L’artigiano, ecco il lavoratore privo di qualsiasi tutela

di GIUSEPPE SGUBBI

Come è noto, i lavoratori dipendenti hanno i loro sindacati, il cui compito è quello di tutelarli.
Pur essendo vero che non sempre le lotte sindacali hanno favorito i reali interessi dei lavoratori, è però anche vero che quando necessita un loro intervento, questi, anche senza essere sollecitati, intervengono in prima persona, con ogni tipo di lotta, (dibattiti, interpellanze, scioperi).
Si può tranquillamente affermare che i sindacalisti sono sempre stati e saranno sempre ben vigili e ben presenti.
Purtroppo, per una insieme di ragioni, non tutte le categorie dei lavoratori usufruiscono di una altrettanto adeguata tutela, una di queste è l’artigianato. Qualcuno potrebbe far presente che in Italia gli artigiani hanno le loro associazioni, ma purtroppo, come sarà facilmente dimostrato, la funzione di queste associazioni non sono quelle, come invece dovrebbero essere, di tutelare i loro iscritti. La loro è una semplice funzione amministrativa, infatti si comportano più o meno come fossero dei commercialisti.
Se diamo uno sguardo ai risultarti, grazie alle lotte sindacali, ottenuti dai lavoratori dipendenti, e li confrontiamo con i risultati, grazie alle lotte delle confederazioni dell’artigianato, ottenuti dagli artigiani, ci renderemo facilmente conto della diversa operosità ed efficienza che contraddistingue le rispettive associazioni.
Qualche esempio: giustamente il lavoratore dipendente, riceve lo stipendio anche quando è ammalato. Domanda, perché anche l’artigiano in malattia, pagando naturalmente il dovuto, non viene messo nelle stesse condizioni? Altro esempio: se un lavoratore dipendente rimane disoccupato, scattano, giustamente per lui, alcuni ammortizzatori sociali, cassa integrazione, disoccupazione, ebbene, per quale ragione anche l’artigiano, pagando naturalmente il dovuto, non può essere messo nelle condizioni di usufruire di tali ammortizzatori?
Lungo sarebbe l’elenco dei “diritti acquisiti” che i lavoratori dipendenti hanno ricevuto grazie alle lotte indette dai loro sindacati; ebbene, nonostante che le confederazioni dell’artigianato siano nate oltre 50 anni fa, non sono riuscite a fare in modo che nessuno di questi “diritti acquisiti” diventassero patrimonio anche degli artigiani, da quello che mi risulta non sono state neanche proposte. Non era forse un loro compito ed un loro dovere rivolgersi alle sedi competenti per fare in modo che anche gli artigiani potessero usufruire di alcune “coperture”? Perché non è stato fatto? Come si spiega questa colpevole latitanza?
Premetto che da oltre 50 anni “rompo le scatole” alle confederazioni degli artigiani, facendo tali
domande, ebbene sono ancora in attesa di una risposta.
Ironia della sorte, i dipendenti delle confederazioni degli artigiani, nate per “tutelare” gli artigiani, usufruiscono di tutti i “diritti acquisiti”, gli artigiani “tutelati” dalle confederazioni dell’artigianato non ne usufruiscono e non ne usufruiranno mai. Ingenuamente pensavo che più che “difendere” era meglio essere “difeso”, i fatti dicono che mi sono sbagliato.
Più volte mi sono chiesto la ragione per cui gli artigiani si trovano in questa deplorevole situazione; ebbene, pur senza aver la pretesa di dare una risposta definitiva, porterò un dato di fatto che già da solo potrebbe dare la dovuta spiegazione. Logica vuole che il direttivo di una associazione di lavoratori sia formato da persone che conoscono bene i problemi della categoria, in parole povere: nessuno meglio di un dipendente conosce i problemi dei dipendenti, non a caso, i sindacati dei lavoratori dipendenti intervengono prontamente quando qualche loro conquista viene messa in discussione, oppure intervengono con tutte l loro forze per dare a loro maggior potere contrattuale. Si tratta di interventi facilitati dal fatto che gli interessi dei lavoratori dipendenti combaciano esattamente con gli interessi dei sindacalisti.
Altrettanto dicasi al riguardo degli artigiani, solo degli artigiani possono conoscere le necessita ed i problemi degli artigiani. Purtroppo nessun componente delle confederazioni artigiane, dal presidente al semplice impiegato, ha mai fatto l’artigiano, conseguentemente non può conoscere i problemi di questa categoria. Occorre pure tener presente che i problemi degli artigiani difficilmente combaciano con i problemi dei loro “difensori” , anzi, in qualche caso sono addirittura contrastanti, perciò non è possibile pretendere da loro uno spontaneo e deciso intervento.
Non escludo che siano anche altre le ragioni per cui gli artigiani siano privi di tutela, ma sicuramente questo è il “problema dei problemi”.
Molti sono i “problemi” che affliggono l’artigiano, problemi non sempre risolvibili, questo è uno di quelli.
E i risultati si vedono.

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17 Comments

  1. roberto says:

    Roberto, artigiano da sempre a oggi sono 45 anni di lavoro ,gli artigiani oggi cosa sono? per il 90% solo dei contoterzisti ,ormai tutti lavoriamo per le grandi firme ,sfruttati fino all’inverosimile con aliquote Irpef che si aggira al 64% tutela pari a zero .Ho avuto una controversa con un dipendente che è stato tutelato dai sindacati io non sono stato tutelato da nessuno non esiste un sindacato degl’artigiani come se un artigiano non fosse un lavoratore che lavora il doppio di un suo dipendente ,morale sono stato condannato al reintegro quando la legge dice che non c’è in un azienda con meno di 10 operai,nello specifico io mia moglie e mia figlia, costo 130,00mila euro ,e ora sono in grave crisi economica e dovrò chiudere l’azienda. Tutela pari a zeroooooooo artigiano onesto = :::::::::::::::::::::::::::::::::

  2. Antonino says:

    Lo sapete perke gli artigiani non anno copertura assicurativa ? non rispondete perke non pagano nulla ,
    1) le associazioni di categoria non prenderebero piu un becco di un quatrino ,miriferisco all contributo associativo i tipo Inail inps ,e dovrebbero renderne conto , invece no

  3. giovanni says:

    Bisogna creare una banca solo degli artigiani onesti e aiutarci fra di noi ,in piu bisogna andare a roma a chiedere al governo, visto che non ci volete pagare la malattia ,e ci date una miseri x infotunio 25 euro al giorno a partire dal quarto giorno,E NIENTE TFR, I SOLDI LI METTIAMO NOI ARTIGIANI PERO LI DEVO SCARICARE TUTTI DAL REDDITO,3 BANCHE SOLE UNA AL SUD ITALIA ,CENTRO ,E NORD ,E IDEM TRE OSPEDALI PRIVATI SOLO X ARTIGIANI,E ANCHE CASE DI RIPOSO SOLO X ARTIGIANI.RICORDATE CHE SIAMO UN ESERCITO,CHE FANNO PARTE COMMERCIANTI,COLTIVATORI DIRETTI,LIBERI PROFESSIONISTI ,E ARTIGIANI,QUANTI SOLDI SI DEVONO PERCEPIRE PER INFORTUNIO 80 EURO AL GIORNO COMPRESO SABATO E DOMENICA,PER MALATTIA IDEM,SE UNO RIMANE SENZA LAVORO VA AD AIUTARE UNAL’TRO ARTIGIANO E PRENDE 100 EURO AL GIORNO DALLA BANCA,IN PIU SECONDO GLI ANNI CHE A VERSATO ALLA BANCA DELL’ARTIGIANO GLI SI DA UN PREMIO DI FINE LAVORO TFR ARTIGIANO.POI SI PUO FARE UN CONSORZIO PER FAR LA SPESA ALIMENTARE,FERIE,ECC DI PRODOTTI E SEVIZI DI ALTRI ARTIGIANI ISCRITTI,IN MODO CHE I SOLDI GIRANO SEMPRE FRA DI NOI.NON MI DITE CHE NON SI PUO FARE E COMPLICATO PERCHE SE LA PENSATE COSI ANDATE A CCCCCC

  4. andrea says:

    Ma perchè non viene fondato un partito di artigiani per gli artigiani?
    A oggi non c’è nessuno che difenda i nostri (e della Nazione) interessi…. siamo troppo pochi?

    Ma se siamo quelli che “tirano il carretto”, contro tutto e contro tutti (sindacati, Stato, Mercato, ecc…)
    avremo pure una certa forza contrattuale… no?

    Dobbiamo poter “minacciare” anche noi ……..Guarda che mi metto in malattia !!!

    Saluti a tutti.

  5. giovanni says:

    artigiano, 31 anni di contributi versati sempre regolari e puntuali è possibile che a noi non venga riconosciuta la malattia, ?interventi che ci lasciano per mesi a casa immobilizzati e niente neanche un giorno.E a tutti gli extracomunitari vengono dati vitto, alloggio, 2,50 euro la paga giornaliera. gratis e a noi niente. Questi sono i nostri politici, che di noi ITALIANI SE NE FREGANO,nessun riconoscimento per i nostri sacrifici. .Dobbiamo forse ringraziarli questi politici?

  6. fiqiri says:

    salve sono un artigiano dei minimi misto informando se poso lavorare in europa co lapartita iva ni italia pro non o la citadinansa europea

  7. elvio says:

    Salve, sono un artigiano edile, iscritto all’inps e all’inail dal 1980.ho sempre pagato tutti i contributi regolarmente. .non ho mai fatto un solo giorno di malattia o infortunio in tutti questi anni..a volte e capitato di andare a lavorare anche con la febbre. Adesso ho dovuto subire un intervento chirurgico alla colonna vertebrale, con barre di titanio e osso, perche col duro lavoro, si sono consumate..adesso l’inail non mi vuole riconoscere la malattia professionale, e con l’inps non abbiamo diritto neanche ai giorni di malattia…vi sembra giusto tutto questo?? Adesso non lavoro, ma continuo ha pagare i contributi. .cosa deve fare uno come me?? Deve solo suicidarsi??

  8. maurizio says:

    l’ artigiano e’ finito non esiste nessun modo per uscire da questa crisi.
    Siamo i piu’ tartassati del sistema politico italiano.
    Un esempio l’ artigiano che ha lavorato per mesi e mesi per una societa’ S.p.a. non viene pagato, la Societa’ va in concordato preventivo di fallimento e si tutelano dai creditori e non devono pagare nulla dei loro debiti.
    L’ artigiano si ritrova pieno di debiti e senza lavoro per tutto il sistema lavorativo che abbiamo.
    Si finisce che l’ artigiano fallisce del tutto con tutti i fornitori che vogliono pagati.
    L’ artigiano non piu’ fare nessun lavoro e le cose in Italia vanno alla lunga e non possono piu’ fare niente e con una famiglia da sfamare e tasse da pagare e tutto il resto ecc.
    Le societa’ si tutelano mentre l’ artigiano e abbandonato a se stesso con tutta la sua disperazione non riesce piu’ a fare una vita di sopravvivenza.
    La legge in Italia non e’ uguale per tutti.
    Mi dispiace scrivere tutto questo ma sono io personalmente in questa situazione dopo tutto la serieta’ lavorativa puntualita’ e investimento non resta niente.

  9. Salvatore Messina says:

    Eppure dico io che esisterà uno statuto degli artigiani, qualcuno lo ha fatto per dar vita alla categoria. Dove si trova ? Bisogna tirarlo fuori e portarlo a conoscenza della categoria.

  10. CARLO MASSONE says:

    scusate ; sono colpevole di essere un Artigianio !! Autotrasportatore !! di Alessandria !! ex ITALIA !CON SOLI ,DIRITTTI E DOVERI !! ARTIGIANI ALIAS ,SOLO MUCCHE !!! LA CONFARTIGIANATO MI A SCRITTO CHE NON FA’ NULLA !! INTERVENTO ADESIVO DI CATEGORIA !! MAI VISTO !! VEDI SUL MOTORE DI RICERCA ; SIG. CARLO MASSONE === TUTTO INSABBIATO !! DA 30 ANNIO ! IN SPREGIO A http://WWW.VITTIMESTRADA.ORG. PER TUTTI !! IO, CARLO MASSONE ,CAMIONISTA ! ARTIGIANO !AUTOTRASPORTATORE !! LOTTO SOLO PER LA PREVENZIONE E SICUREZZA SULLE STRADE E CANTIERI DI LAVORO !!PER TUTTI DA 30 ANNNI !!MA NESSUNO FA’ NULLA !! CONTRO , COLLAUDOPOLI VEICOLI INDUSTRIALI PESANTI ! FALSI VALIDI !! INCIDENTI STRAGGI PREMEDITATE DOLOSE DI STATALI CORROTTTI !! LE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA MI ANNO INSABBIATO ! ! ORA SONO VECCHIO !! MALATO ! A REDITO IN PERDITA !! MASSACRATO ! COSTRETTO AL SUICIDIO SISTEMATICO DEGLI ARTIGIANI NON TUTELATI !! DIVULGATE !!
    RIBELLATEVI ANCHE VOI CHE DOVETE RESTARE IN QUESTA VITA DI STATALI CORROTTI ! GRAZIE PER LE VITTIMESTRADA E CANTIERI DI LAvoro !! carlo , O PERSO CENTO MILIONI ALL’ANNO PER TRENTA !! TUTTO !! LA VITA !! RUBATA DA , INSABBIOPOLI ! GIUSTIZIOPOLI !!

  11. Alberto Pento says:

    Nell’Europa a forte influenza/presenza/impronta germanica e protestante il lavoro manuale è considerato allo stesso livello di dignità di quello intelettuale. Inoltre i lavori manuali più pesanti, duri, sporchi, difficili, rischiosi sono pagati più degli altri: miniera, fonderia, edilizia e altri.
    In area italica d’impronta romana e cattolica il lavororo manuale è considerato come il lavoro dello schiavo o come una condanna morale e biologica e pertanto è disprezzato e malpagato; per questo molti non lo vogliono fare e si cercano “lavoratori migranti” nel III e IV mondo.

    Nell’Europa civile, germanica e protestante l’artigiano che è il lavoratore manuale per eccellenza è considerato e tutelato come un qualsiasi altro professionista anche intellettuale: architetto, ingegnere, avvocato, giornalista, medico, ecc. e pagato di conseguenza.

    Nell’Europa protestante il costo orario di un artigiano è 2/3 volte quello praticato in Italia e quindi l’artigiano si trova coperto come pensione integrativa per la vecchia e per malattia, come fondo integrativo per le magre del mercato, come attività indiretta da conteggiare nelle spese generali, ecc. .

    In Italia l’artigianato è stato considerato come un’area franca per baypassare le rigidità della condizione del lavoro dipendente regolata dallo Statuto dei Lavoratori, una spece di colonia per lo sfruttamento del lavoro da parte dell’industria: terzismo (tessile, trasporti), subappalti e cottimo (edilizia anche pubblica), … .
    L’artigiano è considerato come un lavoratore dipendente mancato: invece di assumere dipendenti, la grande industria faceva aprire le partite iva ai lavoratori trasformandoli in falsi artigiani e questi lavoravano quasi per niente sfruttando se stessi e anche i familiari a l’inverosimile, evandendo per necessità, non fatturando o sottofatturando, imbrogliando se possibile sulla qualità del lavoro e sul tempo per recuperare qualcosa, … ma ciò nonostante in genere lavorando per un prezzo orario inferiore a quello di un dipendente e senza le sue tutete: pensione, malattia, cassa integrazione, TFR, anzianità, premi di produzione, compensi adeguati alle mansioni.

    Qui sta la grande responsabilità delle associazioni di categoria, rette in molti casi da artigiani delinquenti funzionali all’industria, alle banche, agli enti parassitari, … con funzioni di kapò per mantenere il settore artigianale sull’ara/altare dello sfruttamento in cambio di emulomenti d’oro per la partecipazione nei consigli di amministrazione di enti pubblici come la CCIA, fiere, consorzi, ecc., di banche, di appalti privilegiati da sfruttare per bene con il subappalto.
    Inoltre queste associazioni con bilanci miliardari a spese dei soci artigiani, sono divenute strutture parassitarie a danno dei soci artigiani e cassa dove attingere a man bassa per i suoi amministratori e dirigenti non artigiani; enti sindacalmente e politicamente anti artigiani.

    Un artigiano in area nord-italica dovrebbe lavorare “minimo oltre i 70 euri orari più iva (in Germania arrivano a 90 euri).
    L’artigiano non è un lavoratore dipendente mancato, ma è un professionista un imprenditore, un dirigente, un tecnico specializzato, un rappresentante, un contabile, un commerciale della sua ditta, ecc. e per tanto va compensato di conseguenza e il calcolo della sua prestazione oraria deve tener conto di tutti questi aspetti unitamente alle quote per la pensione integrativa, per la pensione da malattia o infortunio, per la cassa integrazione, per il TFR e per mille altri aspetti della vita di un’aziensa o impresa artigiana.

    Se si vuole che l’artigiano paghi le tasse e lavori bene lo si deve pagare di conseguenza se no no le può assolutamente pagare e non può lavorae a regola d’arte.

    Le associazioni di categoria ovrebbero trattare e tutelare l’artigiano in questi termini e non partecipare con altre entità criminali al suo sfruttamento e despogliazione.

  12. giuseppe S says:

    Concordo con il signor Max, il mondo del lavoro autonomo è un “altro mondo”. Ho scritto al riguardo vari articoli che gentilmente questo giornale ha pubblicato.
    Al riguardo della richiesta del signor Porcù, le confederazioni artigiane non faranno mai e poi mai richieste di semplificazioni. Le ragioni sono fin troppo note, molti artigiani farebbero da soli le loro denuncie dei redditi.

    • rosario says:

      ” Le ragioni sono fin troppo note, molti artigiani farebbero da soli le loro denuncie dei redditi.”

      così sparirebbero molti parassiti inutili.

      Io porto l’esperienza di un mio amico artigiano che si ritrovato invalido e non ha più potuto continuare l’attività.

      Ma quello che il mio amico si lamentava era che codeste associazioni di artigiani, mai che dessero veramente un’assistenza fiscale ai propri associati. Cioè dar consigli come ottenere facilitazioni per usufruire di agevolazioni fiscali. Sempre a far versare il tutto… oggi gli tocca versare quasi 6000 euro a equitalia perchè quando ha smesso l’attività non gli hanno chiuso la posizione contributiva a tempo debito!!! E non puo’ andare in pensione se non salda quelli!

      Purtroppo in itaglia le leggi le fanno con il taglione, ovvero senza cuore e senza logica, pur di insozzare i soliti ladroni! Le associazioni di categoria devono servire per promuovere e non avere quintessenze di prendere soldi dagli associati.

  13. max says:

    per meglio chiarire la questione, alla categoria degli artigiani occorre aggiungere quella dei professionisti e del lavoro autonomo in genere.
    Il lavoro autonomo rappresenta un universo molto distante da quello del lavoro dipendente e per capirlo bisogna viverlo.

    Max Foggia

  14. Roberto Porcù says:

    Quando uscì la legge 626 sulla sicurezza sul lavoro, come Life organizzammo un incontro a Treviso una domenica di pioggia con l’allora ministro Martino.
    Facemmo notare che nella legge francese e tedesca, le aziende sotto i 50 dipendenti siano esentate da una miriade di adempimenti.
    Lui cascò dalle nuvole, disse che la UE ci chiedeva giustamente una legge unica che comprendesse la sicurezza sul posto di lavoro. Lui affermò di non essere mai stato artigiano e così i suoi colleghi. Disse che avevano passata la materia alle associazioni degli artigiani ed ai sindacati dei lavotatori e fu con la loro collaborazione fattiva che ne uscì la legge.
    Risultato, facemmo notare, che con il rappresentante per la sicurezza i sindacati mettono il piede dentro dove prima erano esclusi ed il dialogo era direttamente tra le maestranze ed il titolare addetto a tutte le lavorazioni come loro e con loro.
    Le associazioni di categoria potevano sbizzarrirsi ad organizzare corsi per ogni cosa finanziati con soldi pubblici e sui quali nessuno mette il naso.

    Mi piacerebbe che l’autore sviluppasse il tema sulla CGIA e la CNA, raccontasse degli enti bilaterali e quando sia mai avvenuto che le associazioni di categoria, che dalla tenuta della contabilità traggono di che finanziarsi, abbiano mai, non ottenuto, ma semplicemente richiesto una semplificazione degli adempimenti.

  15. mario says:

    Artigianato italiano…ovvero eccellenza produttiva riconosciuta in tutto il mondo, il vero made in italy….pensiamo al vero lusso sartoriale che i cinesi non sanno realizzare! Invece di essere valorizzato e tutelato, viene attaccato in ogni modo…la fine del made in italy è prossima!

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