L’asse del Nord? Sì, di mio nonno in cariola

di DISCANTA BAUCHI

Berlusconi parla già di un asse del Nord con la Lega dopo la vittoria di Padova del Carroccio. Ma a Pavia, dove il miglior sindaco del suo partito, Cattaneo, ha perso in alleanza proprio con la Lega, la “Lega dei Comuni” è uscita sconfitta. Ma il Cavaliere si aggrappa all’aggrappabile.

Padova, in mano ora a Massimo Bitonci, già primo cittadino di Cittadella, promotore delle prime ordinanze anti rom e anti immigrati, impugnate a suo tempo dai prefetti, è anche capogruppo in Senato ed è una delle ex fronde tosiane (fu suo concorrente alla segreteria della Liga Veneta, che perse per un suffio, come portavoce dell’anima indipendentista, ma poi che ne è stato del suo “fervore” una volta arrivato a Palazzo Madama? “Baratto” o tempi che cambiano?, ndr).

Livorno va in mano ai grillini, che spodestano con una rimonta straordinaria, la sinistra toscana. Anche Perugia va al centrodestra, dopo mezzo secolo di dominio rosso. Tirare le somme del voto comunale e trarne una indicazione di politica generale è un errore. Perché i territori sono una cosa a sé. Perché i partiti, paese per paese, provincia per provincia, cambiano pelle e persone e il voto sotto il campanile ha una sua identità che sfugge alle logiche del voto d’opinione. Le europee erano un referendum su Renzi e così è stato, il gradimento della popolazione ha premiato la caduta della vecchia classe dirigente del Pd e la decadenza berlusconiana. Nessuno di loro capace di dire qualcosa di nuovo, di comunicare almeno freschezza. Acqua fresca, d’accordo, ma almeno nessuna ribollita.

Dunque, parlare di rinascita così come di tramonto è tutto relativo. La differenza la fanno i rapporti umani, l’incisività delle azioni locali, il porta a porta. Ancora una volta è la capacità di comunicare in politica a far breccia, il resto non conta. Il voto è mobile, si sposta in blocco non sta più né a destra né a sinistra, mette nel carrello l’offerta più vantaggiosa ad ogni promozione. Gli zoccoli duri dei partiti restano ma non sono più quelli a determinare la tenuta, tanto più che trovare delle sedi di partito vere e riunioni di sezione vere e affollate è un ricordo da Giovanni Guareschi.

La crisi dei partiti è il risultato del voto così disomogeneo e altalenante. Si sono mangiati la democrazia e rappresentano una titolarità apparente della sovranità.

Democrazia e libertà sono due principi diversi e lontani. Scriveva Giuseppe Reguzzoni a proposito del voto, che “La libertà suppone uomini liberi e, dunque, l’educazione. La democrazia è un contenitore: dipende da che cosa ci si mette dentro. I Greci parlavano di Paideia, un grande e nobile percorso per tirare fuori (e-ducare) uomini liberi, cioè “formati”, dalla massa in-forme, priva di forma. Sarà anche per questo che i demagoghi non amano né la cultura né l’educazione, come, giusto per fare un esempio, un politico ha sempre negato che scuola ed educazione siano temi degni di essere trattati.
Meglio comiziare sui vagoni separati della metropolitana milanese, per italiani (o padani) ed extracomunitari (chi, poi, i norvegesi? gli americani?).
Sarà per la stessa ragione che un “saggio” – in odore di Bilderberg?, piazza certi personaggi nei meandri ministeriali, magari proprio della Pubblica Istruzione, con la stessa disinvoltura con cui Caligola faceva senatore il suo cavallo?”.

Insomma, prima di parlare di asse del Nord, per pura convenienza, in nome della democrazia elettorale, al Cavaliere e ai suoi alleati hanno spiegato che la libertà non è cosa per tutti e che non tutti credono a chi per 20 anni ha promesso, diventando consustanziale ormai al sistema?

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2 Comments

  1. Giuseppe Babbini says:

    I sinistronzi vanno a votare compatti,mentre i Forzitalioti erano tutti al mare! Riferimanto in quel di Pavia.

  2. Sergio Andreani says:

    In effetti in Veneto non ha vinto la Lega Nord ma gli indipendentisti ed i Forconi.

    Certo, sicuro….è andata proprio così !

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