Le “ancelle” del crac. Quando la Divina Provvidenza ha un buco da 500 milioni

di REDAZIONEDivina-Provvidenza

Vanno avanti dalla fine degli anni novanta le difficoltà economiche dell’Ente Ecclesiastico ‘Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza opera Don Uva onlus’ al centro del crack finanziario da 500 milioni di euro per il quale  la Guardia di Finanza di Bari, su disposizione del gip del tribunale di Trani, Rosella Volpe, a seguito di una richiesta della Procura della Repubblica, in particolare dell’aggiunto Francesco Giannella e del sostituto Silvia Curone, ha eseguito 10 ordinanze di custodia cautelare (7 ai domiciliari e 3 in carcere) con le accuse di associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta ed altri reati. Il provvedimento ha riguardato anche due suore ai vertici dell’istituto. Indagato il senatore del Nuovo Centrodestra, già presidente della commissione bilancio di palazzo Madama ed ex sindaco di Molfetta, Antonio Azzolini. Per lui è stata inoltrata la richiesta di arresto al Senato. Secondo gli inquirenti le cause del default, prima del commissariamento, vanno individuate in “una gestione totalmente svincolata dai criteri di una corretta amministrazione aziendale, in cui per decenni è mancata persino una contabilità ed organi che controllassero la rispondenza ad economicità delle operazioni gestionali” ma anche “nell’inesauribile serie di appropriazioni, sperperi, dissipazioni, forniture fuori mercato con contratti a tutto favore dei terzi ed a tutto danno dell’Ente” e nelle “assunzioni clientelari in momenti di crisi, allorché contemporaneamente si procedeva a consistenti riduzioni di personale per poter accedere agli ammortizzatori sociali previsti dalle norme vigenti”. E infine nelle “assunzioni di personale inutile oppure destinato a mansioni del tutto svincolate dalle professionalità richieste”.

 

Uno dei casi più clamorosi di presunta sottrazione di patrimonio aziendale sarebbe rappresentato dagli oltre 30 milioni di euro e da un immobile destinato a clinica privata a Guidonia intestati fittiziamente ad altri Enti Ecclesiastici paralleli gestiti dalle suore della Congregazione, nel tentativo di sottrarli ai creditori e quindi anche allo Stato. Nell’aprile 2012 la Procura ha chiesto il fallimento dell’Ente Religioso. Del resto l’amministratore straordinario, in una delle sue relazioni, ha lanciato un pesante atto di accusa nei confronti di coloro che si sono avvicendati alla guida dell’Ente a partire dalla fine degli anni ’90. Per il commissario sarebbero responsabili di aver fatto emergere con ritardo lo stato di insolvenza della Casa della Provvidenza e di conseguenza avrebbero aggravato il dissesto. “La consapevolezza dello stato di insolvenza, che si manifesta allorquando l’intensità e l’entità delle perdite economiche, unite alla scarsa solidità dell’assetto patrimoniale, conducono all’incapacità dell’impresa di fronteggiare i propri impegni finanziari, cioè di soddisfare regolarmente e con mezzi ordinari le proprie obbligazioni – scrive – era nota agli amministratori fin dagli ultimi anni ’90”.

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