Lavoro: il 70% al Nord, il 40% al Sud. Ma c’è chi dice che l’Italia è tutta uguale

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di ROBERTO BERNARDELLI – Tasso di OCCUPAZIONE= 70% al NORD, 40% al SUD ! E’ un dato incredibile: quasi il doppio della gente che lavora ..e poi c’è chi dice che non ci sono differenze, che il problema è un altro (Europa, Immigrati..)… Il Nostro PRIMO problema è la differenza tra chi lavora e chi vive di rendite pubbliche.

In questi ultimi anni di crisi, il divario economico e sociale tra il Nord e il Sud del Paese è aumentato. Era un recente allarme della Cgia di Mestre che poneva a confronto i risultati registrati da 4 indicatori: il Pil pro capite, il tasso di occupazione, il tasso di disoccupazione, il rischio povertà o esclusione sociale. IL PIL In termini di Pil pro-capite, ad esempio, se nel 2007 (anno pre-crisi) il gap tra Nord e Sud del Paese era di 14.255 euro (nel Settentrione il valore medio era di 32.680 e nel Mezzogiorno di 18.426 euro), nel 2015 (ultimo anno in cui il dato è disponibile a livello regionale) il differenziale è salito a 14.905 euro (32.889 euro al Nord e 17.984 al Sud, pari ad una variazione assoluta tra il 2015 e il 2007 di +650 euro).

Al Sud le variazioni percentuali più negative si sono registrate in Sardegna (-2,3 per cento) in Sicilia (-4,4 per cento), in Campania (-5,6 per cento) e in Molise (-11,2 per cento). Buona, invece, la performance della Basilicata (+0,6 per cento) e della Puglia (+0,9 per cento).

LAVORO Sul fronte del mercato del lavoro le cose non sono andate meglio. Anzi. Se nel 2007 il divario relativo al tasso di occupazione era di 20,1 punti a vantaggio del Nord, nel 2016 la forbice si è allargata, registrando un differenziale di 22,5 punti percentuali (variazione +2,4 per cento). Nella graduatoria regionale spicca la distanza tra la prima e l’ultima della classe. Se l’anno scorso la percentuale di occupati nella Provincia autonoma di Bolzano era pari al 72,7 per cento, in Calabria si attestava al 39,6 per cento (gap di oltre 33 punti). La divaricazione più importante, tuttavia, emerge dalla lettura dei dati relativi al tasso di disoccupazione. Se nel 2007 era di 7,5 punti percentuali, nel 2016 è arrivata a 12 (gap pari a +4,5 per cento). Sebbene tutte le regioni d’Italia abbiano visto aumentare in questi ultimi 9 anni la percentuale dei senza lavoro, spiccano però i dati della Campania e della Sicilia (entrambe con un +9,2 per cento) e, in particolar modo, della Calabria (+12 per cento).

POVERTA’ Anche in materia di esclusione sociale, infine, la situazione è peggiorata. Se nel 2007 la percentuale di popolazione a rischio povertà nel Sud era al 42,7 per cento, nel 2015 (ultimo anno in cui il dato è disponibile a livello regionale) è salita al 46,4 per cento. In pratica quasi un meridionale su due si trova in gravi difficoltà economiche. Al Nord, invece, la soglia di povertà è passata dal 16 al 17,4 per cento. Il gap, pertanto, tra le due ripartizioni geografiche è aumentato in questi 8 anni di 2,2 punti percentuali.

“Il Mezzogiorno – dichiarava già un anno fa il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – ha delle potenzialità straordinarie ed è in grado di contribuire al rilancio dell’intera economia del Paese. Pensiamo solo al patrimonio culturale, alle bellezze paesaggistiche-naturali che contribuiscono a renderla una delle aree potenzialmente a più alta vocazione turistica d’Europa. Certo, bisogna tornare a investire per ammodernare questa parte del Paese che, purtroppo, presenta ancora oggi delle forti sacche di disagio sociale e di degrado ambientale che alimentano il potere e la presenza delle organizzazioni criminali di stampo mafioso. A nostro avviso, inoltre, bisogna riprendere in mano il tema del federalismo fiscale. Grazie al compimento di questa riforma potremmo avvicinare i centri di spesa ai cittadini, responsabilizzando maggiormente la classe dirigente locale che avrebbe sicuramente meno trasferimenti dallo Stato centrale ma, in cambio, beneficerebbe di una maggiore autonomia fiscale, elevando così l’efficienza della macchina pubblica. Il saldo per il Sud sarebbe comunque positivo: grazie anche alla solidarietà praticata dalle regioni più ricche, potrebbe beneficiare di maggiori risorse finanziarie di quante ne usufruisce adesso, innescando un meccanismo virtuoso che avrebbe delle ripercussioni positive anche nel resto del Paese”.

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4 Comments

  1. luigi bandiera says:

    BASTA..!!!!!
    L’italia non sara’ mai uguale dal nord al sud, o come dicono i prepotenti, unita.
    Possiamo unirci e convivere a patto che..??
    Ecco, si, a patto che tutti in parti UGUALI si sostenga il PALAZZO che poggia da sempre verso il BASSO..!
    Altrimenti DIVORZIO SECONDO LA LEGGE ITALIANA.
    BASTA… ITALIA!
    ITALIA BASTA..!
    ANCHE EU.

  2. caterina says:

    ma l’aspirazione di chi vive da Roma in giù non è il lavoro ma un posto pubblico, così niente fatica, né impegno personale, ma stipendio assicurato e buono, e ferie pure, semmai la possibilità di farsi timbrare il cartelline ed essere sempre “presente” anche quando si curano i fatti propri… a tutti i livelli!
    cosa che alla gente del nord non è mai piaciuta, ed anzi fino a qualche decennio fa essere “statali” era quasi un disonore…servi di Roma?! no… meglio andarsene..
    Oggi su cento prefetti novanta sono del sud… di che si lamentano quelli del sud?… fanno finta! chiàgnere e fottere si dice da quelle parti… e tuttavia io li vedo i pescatori che stanno fuori tutta la notte e magari addirittura devono guardarsi dal prendere certe qualità di pesci che gli scienziati di Brouxell ti proibiscono a beneficio dei confinanti, come se le acque dei mari avessero barriere…

  3. Alessandro Guaschino says:

    Quando si prendono in mano delle statistiche che considerano la Magna Grecia occorre sempre essere cauti, molto cauti poiché in quelle lande levantine così distanti dall’Europa il nero, il sommerso è la norma.
    Quindi prima di dire che il tasso di occupazione in mezzogiorno è il 40% occorre chiedersi quale sia il tasso del sommerso, prima di chiedersi quale sia la povertà occorre chiedersi a quanto ammonti il sommerso, l’evasione e il costo della vita.

    Preoccupiamoci della crisi economica delle nostre parti, dei nostri giovani che devono emigrare, della intollerabile pressione fiscale e tributaria imposta dagli occupanti e non preoccupiamoci degli Stati esteri: ne abbiamo già abbastanza di grane per nostro conto per doverci anche preoccupare di quelle della Magna Grecia.

  4. Riccardo Pozzi says:

    No, no sig. Bernardelli, nessuno dice che l’Italia è tutta uguale. Ci dicono che per quanto pestiamo i piedi l’Italia è unita. Punto.
    Vuol dire che possiamo mostrare tutte le percentuali del mondo ma loro non mettono in discussione la realtà oggettiva. La traduzione è che le regioni del nord produttivo, mediamente civico, attento alla spesa, moderatamente corrotto, ragionevolmente evasore e tutto sommato più simile alla baviera che alla Tunisia, si deve accollare la spesa del resto del paese senza tanti capricci e senza rompere le scatole con richieste di autonomia, che adesso hanno altri problemi e un sacco di cose da fare.
    Magari…!!! negassero le differenze di responsabilità politica tra nord e sud, non le negano, le tacciono, le omettono, le silenziano, le annacquano, così il rospo da ingoiare diventa dinosauro.
    Rifondazione leghista? No, disubbidienza fiscale. L’unica arma di massa che Roma teme.
    Purtroppo a comandare la città traino del nord, Milano, c’è la quintessenza della pavidità territoriale.
    Siamo molto indietro.

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