L’autonomia non ha colore, religione, sesso… E’ libertà dei popoli

bruxelles

di MASSIMILIANO PRIORE –  Che caratteristiche deve avere un movimento autonomista o secessionista di oggi? Quali modelli deve prendere come esempio?

Partiamo da una considerazione: abbiamo un legame con il territorio e ci preme il suo benessere e quello di chi ci vive, indipendentemente da razza, religione, orientamento di genere e convinzioni politiche. La cosa che s’interessa è che contribuisca alla prosperità del Nord (nel nostro caso), che rispetti le leggi, che entri nel tessuto sociale e che apprezzi la nostra cultura senza rinnegare la propria.

Da questo, si ricava, in primo luogo, che sarà molto di più nostro fratello un bulgaro della Bovisa rispetto a un italiano di Terni. Lo stesso discorso vale per la religione: in un mondo pluralista e complesso che senso ha arroccarsi su posizioni di difesa delle radici cristiane, soprattutto quando ne possono derivare delle conseguenze liberticide, come la messa in discussione della 194 o la negazione dei diritti delle persone omoaffettive? Una patria pensa alla felicità di tutti i suoi figli, anche di quelli adottivi, e considera la libertà un bene inalienabile. Per questo, non può che essere laica e aconfessionale. Ma le nostre origini? Le nostre radici sono anche greche, ma non ricordo foto di Parmenide nelle scuole.

Una realtà relativamente piccola e ricca come il Nord Itala (vogliamo chiamarla Padania?) garantirebbe un welfare di qualità a tutti i suoi abitanti. Prendiamo uno degli Stati che concede il reddito di cittadinanza, la Danimarca: ha un debito pari a circa il 35% del Pil elargisce circa 1300 euro al mese. Ora, con tutto il rispetto e la simpatia per i danesi, noi possiamo dare molto di più. Inoltre, con un’economia forte come la nostra, chi avrebbe problemi a comprare le nostre obbligazioni?

Siamo troppo piccoli per aspirare all’indipendenza o all’autonomia? La stessa domanda si trova sul sito dell’N-Va, la nuova alleanza fiamminga. La sua risposta è che nei primi dieci stati più ricchi del mondo, solo due sono grandi, gli altri sono stati grandi, gli altri sono realtà medio-piccole come le Fiandre.

Ecco, l’N-VA ha votato a favore delle unioni gay, ha due deputate di origine curda e marocchina, vuole rimanere in Europa ed è attenta alle problematiche ambientali. Insomma, abbastanza esemplari. Sarebbe bello invitare una loro delegazione al Congresso di febbraio di Grande Nord.

Eh già, le problematiche ambientali: amore per il territorio è anche amore per la sua natura e per i suoi animali. Tralasciando per ora i legami uomo-pet, e al benessere che generano, non si può non cercare di conciliare queste istanze con quelle sociali e non ascoltare la voce di chi, con i dovuti modi, chiede più rispetto per tutti gli esseri viventi. Ancora una volta, una maggiore disponibilità economica e un senso più profondo di appartenenza possono essere due fattori decisivi in questa ottica, se non altro perché se l’ambiente che mi circonda è sano, sto meglio anch’io e se ci sono più soldi una parte può essere investita in politiche ecologiche oculate.

Non per essere egoisti, ma viene in mente il Feltri di Crozza quando dice che tutto quello che non avviene a Bergamo non gli interessa: ci può interessare un fatto accaduto a Palermo nello stesso modo di un fatto accaduto a Oslo o a Quito, ovvero come cittadini del mondo e non come compatrioti.

Insomma, un movimento indipendentista di oggi deve pensare ai diritti di tutti, essere aconfessionale, antirazzista (senza dimenticare le lotte illuministe), magari candidando stranieri che si sentono padani (senza cadere negli eccessi di un filmato satirico del Terzo Segreto di Satira), attenta agli aspetti sociali ed ecologici. Deve, pertanto, strizzare un po’ l’occhio alla sinistra o, almeno, prendersi a cuore tematiche care alla sinistra. In fondo, chi l’ha detto che l’autonomismo è di destra, peggio ancora della destra più retriva? Sotto Franco, ogni regionalismo era soffocato, per non parlare di Mussolini e di Hitler. In Galizia alcuni muri recitano “per l’indipendenza e per il socialismo “. Localismo e utopia vanno d’accordo. Anzi, il localismo è proprio il mezzo migliore per realizzare un’utopia in cui tutti possono stare bene. A patto che si parli di realtà come le Fiandre e la Padania.

 

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2 Comments

  1. MARCELLA says:

    Temo che l’utopia di oggi sia proprio il liberalismo, il socialismo è in fin troppo reale, mi si perdoni il calembour. Il welfare deve aiutare gli sfortunati, poichè le regole di una meritocrazia laica tengono conto dello svantaggio naturale (malattie congenite, deficit cognitivi ecc.) non “distribuire” la “ricchezza”. La ricchezza è creata dal lavoro, inteso nel suo senso più pieno: creatività, impegno e responsabilità.

  2. Gianluca says:

    Bell’articolo…peccato solo che la Patania non esista e che mai esisterà, su tutto il resto sono d’accordo.

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