Lavoro, evasione, spesa pubblica. Nord e Sud non sono uguali, anche se votano per qualche Matteo

suddi MARCELLO RICCI

Un  autorevole quotidiano di Torino ha pubblicato i dati sull’occupazione molto dettagliati. Rendono evidente come Bolzano ha la disoccupazione più bassa d’Europa e come nell’ordine Puglia, Calabria, Sicilia, Calabria, hanno tassi del 21 – 23% molto vicini a Spagna e Grecia.  Perché il Nord lavora e il Sud molto meno?
Questo quadro di un Paese spaccato è il quadro cronicizzato di differenze storiche mai accorciate. In teoria, secondo il quadro prospettato in  Padania si vive bene, al Centro si vivacchia e il Mezzogiorno è in miseria. Fortunatamente così  non è, anche i meridionali mangiano, vestono e si divertono come gli altri. Perché allora ci si chiede il mondo reale e così diverso da quello ufficiale fotografato dalle rilevazioni statistiche?
In Padania industrie e commercio sono rappresentati  principalmente da  medie e piccole imprese che per molteplici ragioni sono alla luce del sole, in regola in massima parte con previdenza e fisco, mentre nel Mezzogiorno pullulano artigiani, agricoltori e commercianti che operano individualmente o con micro-aziende famigliari; in virtù di ciò, nonostante il sole splendente prediligono il “nero” tributario e previdenziale.  Si badi bene non odiano fisco e previdenza, anzi li adorano, sono laghi di denaro da cui partono  per loro solo fiumi efferenti.
Ospedali, pensioni, assegni di invalidità sono ambiti e cercati in tutti i modi. Ma non basta ma per loro costi standard, numero di dipendenti pubblici commisurati con i carichi di lavoro sono bestemmie…., il concetto di standard è inaccettabile, mentre piace molto la spesa storica rivalutata…. Senza vergogna, i lazzaroni che tutto giustificano con “tengo famiglia”.
Soffrono di allergie selettive, verso fisco, catasto e tutto quello che serve a razionalizzare la spesa. La classica stessa siringa che costa poco a Bolzano e il doppio a Palermo, nemmeno una patente di guida conseguita a Trieste o a Napoli sono uguali, o meglio solo nell’essere entrambe documento valido e così all’infinito. Massimo d’Azeglio diceva  di essere cosciente che la forzata unità italiana era minata alla radice da incongruenze insanabili, dichiarò che includere Napoli equivaleva ad essere obbligati ad andare a letto con un malato di vaiolo (malattia mortale).
Inutile piangere sul latte versato, peggio rifiutare di corregger l’errore. Dopo oltre 150 anni appare logico, anzi doveroso, rendere responsabili i popoli  dello stivale, prima che un auspicato e provvidenziale movimento tettonico  provveda a separare l’incompatibile. Resta il pericolo che si perpetui un flusso di migranti come oggi avviene dalle coste libiche. L’ indipendenza da sogno a realtà tenacemente voluta  e raggiunta.
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1 Commento

  1. Maleventum says:

    L’unita’ d’italia è stata voluta dal nord e non dal Sud…Pensiamo agli eccidi di Casalduni e Pontelandolfo e al milione di morti che i padani hanno fatto quando 153 anni fa dichiararono guerra ad un Paese straniero come il Regno delle Due Sicilie…sinceramente spero che l’ISLAM distrugga il centro-nord italia. Spero in attentati in occasione di EXPO’ !

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