Le banche ci fregano ancora col mutuo variabile. Ecco come

banchedi Fabrizio Patti – Sono tantissimi gli italiani che hanno un mutuo variabile, e tantissimi quelli che stanno subendo una fregatura. Il motivo? Il tasso Euribor, a cui sono legati i mutui a tasso variabile, è negativo dalla metà del 2015 ma i mutui non scendono quanto dovrebbero. Le banche applicano quella che si chiama “clausola floor”. Un esempio chiarisce le idee: con l’Euribor a tre mesi a quota -0,26% (valore di maggio) e uno spread applicato dalle banche pari all’1%, l’interesse applicato al mutuo dovrebbe essere pari allo 0,74 per cento. Invece, grazie a questa clausola, le banche portano l’Euribor pari allo zero e l’interesse applicato all’1 per cento. Possono farlo? Dipende: in teoria solo se questa “clausola floor” è stata inserita nei contratti stipulati dai clienti. In caso contrario non dovrebbero. In realtà, però, lo fanno lo stesso.

Dopo mesi di denunce da parte delle associazioni di consumatori, la Banca d’Italia ha mandato, lo scorso 3 febbraio, una lettera piuttosto chiara agli istituti di credito. «Gli intermediari – si leggeva – dovranno astenersi dall’applicare di fatto clausole di “tasso minimo” (“floor clause”) non pubblicizzate e non incluse nella pertinente documentazione di trasparenza e nella modulistica contrattuale». Eppure, denuncia l’Adusbef, nulla da allora è cambiato. «Ci occupiamo da molto tempo di questa vicenda – dice il presidente dell’associazione di consumatori, Elio Lannutti -. Abbiamo pubblicato un facs-simile sul nostro sito e ricevute moltissime segnalazioni, che abbiamo girato alla “Banda d’Italia”». Il risultato? Bankitalia «ha fatto una circolare, che però è stata disattesa. E non ha sanzionato nessuno». Siamo in attesa di una conferma da Banca d’Italia circa l‘assenza di sanzioni. «Non abbiamo notizie di sanzioni da parte di Banca d’Italia», aggiunge Vincenzo Somma, direttore responsabile di Altroconsumo Finanza, una delle prime associazioni di consumatori a sollevare il problema.

Bankitalia «ha fatto una circolare, che però è stata disattesa. E non ha sanzionato nessuno»

Elio Lannutti, presidente Adusbef

Cosa deve fare chi ha un mutuo variabile? Due cose: controllare il contratto. Se non c’è una clausola “floor” attivarsi per chiedere un rimborso. La procedura èspiegata dal sito Euribor.it. «Il primo passo è quello di presentare una domanda di risarcimento all’Ufficio Reclami dell’istituto. La banca avrà 30 giorni di tempo per rispondere. In alternativa ci si può rivolgere all’Arbitro bancario finanziario, che ha il ruolo di risolvere le controversie tra banche e clienti».

Diversi clienti, continua il sito, «hanno ottenuto il rimborso. Tra le banche che hanno risposto positivamente, qualcuna ha ammesso l’errore, altre hanno accettato la richiesta “per mero spirito conciliativo” e poi c’è chi ha rimborsato quanto pagato di troppo per le rate precedenti ma poi ha calcolato nuovamente le rate successive in modo scorretto».

Se invece la clausola floor è prevista, non c’è molto da fare. TuttaviaAltroconsumo, ha deciso il 17 maggio di inviare una segnalazione all’Autorità Antitrust (Agcm). Si chiede di avviare un’istruttoria nei confronti di una lista di banche, per accertare l’eventuale esistenza di un’intesa restrittiva della concorrenza, ovvero di un cartello. Queste banche, in altre parole, si sarebbero messe d’accordo per introdurre contemporaneamente la clausola (oppure la semplice pratica) che prevede di portare a zero l’Euribor.

Altroconsumo fa i nomi di chi ha adottato la clausola floor. Si tratta di Banco Popolare, Banca Popolare Emilia Romagna, Credito Valtellinese, Deutsche Bank, Ubi Banca, Unicredit, Unipol Banca e Veneto Banca. Insieme rappresentano il 53% degli impieghi bancari e il 32% del numero di agenzie sul territorio nazionale. Una bella fetta di queste banche hanno adottato le clausole nello stesso anno, cioè il 2015 (in effetti, quando l’Euribor è sceso in territorio negativo). Sono Banco Popolare, Banca Popolare Emilia Romagna, Credito Valtellinese, Deutsche Bank, Ubi Banca e Veneto Banca. Assieme hanno il 37% degli impieghi. Come dire che per oltre un terzo del mercato il l’Euribor è come se fosse ancora pari a zero. «La vicenda è grave perché in genere i consumatori non hanno contezza dell’esistenza di tali pratiche – conclude Somma -. In genere siamo noi ad accorgercene, quando i consumatori ci inviano la documentazione per problemi relativi ai mutui».

 

da www.linkiesta.it

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