LE ALLUCINAZIONI SUL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

di MATTEO CORSINI

“Il punto è che con il raggiungimento del pareggio di bilancio non c’è bisogno di ritornare sul mercato e quindi il Paese uscirebbe da qualsiasi logica di determinazione dei propri tassi sul mercato e potrebbe imporre offerte che non si potrebbero rifiutare, o questo o niente.” (P. Benigno)

Ho letto e riletto questa frase, perché mi sembrava andare oltre i limiti di ciò che sono abituato a commentare. Pierpaolo Benigno intende sostenere che un rapido risanamento potrebbe, paradossalmente, aumentare le probabilità di default, nel caso in cui l’Italia non avesse bisogno del mercato e fosse governata da populisti (che mi pare di capire siano tutti coloro che osano dubitare del verbo di Monti e dei suoi ministri).

Non è tanto la sua idea di fondo che intendo commentare, quanto l’ipotesi che lui ritiene potrebbe dar luogo a questa sorta di default non causato da una effettiva situazione di insolvenza. Secondo Benigno, “con il raggiungimento del pareggio di bilancio non c’è bisogno di ritornare sul mercato”. Più rileggevo queste parole e più stentavo a credere ai miei occhi. Constatato, però, che la mia miopia non aveva subito una brusca accelerazione, ho dovuto concludere che quello fosse proprio ciò che Benigno intendeva dire.

Con oltre 1900 miliardi di debiti, tra capitale e interessi (e solo considerando BOT, BTP, CCT e CTZ), non vedo come il semplice pareggio di bilancio (peraltro complesso da raggiungere, essendo perseguito per lo più a suon di maggiori tasse) potrebbe consentire al Tesoro di non “ritornare sul mercato”. Non ci sarebbe più un importo extra da finanziare (il deficit annuo) rispetto a quanto scade, ma tutti i titoli che giungono a scadenza dovrebbero essere rinnovati. E sono centinaia di miliardi ogni anno (nel 2012, ad esempio, 337 miliardi, e il Tesoro conta di piazzare carta per circa 450 miliardi).

Un eventuale (e attualmente del tutto improbabile) surplus di bilancio potrebbe consentire di ridurre l’ammontare di titoli da rinnovare, ma non certo di non dover chiedere soldi sul mercato.

Insomma: se ci sarà un default, non sarà certo perché, pur non essendo insolvente, l’Italia deciderà di “imporre offerte che non si potrebbero rifiutare, o questo o niente”.

Non ci sarebbe da preoccuparsi se ragionamenti come quello di Benigno emergessero da una conversazione da Bar Sport; il problema è che questo signore insegna al’università.

 

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

One Comment

  1. Nicola says:

    La dichiarazione iniziale sembra quella di Don Vito Corleone: “Facciamogli un’offerta che non può rifiutare”

Leave a Comment