Lavoro, la Svizzera taglia gli ingressi. E di brutto…

 di BRUNO DETASSIScomune lugano

La Svizzera sancisce che non ce n’è più per nessuno. Che prima occorre pensare ai residenti, poi agli altri. Tanto che il Consiglio federale ha fissato i contingenti per il prossimo anno limando gli ingressi. Il numero di lavoratori qualificati provenienti da Paesi al di fuori dell’Unione europea (UE) e dell’Associazione europea di libero scambio (AELS) autorizzati a venire in Svizzera infatti diminuirà.
Che accadrà dal prossimo anno? Nel 2015, le imprese svizzere potranno reclutare non più di  6500 specialisti cui sono messi a disposizione 2500 (-1000) permessi di dimora (1 anno e rinnovabile) e 4000 (-1000) permessi di soggiorno di breve durata (massimo 1 anno e prorogabile non più di un altro anno).
Non solo. Il Consiglio federale ha dato una stretta anche sui permessi di durata superiore ai 90/120 giorni per i fornitori di prestazioni provenienti dai Paesi dell’UE/AELS. Per questi lavoratori che  forniscono servizi e che non sottostanno all’accordo sulla libera circolazione delle persone, ci saranno non più do  2000 (-1000) permessi di soggiorno e 250 (-250) permessi di dimora. La Svizzera sa il fatto suo.
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3 Comments

  1. luigi bandiera says:

    La Svizzera e’ proprio per l’UNA E INDIVISIBILE.

    Cioe’, e’ lo stato degli SVIZZERI.

    Altro che l’itaglietta che si fa invadere dalla -FINE DEL MONDO- e poi si proclama in ogni secondo appunto una e indivisibile..!!

  2. Giancarlo says:

    Non è tanto il discorso dei lavori pesanti o sgradevoli, che comunque esiste, perché mi risulta che in Ticino ci sia un discreto astio contro i frontalieri lombardi che vanno a occupare posti nel terziario qualificato, in particolare in quelle tante ditte italiane traslocate lì per i noti vantaggi fiscali, burocratici e di maggiore efficienza in genere. Il fatto è che la confederazione è abituata a gestire da ben più lunga data un’immigrazione percentualmente superiore a quella che abbiamo in Italia (intorno al 20% deglii abitanti), dove i lavoratori con qualifiche medio-alte sono altrettanto numerosi di quelli poco qualificati o, diciamo così, nullafacenti, e, udite udite, i primi non trovano lavoro nei call center ma in posti adeguati a quelli in cui speravano e proprio per i quali li hanno fatti entrare in Svizzera . Il tutto viene gestito nel modo in cui gli svizzeri fanno qualsiasi cosa: con accuratezza, con controlli scrupolosi,con una supervisione quotidiana e soprattutto con poca o punta ideologia, ma con tanto, tanto pragmatismo, nel senso: l’immigrato è ok nella misura in cui concorre ad aumentare il pil svizzero, a consolidare la sua posizione al top tra le nazioni e a preservare la sua pace sociale rispettando le leggi, ma ancora più delle leggi le regole. Non troppo altruistico , se si vuole, ma assolutamente conforme al buon senso Da questo presupposto nasce tutto il resto, compresi i referendum per limitare gli ingressi.

  3. CARLO BUTTI says:

    Voglio vedere che cosa farà il governo svizzero, che sa il fatto suo, quando si accorgerà che i cittadini della Confederazione non vogliono svolgere i lavori più pesanti e sono restii a lavorare nei giorni festivi, come mi risulta da fonti sicure del Canton Ticino. Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca.

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