazioni recenti della Banca d’Italia, secondo cui ci sarebbe stata una inversione di tendenza nell’ultimo periodo, evidentemente non tengono conto della frammentata realta’ dell’economia del nostro Paese: probabilmente i canali bancari sono stati parzialmente riaperti per i grandi gruppi industriali, ma di sicuro il denaro non e’ arrivato alle micro e piccole e imprese che rappresentano il tessuto produttivo italiano. La nuova liquidita’ della Banca centrale europea recentemente annunciata da Mario Draghi stavolta deve necessariamente essere destinata a sostenere il credito bancario per le impresse” osservano a Unimpresa. “La stretta dei rubinetti dei prestiti al lo sportello e’ arrivata a livelli insopportabili, ormai le imprese sono stremate, il disastro e’ vicino” rileva l’associazione convinta  che “bisogna creare le condizioni per uscire dalla bufera e agganciare la ripresa”. “Le prime due aste di liquidita’ della banca centrale hanno garantito agli istituti italiani oltre 250 miliardi di euro: una montagna di quattrini di cui tuttavia non ha beneficiato l’economia reale” spiegano. “Adesso serve una svolta, bisogna rimettere in moto il mercato del credito”.

In effetti gli istituti di credito italiani, dopo le due aste Ltro portate avanti dalla Bce, “hanno le risorse per sostenere un recupero nella domanda di credito”. A spiegarlo, nel suo discorso al Consiglio Italia-Usa, il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, secondo cui, tuttavia “gli effetti di una crescita del credito emergeranno solo gradualmente”. Molto, per Visco, dipendera’ “dall’evoluzione delle condizioni economiche, che avra’ effetti sulla domanda di credito”. In Italia, ha ricordato, 112 banche hanno partecipato alle operazioni della Bce di dicembre e febbraio, ricevendo 140 miliardi.

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3 Comments

  1. Federico Tonini says:

    Il vero problema non è quello del credito, una azienda non dovrebbe vivere a debito.
    Il problema è che le aziende non guadagnano ouù perchè sono strangolate da :
    1
    Un costo del lavoro eccessivo.
    2
    Un carico fiscale assurdo, che gli lascia solo i soldi per sopravvivere.

    Tra tutti gli scarafaggi della politica che vanno a sparare le loro cazzate nei talk show, non ne ho sentito uno dire che se aboliamo ruberie e privilegi tutto va a posto.

  2. Trasea Peto says:

    Rinnegano il fascismo ma fanno di tutto per tornare ai “bei tempi” del ventennio quando lo Stato controllava tutto nel nome del nazionalismo italiano.

  3. lelia kita says:

    Siamo governati dai banchieri e dai loro lacché. Queste sono le istruzioni che, sotto sotto , impartiscono. La colpa è solo nostra, che siamo pigri a reagire. In sintesi siamo stati e siamo tuttora dei pecoroni. Amen!

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