Non trovate un lavoro? Dovete solo ringraziare i sindacati!

di FRANCO FUMAGALLI

E’ banale ricordare che il benessere sociale, lo sviluppo si può avere solo con il lavoro, principio sancito, per altro, dalla Costituzione (Art.1, comma 1: L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro). Oltre all’insegnamento biblico che lo impone, si può constatare che nei paesi dove il lavoro non esiste, impera la povertà. Negli Stati dove il lavoro è un optional, come nel nostro paese, i risultati si toccano con mano. Individuare la causa, nel nostro caso, è fondamentale.

Ma chi gestisce il lavoro? I sindacati. Purtroppo per noi. Questi sindacati ancorati ancora a schemi ideologici superati, stanno affondando l’economia italiana. Ancora non si intravede un “ravvedimento operoso” nei loro  comportamenti. Sanno solo tutelare il “non lavoro” con una forma organizzata di “non lavoro”: lo sciopero. A questo tipo di sindacalismo vetero-comunista si  deve:

A- La delocalizzazioni delle attività produttive;

B- La diminuzione del numero complessivo dei lavoratori a tempo indeterminato;

C-  L’incremento a dismisura dei “postifici” pubblici;

D- Una forzatura delle regole economiche come il “contratto nazionale” di lavoro per categorie;

E- Un dissennato assenso alle politiche immigratorie incoraggiate dal peggiore  assistenzialismo delle congreghe pseudo umanitarie;

F- La squalificazione della scuola;

G- L’irresponsabilità degli incidenti sul lavoro o su gli inquinamenti prodotti, strutturalmente,  dalle aziende.

Le motivazioni elencate trovano riscontro nelle seguenti considerazioni, punto per punto:

A- La delocalizzazione delle imprese è iniziata proprio quando le leggi comuniste hanno alterato il rapporto di produzione inondandolo di significato politico. Infatti la produzione non ha bisogno di finti malati o assenteisti cronici super tutelati, per cui ad una legislazione del lavoro oppressiva, è seguito un sempre maggior impegno di adempimenti costosi e inutili. E gli imprenditori se ne sono andati, già negli anni Settanta. Risultato: andando all’estero gli industriali attivi hanno guadagnato ugualmente, forse di più, impoverendo il PIL del paese. Bel risultato!

B- Con le assunzioni di lavoratori dipendenti vincolate da leggi di natura esclusivamente politica, i datori di lavoro hanno rinunciato alle assunzioni a tempo indeterminato.  Hanno sostituito, ove possibile, i diretti dipendenti con dei professionisti utilizzati o cooperative per il tempo ritenuto necessario con la possibilità di sostituzione se non risultanti idonei. L’effetto si è fatto sentire nel lungo periodo. Non si può spiegare altrimenti  che in Italia il numero delle partite IVA sia maggiore di quello di tutti i paesi europei messi insieme. La disoccupazione giovanile è un’altra conseguenza di tale situazione. Oltre che ad una spiccata propensione delle attuali giovani leve a non lavorare, si può valutarla anche come sicura conseguenza delle faraoniche norme e adempimenti per le assunzioni. Un esempio: A fronte di una retribuzione di 900 euro mensili (di per sé stessa non entusiasmante) il datore di lavoro ne spende 2.000, per la presunta tutela del lavoratore. In realtà per mantenere sprechi e privilegi anche sindacali. Si è così venuta a creare il sindacalismo del non lavoro e delle basse retribuzioni.

C- L’estensione di un non necessario sistema pubblico con la sua ampia e cronica inefficienza, sta a dimostrare l’orientamento al fallimento della Triplice. Graniticamente tutelati, seguendo le teorie marxiane e comuniste, i “postifici” pubblici, hanno generato la maggior parte del colossale debito che sta uccidendo e non solo in senso economico, i cittadini operosi. L’enorme proliferare di enti inutili è il risultato di connivenze politico-sindacali.

D- Dato per certo che il costo della vita è inferiore in un determinato territorio della penisola, retribuzioni omogenee definiscono un differente potere d’acquisto e quindi disparità di trattamento dei lavoratori. Non è l’uguaglianza retributiva monetaria che deve risultare uguale. Identico dev’essere il reale potere d’acquisto delle retribuzioni. Anche questo è un contributo, una forma subdola di assistenzialismo che genera sperpero di risorse. Solo le imprese  sovvenzionate da fondi pubblici ovvero dal debito pubblico, si sono insediate nei territori a tradizionale inefficienza produttiva e a minor costo della vita. (Fiat docet). Con i risultati a tutti noti.

E- I perduranti vincoli sindacali di norme e leggi, hanno generato una conseguenza ancor più pericolosa: il traffico legale e illegale di immigrati. A parte il fatto che una consistente parte di questi non ha attitudini al lavoro, e non ci si riferisce a capacità personali ma a quelle religiose, la menzognera giustificazione che “gli italiani non vogliono più fare certi lavori umili” è data dal fatto che le retribuzioni effettive per certe mansioni sono tenute “contrattualmente basse”. Chi cerca lavoro perché alla fame è disposto a tutto.

F-  Certamente chi è stato illuso che con il conseguimento di “un pezzo di carta” fosse abile a occupare posti direttivi con stipendi dirigenziali, deve rivolgersi ai sindacati se non trovano un lavoro. Sono loro, i sindacati, che hanno trasformato la scuola in “eccelso postificio” a scapito della qualità dell’insegnamento e quindi della qualità dei licenziati. Fatte salve le eccezioni, naturalmente. Se sull’etichetta c’è scritto “vino doc” ma all’interno della bottiglia c’è solo acqua sporca, quale datore di lavoro assume titolari del “pezzo di carta”? Quelli che indipendentemente dalla scuola, sono bravi, volonterosi  e capaci per natura, trovano sempre il posto di lavoro ben retribuito. Anche all’estero, purtroppo. Non dimentichiamoci che i nostri laureati validi sono molto richiesti e lasciano il Paese. Complimenti ai sindacati per la creazione di inutili “lauree di fantasia”.

G- Mai, da che esistono, i sindacati sono stati colpevolizzati degli incidenti sul lavoro. Soprattutto su quelli mortali. L’ineffabile Triplice è onnipresente quando si tratta di difendere i fannulloni, quando protegge i titolari di malattie fasulle e ai tavoli della “concertazione”. Ma di responsabilità non se ne parla mai. I lavoratori muoiono e la Triplice si fa parte civile. Dove sono i sindacalisti quando mancano le sicurezze?  Dove sono quando le aziende inquinano? Dove sono quando le aziende chiudono per gli eccessivi oneri fiscali? Intenti ai “distacchi” o in permessi sindacali? I sindacati del “non lavoro” sono potere senza responsabilità. Intollerabile.

*Unione Padana Mantova 

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14 Comments

  1. Roberto Porcù says:

    ssssssssssssssssss!
    Io condivido totalmente quanto scritto, ma da quanto tempo ciò non è politicamente corretto, se non comportamento antisindacale?
    Siamo nella merda ed ancor più sprofonderemo.
    Quello stronzo di Monti (altra opinione non politicamente corretta) ha gravato tutti di tasse senza sfiorare i privilegi dei quali godono i politici ed i sindacalisti.
    I politici almeno hanno la scusa di essere stati eletti dal popolo bue, ma quest’ultimi sono di fatto Re senza investitura.
    ssssssssssssssssssssssss!

  2. Dan says:

    Il ventennio si riavvicina sempre di più. State tutti comodi e tranquilli

  3. ingenuo39 says:

    Bisognerebbe sempre dire queste Verità poi a forza di sentirle e ragionando con la propria mente anche i lavoratori piu restii si convinceranno che i Sindacati sono utili ai lavoratori, ma non questi che sono cialtroni incapaci perchè non avendo lavorato seriamente o pochissimo e anche magari malvolontieri non sanno che cosa sia veramente il Lavoro. Bravo Fumagalli e anche Giuseppe.

  4. Franco says:

    A veneto doc: guai a noi se avessimo il suo plauso!

  5. veneto doc says:

    che sfigati… pensate di essere nel medioevo?
    re artù e altre favolocazzate tipo la padania?
    MI SO VENETO E BASTA!
    GUAI A CHI VUOL UNIRE SOTTO UN SIMBOLO ARCAICO POPOLI DIVERSI CON STORIE DIVERSE!. COI LOMBARDI MAI!
    e poi i sindacati.. il problema sono i padroni, le banche, la finanza… gruppi lobbystici che voi de l’indipendensa (da che po’) difendete sempre. me fasì schifo!
    liberisti de merda.

    • giuseppe says:

      Un veneto comunista?
      Ma hai mai fatto una ricerca sul tuo albero genealogico?
      Sei proprio sicuro di avere origini venete?
      Non è per caso che vivi prossimo alla “Romagna mia, Romagna in fiore”?

    • Trasea Peto says:

      “Gnanca el can move ‘a coa par gnente” e i sindacati ciava skei al paron, ma anca a l’omo, el dipendente, el laorator.
      I pretende de farte da badate quanto ke inte’e Venesie el pi dee olte par parlar co’l paron no serve ke te vai criar soto ‘a cotola dea mama, parké el laora insieme co ti e te ‘o vedi tuti i di.
      Ghe sarìa serti paroni da tarar dentro na buza par quanto bastardi ke I xe, ma no xe el sindacato ke te dà na man, te sì ti e staltri ke laora co ti ke dovì eser boni farve vaèr. Pena ke te ciami ‘a badante(sindacati) par yutarte, te sì xà ciavà parké a ti gnente te riva in scarsea se no tante ciacoe.

  6. Vulka says:

    No, non solo loro ma anche i partiti, loro risaputi amici da sempre!

  7. giuseppe says:

    LA CAMUSSO E LA PRODUTTIVITÁ

    Recentemente il presidente del Consiglio Monti (di cui non sono proprio un fan) ha chiesto ai sindacati di fare la loro parte per aumentare la produttività dell’impresa italiana (e quindi anche la sua competitività all’estero dove i consumi non sono in calo come da noi) e la Camusso, Segretaria Confederale della Cgil, ha risposto che questa non dipende dai lavoratori.
    Certamente non dipende solo dai lavoratori, ci sono molte altre variabili che influiscono sulla produttività di un’impresa (e che non sono di competenza del sindacato) tuttavia i dipendenti di alcune imprese emiliane colpite dal terremoto hanno mostrato un encomiabile spirito di collaborazione e dedizione lavorando più ore a parità di salario per riattivarne quanto prima l’attività produttiva dopo i danni subiti. E’ per caso un’anomalia di un sistema apparentemente impermeabile ai cambiamenti, un caso più unico che raro dettato da circostanze eccezionali?
    La crisi economica dell’Eurozona, conseguenza sì di quella dei sub prime, della speculazione incontrollata e dei difetti di progettazione dell’euro, ma anche dell’enorme debito pubblico italiano accumulato da una classe politica irresponsabile, si sta abbattendo sull’imprenditoria italiana, sul manifatturiero e sulla PMI come un ciclone tropicale causando la chiusura di migliaia d’imprese, la perdita d’innumeri posti di lavoro e il suicidio di diversi imprenditori.
    La recessione in Italia si prolunga ormai da mesi e anche queste sembrerebbero circostanze eccezionali, paragonabili, secondo gli ultimi indicatori economici, solo alla crisi causata dalla 1° Guerra Mondiale.
    L’irresponsabilità dei politici di tutte le bandiere ha elargito in passato favori e privilegi a pioggia a quasi tutte le categorie, a destra non contrastando adeguatamente l’evasione fiscale e a sinistra garantendo i dipendenti pubblici e privati (ma non i precari) con prepensionamenti e ammortizzatori sociali a tempo indeterminato e sprecando soldi pubblici per salvare posti di lavoro d’imprese decotte.
    Il governo Monti ha già fatto il possibile sul piano fiscale e per recuperare sull’evasione ma con risultati contrastanti poiché l’aumento della pressione fiscale ha depresso ancor più l’economia del paese.
    Molto deve fare ancora sulla riduzione della spesa, ma vista la situazione e considerati i grandi vantaggi che godono i lavoratori dipendenti, non ci sarebbe motivo di ritenere che questi non possano mostrare un uguale spirito di collaborazione e dedizione per le sorti dell’economia italiana sull’esempio di quei pochi dipendenti emiliani menzionati.
    Se per magia in ogni impresa italiana ora in difficoltà i dipendenti collaborassero altrettanto col loro datore di lavoro per aumentare la produttività in attesa di tempi migliori by-passando il sindacato, tutti i sindacalisti dovrebbero trovarsi un lavoro vero, altro che: un ruolo di garanti nella realizzazione del progetto e nella difesa dei diritti che si acquistano con l’aderenza al progetto medesimo e bla, bla, bla…. Diventerebbero inutili.
    Questa magia non è poi così fuori dalla realtà se in ogni impresa si potesse derogare ai contratti nazionali e attraverso assemblee e l’elezione dei propri rappresentanti interni, i lavoratori potessero accordarsi con il management dell’impresa.
    Questo, che per i sindacati nazionali rappresenterebbe una capillarizzazione delle gabbie salariali, decreterebbe la loro fine.
    Anche ragionando in ambito nazionale su una riforma dello Statuto dei lavoratori, non sarebbe necessario aumentare le ore di lavoro a parità di salario per aumentare la produttività, anche perché questa si misura per ora di lavoro.
    Basterebbe solo rinunciare, anche temporaneamente, non a qualche diritto ma a dei veri e propri privilegi, anche se il sindacato li chiama conquiste, permettendo all’impresa di selezionare i dipendenti sulla base del merito e dei risultati, ma è meglio fare spallucce al governo e istruire la base di dare contro i crumiri, rispolverando i vecchi e cari arnesi della lotta di classe e difendendo anche i ladri e gli incapaci, se poveri e proletari, non è vero Camusso Airaudo e Landini? Meglio che restino tali e pure incazzati. Se no, che ci stiamo a fare noi sindacalisti?
    D’altra parte, sarà per questo che parlare di cogestione è come buttare fumo negli occhi dei sindacalisti? Sobbalzano sulla sedia, come se questa d’improvviso scottasse e ripetono con foga il solito ritornello: La cogestione? Sì, ma con i salari a livello di quelli dei paesi dove essa è attuata!
    Cosa impossibile da fare, almeno inizialmente, ragion per cui la cogestione e il confronto su di essa sono immediatamente affossati, meglio evitare di dover dire che nell’impresa cogestita (con la partecipazione agli utili del dipendente) i colleghi lavativi non sarebbero certo tollerati da quelli virtuosi. Qui da noi, infatti, si gioca a chi fa meno e se poi l’impresa va all’aria, chi se ne frega, tanto c’è lo Stato che ci viene in soccorso. Ma lo Stato o, se preferisci, il Sistema Italia, cara Camusso, è come una grande impresa cogestita e chi fa il proprio dovere, è stufo dei sindacati che proteggono gli imboscati.
    Per giustificare ulteriormente la sua esistenza e le sue prebende agli occhi dei lavoratori che lo pagano convinti che operi nel loro interesse, al sindacato conviene infine mostrare di non collaborare col Governo e fare il gioco delle parti (sociali in questo caso) e (se serve per giustificare uno sciopero generale di tanto in tanto) creare ad arte conflitti anche quando non ci sono o sarebbero inopportuni e nel recitare questa parte i sindacalisti sono dei veri artisti, dei maestri nell’arte teatrale.
    Sarei curioso di sentire cosa si dicono davvero a porte chiuse i vertici di Sindacato, Confindustria e Governo (…. la terza gamba) all’insaputa dei lavoratori. Ma chi ci garantisce dai Sindacati?
    Nell’impresa cogestita l’imprenditore ci mette i capitali e il suo ingegno, i dipendenti il lavoro e se lo Stato ci mette le infrastrutture, alla fine tutti ci guadagnano, ma in tutto questo che c’azzecca il sindacato?

  8. lory says:

    non è tutta colpa dei sindacati! e i politicanti ?????????

  9. Fabio says:

    i sindacati sono creati e mantenuti dal POTERE per intercettare e sterilizzare ogni dissenzo, controllando, veicolando ed addirittura eliminando all’origine ogni potenziale fonte di pericolo per se.

    Ai vertici dei sindacati non potevano che essere messe persone fidate anziché capaci, che controllino i lavoratori, demonizzino i comitati di base, li compattino contro il padrone cattivaccio e stupido che licenzierebbe persone capaci -che lo fanno guadagnare- solo per capriccio.

    Ne godono le nullità e mediocrità der cazzo che riescono ad entrare nello stato, nel pubblico in generale, e nelle aziende che rientrano nel’art.18. Vanno a costituire la Casta, scendono in piazza, avvelenano la società civile, sparlano di cultura e meritocrazia (loro!! gli illicenziabili di merda!!) …… da voltastomaco come le merde che passano col lampeggiante blu sulle corsie d’emergenza e fanno poi la morale -e multe- agli altri!!

    L’ultima chicca qualunque stamattina, al semaforo pedonale vicino la prenestina scatta il rosso e tutti ci fermiamo. Quasi tutti, perché chi invece riparte fregandosene del semaforo? un furgone della polizia di quelli per il trasporto materiale, senza neanche lampeggianti o sirene o scorta o niente di niente. solo perché Lui Può!

    queste merde per il solo motivo di aver vinto un concorso (magari poi si scoprono quelli entrati per altre vie tipo cooperative o concorsi truccati seguiti da mobilità interna) ragionano veramente come il marchese del grillo sprezzante ‘io so io e voi nun sete un cazzo!!’

  10. Ferruccio says:

    A Venezia il 15 Settembre 1996
    nasce la Repubblica Federale della Padania

    BUON COMPLEANNO PADANIA

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