Indipendenza, associazioni di cultura veneta mobilitate sul referendum

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

In questi ultimi decenni i Veneti sono andati prendendo coscienza della propria identità etnica: è un processo graduale, che si è sviluppato con il rinnovato interesse per la storia, con la ripresa della parlata locale, con il fiorire di mille manifestazioni ed iniziative.
Spesso i mass media hanno prestato attenzione solo all’impatto politico di questa trasformazione culturale: l’impatto maggiore sull’opinione pubblica è stato il montare di grandi aspettative.
Dopo tanto parlare di federalismo e di riorganizzazione dello stato (in termini di maggiore autonomia locale e di vera responsabilità in capo a chi dovrebbe rappresentare le diverse comunità), in pratica non si è vista nessuna seria elaborazione programmatica, né l’attuazione di riforme concrete che rispondessero a queste forti istanze sociali. Se si facesse un paragone con gli anni Ottanta, si può dire che la politica su questo terreno non ha prodotto alcun risultato.
Oggi le istituzioni restano bloccate agli schemi ideologici di un secolo fa, sono incapaci di cogliere e di valorizzare le risorse culturali e produttive del territorio; di conseguenza, la società diviene sempre più degradata e disgregata. La perdita del legame con i valori tradizionali fa da perfetto contrappunto sia al disfacimento economico che si abbatte su famiglie e imprese, sia al disarmante vuoto di idee in capo alla classe dirigente.
Alla base del nostro lungo impegno vi è la convinzione che una società vitale, che guarda con sicurezza e serenità al suo futuro, è quella che si mantiene stabile e radicata nel suo rapporto con il passato. Per questo è essenziale coltivare la Tradizione e farne il fulcro dei progetti per il domani.
Sono i valori di una comunità a rendere armoniosi i rapporti interpersonali e sociali: ogni uomo è come l’anello di un’infinita catena generazionale, che collega gli antenati con la posterità.
Come Veneti abbiamo consapevolezza sulla continuità storica della nostra Civiltà, edificata sulla lotta, sui sacrifici e sulle realizzazioni di chi è venuto prima di noi.
Lo stato italiano ha invece aperto scenari sul futuro (quali l’indebitamento fuori controllo e la delega indiscriminata agli organismi internazionali di scelte fondamentali) che preludono a peggioramenti continui: un’esperienza durata un secolo e mezzo non solo ci ha fatto conoscere una profonda mancanza di rispetto per la nostra storia e per i nostri valori spirituali, ma ora il fallimento dell’attuale organizzazione pubblica si traduce persino nell’impossibilità di un’esistenza libera e dignitosa.
L’attuale mancanza di reale peso politico in capo agli enti locali (che dovrebbero rappresentarci) e la vergognosa ed intollerabile ingerenza di potenti lobbies nelle scelte che riguardano la collettività, stanno rendendo invivibile la nostra terra, che sembra divenuta terra di conquista per ogni tipo di speculazione, fino ad apparire ai più come proibitiva per una vita normale e dignitosa: a cominciare dallo scadimento della scuola e dell’educazione, per finire con la precarietà del lavoro, per tanti giovani abitare in una propria casa e formare una famiglia è divenuta un’impresa impossibile.
La disastrosa condizione economica italiana non è dovuta a insuperabili problematiche economiche, ma al complessivo declino di diversi popoli costretti ad una convivenza forzata, tutti accomunati dalla sottomissione ad una casta che sa solo approfittare delle loro disgrazie.
Davanti alla concreta minaccia di estinzione per il nostro popolo, il nostro impegno culturale non può limitarsi a valorizzare la storia e l’identità, ma deve oggi anche tradursi in termini di difesa diretta dei diritti nazionali dei Veneti.
Noi siamo intervenuti ad animare il coordinamento “Il Veneto decida” non per modificare la natura delle nostre organizzazioni o per mettere da parte le nostre attività: tutto ciò che abbiamo prodotto in questi anni proseguirà indisturbato, anzi si svilupperà ancora.
La scelta di coordinarci con altre persone e organizzazioni è diretta ad un unico fine: far pronunciare i Veneti sul loro futuro, per rendere conoscibile la loro volontà anche nel caso decidessero di abbandonarsi alla corrente che li sta sospingendo verso il baratro.
Vivere o morire, anche sul piano culturale, deve però essere una loro decisione: questa assunzione di responsabilità è la premessa indispensabile alla rinascita culturale di questo popolo.
Se è vero che l’indipendenza è ormai la strada divenuta obbligata perché i Veneti abbiano un futuro e se è vero che un referendum sull’indipendenza (che consulti gli aventi diritto al voto) è la via maestra che legittima quell’obiettivo, allora il nostro impegno diretto in questo processo non contrasta con il nostro ruolo culturale, ma è anzi un coraggioso contributo a costruire nuove condizioni generali nella vita pubblica, perché la Civiltà Veneta possa ancora esistere e prosperare.

Comitato per la commemorazioni Storiche della Milizia Veneta “I°Rgt Veneto Real”; Associazione Culturale Europa Veneta;
Associazione Culturale Veneto Nostro/Raixe Venete.

 

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11 Comments

  1. Carlo De Paoli says:

    L’unione di tutta l’Italia sotto la corona dei Savoia, dinastia opportunamente convertita, disonorevolmente, alla massoneria, è stata realizzata allo scopo di superare le autonomie degli Stati pre-unitari.
    Unità politiche caratterizzate dal forte dall’attaccamento dei cittadini al proprio Stato nel quale si riconoscevano per esserne, per tradizione, direi, genetica, fondatori e sudditi.
    E per tradizione continuatori dell’Opera dei Padri, come è stato scritto.
    Questa forza sociale, e statuale, è stata sostituita da volatili Partiti in eterna e costante lotta fra di loro.
    Ciascuno teso ad accrescere se stesso a danno della “concorrenza”.
    Questo “fenomeno” è stato magistralmente descritto, nella prima metà del secolo scorso, dalla scrittrice Simone Weilin in un breve “saggio”: – “MANIFESTO PER LA SOPPRESSIONE DEI PARTITI POLITICI” -.
    Tra le considerazioni della Weil: -“I partiti sono organismi costituiti in maniera tale da uccidere nelle anime il senso della verità e della giustizia – e ancora – Le lotte tra fazioni nel periodo del Terrore furono governate dal pensiero così ben formulato da Tomskij: -“Un partito al potere e tutti gli altri in prigione”- Così, – conclude la Weil – sul continente europeo, il totalitarismo è il peccato originale dei partiti”-.
    Ma in prigione possono essere inviati, “i partiti”, o gli uomini che li compongono, da una Magistratura che sia complice di uno di loro.
    È quello che è accaduto in Italia, e ancora accade.
    E nel mentre noi cittadini “giochiamo” a massacrarci fra noi, in nome di una ideologia “straniera”, chi l’ha promossa continua l’opera di impossessamento delle nostre ricchezze, del nostro lavoro, della nostre vite, con il pretesto dell’€uropa e con lo strumento dell’€uro.

    E il rabbino Baruch Levi così scriveva a Carl Marx nel 1848:

    «Il popolo ebraico, considerato nel suo insieme, sarà egli stesso il suo proprio Messia. La sua signoria sul mondo sarà raggiunta mediante l’unificazione delle altre razze umane, la eliminazione delle frontiere e delle monarchie, che sono i bastioni del particolarismo, e mediante l’istituzione di una repubblica mondiale, che accorderà dappertutto i diritti civili agli ebrei. In questa nuova organizzazione dell’umanità, i figli di Israele diventeranno dappertutto, senza incontrar ostacolo, l’elemento direttivo (…). I governi dei popoli compresi in questa repubblica mondiale, con l’aiuto del proletariato vittorioso, cadranno tutti senza difficoltà in mani ebraiche. La proprietà privata verrà soffocata dai dirigenti di razza ebraica, che amministreranno dappertutto il patrimonio statale.
    Così la promessa del Talmud sarà adempita, cioè la promessa che gli ebrei, venuti i tempi messianici, possederanno la chiave dei beni di tutti i popoli della Terra»
    (Revue de Paris, anno XXXV, numero 2, pagina 574).

    Lascio a voi giudicare se qui non si preconizza e si progetta la «eliminazione fisica o culturale della diversità e dunque scomparsa di popoli e culture», la più feroce discriminazione razziale, lo sfruttamento del prossimo, la violazione ripetuta dei diritti umani.

  2. A ghe n’apropfito de sto articolo par sovegnerghe a sti boni toxati veneti, a malencor, ke li staga tenti a no far màsa edeoloja parké me par ke li sipia drio far come li taliani ke li ga ridoto la storia e la coultura de l’ara talega a coela de le Roma e de li romani e al memo luri li reduxe la storia e la coultura veneta a coela de Venesia.
    Ente la tera veneta no ghè lomè ke Venesia!
    A garia anca de l’altro da dir ma me reservarò de dirlo ente n’altro momento.

  3. Comitato Ultimi Veri Venexiani says:

    Gera hora che i Veneti i capisse quanto inportante & fondamental che xe la “UNIONE MARCIANA”; tuti soto el segno sacro & forte de SAMARCO par la Vitoria final.
    E fu l’inissio de la fine……….
    WSM

  4. Ke tristesa!
    Perdarse drio a on referendo farsa, ke mai la Rejon taliana del Veneto la podarà edir, ke tristesa|

    • pierino says:

      de chi parlito? el partito iv el vol diventar el primo partito veneto e indir el referendum in regione…

      mentre plebiscito lo fa e basta. el 16 febbraio (more veneto)

      • Si si anca la Lega, ogni tanto, la fea li so sondaj,
        e la domenega la feeva piantar gaxebi par tegner vivo el fogo de la iluxion ente l’anemo de li so militanti bauki.
        Par ani la li ga drogà co ste ensemense come li alpini co la graspa.

        • pierin says:

          asa stare la Lega che de quela gente li se ne freghemo da taanto tempo.
          non te ghe risposto. qual elo er referendum farsa?

          pare che te smisi su le robe e no te ghe le idee ciare

  5. Roberto Porcù says:

    A lavorare come un mulo, o meglio come un veneto, deve essermi sfuggito qualcosa.
    Ci sarà un referendum il 16 febbraio ?
    Con che modalità ?
    Grazie

  6. gianni says:

    ottimo, tutti uniti al voto del 16 febbraio.
    sarà un evento epico

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