L’Azawad accoglie a braccia aperte i francesi, ex padroni coloniali

di STEFANO MAGNI

L’Azawad era riuscito a proclamare la sua indipendenza dal Mali appena 10 mesi fa. Ora, tutte le sue città sono nelle mani dei francesi, ex potenza coloniale. Eppure nessuno, nell’Azawad, pare stracciarsi le vesti. Anzi. A Timbuktu, che fino a un mese fa era una delle principali roccaforti delle milizie islamiche, il presidente francese François Hollande è stato portato in trionfo dalla popolazione locale. Come è possibile che il rappresentante della ex potenza coloniale venga accolto a braccia aperte? I più scettici denunciano propaganda e disinformazione. “Non è vero, non è vero! I francesi sono odiati come prima, sono i media francesi che mentono!”. E sono gli stessi che dicono “Non è vero che questa è una guerra di liberazione, è solo un’operazione per accaparrarsi le risorse del Mali!”. In realtà è assolutamente plausibile che i francesi, adesso come adesso, siano realmente accolti come dei liberatori dalla stragrande maggioranza della popolazione locale, indipendentemente dagli scopi del conflitto. Quelle folle festanti riprese dalle Tv francesi sono, con tutta probabilità, solo la punta di un iceberg di una maggioranza finora costretta al silenzio, che non vedeva l’ora che i vecchi colonizzatori ritornassero. E poco importa ad alcuno che Hollande sia intervenuto per tutelare l’interesse dei francesi più che per salvare la popolazione locale.

Ma come si fa ad accogliere a braccia aperte l’ex padrone coloniale (direbbe chiunque abbia a cuore il principio di autodeterminazione dei popoli)? Si fa. Perché non bisogna pensare all’Azawad come se fosse una nazione liberata e poi rioccupata: l’Azawad non è mai riuscito a liberarsi. E’ un paese che ha subito quattro occupazioni: prima francese, poi maliana e infine araba/islamica. Perché, lungi dall’essersi reso indipendente, l’Azawad ha subito, in questi dieci mesi, la più brutale delle occupazioni, ad opera delle milizie jihadiste di Ansar Dine, del Mujao e di Al Qaeda nel Maghreb Islamico, solo in parte costituite da guerriglieri locali. Si è trattato di un’occupazione subdola, spacciata come “insurrezione”. Ma di occupazione si è trattato. Prova ne sono quei 500mila abitanti dell’Azawad che sono fuggiti nel Mali pur di non vivere sotto il nuovo regime. Il Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad, lo scorso aprile, subito dopo la proclamazione di indipendenza, aveva reso noto a tutti i media di non voler avere nulla a che vedere con le milizie islamiche. Si è trattato di una brevissima illusione. L’alleato islamico, ben armato e determinato, ha imposto la sua legge fin dai primi giorni di indipendenza e senza incontrare alcuna resistenza. Come altri indipendentisti prima di loro, i tuareg dell’Azawad hanno fatto conto, troppo rapidamente, sul ragionamento “il nemico del mio governo centrale è mio amico”. E’ il peggior ragionamento possibile che un indipendentista possa fare. Il caso dell’Azawad dimostra che il nemico del mio governo centrale possa essere ancora peggiore del mio stesso vecchio governo centrale. I racconti dei fuggiaschi e dei sopravvissuti parlano chiaro: imposizione immediata della legge coranica, processi-farsa (celebrati in arabo e non nella lingua locale) contro qualsiasi sospetto di trasgressione, lapidazioni, punizioni corporali, pena di morte contro i “peccatori”, pattuglie della “moralità” per verificare che le donne fossero ben chiuse nel velo islamico. A Gao, una delle principali città dell’Azawad, era stato proibito agli uomini di parlare con le donne. Il divieto aveva suscitato un terrore tale, che i maschi scappavano al solo comparire di una donna all’orizzonte. Persino la musica (comprese le suonerie dei cellulari) era stata vietata. Nessuno dei cittadini dell’Azawad, un paese musulmano, aveva mai subito una simile oppressione fino a questi mesi. Pochissimi, anche fra i fondamentalisti, sapevano parlare la lingua araba dei nuovi dominatori. Benché islamico, il modo di praticare la religione locale non è stato più tollerato dai nuovi padroni, che si sono distinti con mostruosi atti di vandalismo, come la distruzione del portale dell’antica moschea di Timbuktu e dei santuari sufi. Non è ancora chiaro quanti degli antichi manoscritti siano stati distrutti o rubati.

Adesso, forse, è più facile capire perché i francesi vengano accolti come liberatori e non come coloni di ritorno. Ed è possibile comprendere perché i miliziani del Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad, si siano detti disposti a collaborare con le truppe europee. Proviamo ad immaginare una situazione analoga vicina a noi. Pensiamo a una Padania che dichiari la sua indipendenza e riesca a farlo solo perché ottiene l’appoggio militare di ultra-nazionalisti russi (come sogna ancora qualche leghista). Le basi militari italiane e americane vengono fatte sloggiare, si proclama il nuovo Stato, ma, una settimana dopo, gli ultra-nazionalisti slavi si impadroniscono di tutte le città. Non solo i cosacchi dissetano i loro cavalli nel Po, ma essendo ortodossi, fanno pure saltare per aria le porte del Duomo di Milano, radono al suolo tante altre chiese cattoliche in tutto il Nord Italia, saccheggiano, stuprano e iniziano a processare sommariamente i cittadini in tribunali in cui parla solo russo. Anche se questo è uno scenario di fantasia, può rendere l’idea? Se tornassero gli americani, non sarebbero da accogliere a braccia aperte? Il problema è, semmai: “e quando tornano gli italiani, che succede?”

E’ proprio questa la domanda che si stanno ponendo nell’Azawad. Perché, stando alla denuncia dell’inviato dell’Onu, l’esercito regolare maliano e milizie irregolari che lo seguono, stanno iniziando a “vendicarsi” contro gli indipendentisti, ammazzando a destra e a manca i tuareg e chiunque non abbia la pelle abbastanza nera, senza soffermarsi troppo a processarli. “Tutti i tuareg sono nemici dello Stato”, iniziano a dire i comandanti delle milizie filo-governative maliane. Le denunce delle nuove violenze etniche iniziano a fioccare, ad emergere da sotto il clamore per il trionfo francese. La nuova dominazione dell’Azawad potrebbe addirittura far rimpiangere gli islamici.

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