L’ARGENTINA PROSSIMA AL COLLASSO FINANZIARIO

di DIEGO TAGLIABUE

Secondo il rinomato giornale The Economist, l’Argentina falsifica i le statistiche e i dati dei propri conti pubblici. Vedi:

http://www.rischiocalcolato.it/2012/03/argentina-deja-vu-2012-il-default-ha-il-volto-di-weimar.html

http://www.economist.com/node/21548242

Questo non mi sorprende e non costituisce una novità, se consideriamo per esempio la Grecia.

La Magna Grecia, invece, non ha mai avuto bisogno di falsificare. Semplicemente non ci sono controlli e il vaglia forzato dalla Lombardia, tramite l’esattore/estorsore del Lazio, non è mai stato messo veramente in discussione e arriva sempre puntuale.

Adesso vorrei proprio sapere cosa dicono tutti quelli che blateravano cose tipo: “Facciamo come l’Argentina”, “Dopo il default l’economia argentina cresce a due cifre di percentuale”, “Non ho paura del default in Italia”.

La verità è che la cultura mediterranea (P.I.G.S.), ben ancorata anche in Sudamerica, non è affidabile ed è all’insegna della svalutazione (naturale, visti gli sprechi e il sottosviluppo, o voluta, per dopare le esportazioni), della corruzione, dei piccoli favori (che messi insieme fanno un bel danno), dell’evasione fiscale, della corruzione e dei dati falsificati.

È già, perché questi pensano di fare “fessi” tutti, mentre non hanno ancora capito che il tempo dei sotterfugi e delle falsificazioni è finito.

La stessa cosa accade in Europa e in Italia, con poche regioni virtuose e produttive contro un manipolo di spreconi/scrocconi mangiasoldi.

È inutile cercare scuse, di arrampicarsi sugli specchi: l’italianità e, in generale, la mentalità mediterranea dell’attimino, della comprensione e del “ca nisciuno è fesso” era destinata al fallimento ed è definitivamente fallita.

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8 Comments

  1. mario brandani says:

    L’Argentina “gode” di una corruzione spaventosa da parte della sua classe governante e politica in generale. Questo fatto, che vanifica qualsiasi ricavato da esportazioni consistenti (per il paese) , mantiene l’Argentina in un perenne stato di limbo, MAI si stà veramente bene, MAI si stà veramente male. Ancor oggi, la numerosa parentela che ho a Buenos Aires, NON se la passa male, nonostante si rendano conto che le cose vanno peggiorando giornalmente. Purtroppo, quelli che più soffrono queste continue crisi, sono le fasce più deboli della popolazione. Comunque, è una situazione che ciclicamente si ripete. Cosa dire, che ci sono abituati? La risposta e SI. L’Argentina come corruzione politica, si colloca al 92° l’Italia al 69°, a quei livelli spaventosi, non è che la differenza si noti

  2. Filippo83 says:

    Ottimo articolo: ma soprattutto la conclusione! Dobbiamo prendere esempio dalla Germania, non dall’Argentina!

  3. Fabrizio says:

    Mi spiace, dissento. Per motivi professionali, conosco bene le problematiche argentine, e con parecchi italiani che li risiedono da anni,si riescono a capire gli elementi certi circa la vera situazione che vige in argentina. Intanto, anche per non correre il rischio di abbaiare alla luna, andrebbe detto su quali presupposti e quali parametri finanziari, siano state estratte queste conclusioni.Personalmente, non vedo il rischio sopra citato, un rallentamento economico, e figuriamoci un collasso finanziario.Gli accordi tra Brasile e Argentina , sono già sufficienti a smentire le voci finanziarie, e se non bastasse, non si spiegherebbero gli ormai stabilizzati investimenti esteri .

    • Filippo83 says:

      Va bene ma…i dati? Se Lei “per motivi professionali conosce bene le problematiche argentine”, avrà anche fior di dati da opporre, no?
      (No, l’ultima frase non è un dato: un numero è un dato)

      • Fabrizio says:

        Non intendo polemizzare, ne intendo qui scrivere dati. Non sono uno studioso di fatti dell’america latina, ma chiunque può leggersi i report economici e politici pubblicati qualche settimana fa dai sociologhi Argentini. Senza nessuna offesa, la veemenza della sua risposta mi è sufficiente.
        .

    • Proprio in questi giorni a Parigi si è deciso finalmente dopo 10 anni di cominciare a dare una lezione all’Argentina.
      Desidero dire a Fabrizio che le cose che sa su quel paese non sono reali. Intanto è una nazione ladra di risparmi di 450.000 italiani e loro famiglie. Ha ricchezze enormi in tutti i campi, ma la caratteristica di loro è la poca voglia di lavorare. Da lì tutto consegue. Come diceva un vecchio detto: l’ozio è il padre dei vizi. E così è per l’Argentina.
      C’è da dire una montagna di cose ma mi fermo

  4. Luciano Napoli says:

    Parli di cose che non sai e per sentito dire.
    Vai a leggere i commenti su http://www.rischiocalcolato.it/2012/03/argentina-deja-vu-2012-il-default-ha-il-volto-di-weimar.html

    • Filippo83 says:

      Appunto, vediamo questi due commenti:

      “piacente, ma la dietrologia (falkland, attacco al nuovo peronismo, …) qua non regge o, per lo meno, conta poco. Io sono appena tanto dopo 4 anni di vita a Buenos Aires è vi dico che l’inflazione del 25%-28% è REALE. Tanto che trasportatori, sindavcalisti, negoziano annualmente aumenti del 30% e le aziende private di pagano “ajustes por mercado” del 25% … anche gli argentini sono furiosi con l’INDEC taroccato tanto che i proferrosir della UBA (una sorta di Bocconi argentina) hanno fatto un comitato per monitorare indipendentemente l’inflazione, hanno proposto un tavol odi confronto con il governo, hanno pubblicato reports dimostrando le contraffazioni (pure fatture dell’insalata “sbianchettate”, da non crederci …) ma il governo è sordo …
      Poi tutto vero il tema del cash: io stesso ho comprato e vedbuto casa con dollari in contante e furgone blindato con guardie armate ad accompagnarmi alle transazioni, la gente ha cassette di sicurezza (o meglio, conti in Uruguay o a Miami) dove parcheggia il denaro per evitare un altro “corralito”.”

      “Io in Argentina ci vivo, e l’inflazione è intorno al 20, 30% l’anno. Quando fai un contratto di affitto, spesso mettono tra le clausole un aumento del 10% a semestre. In tre anni i prezzi sono quasi raddoppiati. Nel 2009 spendevo circa 2000 euro al mese, adesso 3000. Le vecchie bollette sono circa la metá di quelle attuali (vigilanza 2009 70$, 2012 110$; tv 2010 60$, 2012 127$). Il cambio euro/peso, quello ufficiale non si è adeguato (non capisco come o perchè), e so per testimonianza diretta che esiste un mercato nero del dollaro. È vera anche la storia delle cassette di sicurezza. Ho chiesto a un po’ di banche, e sono tutte esaurite, con lunghe liste d’attesa!”

      Con un nome come il suo, non sarà mica un intellettuale della Magna Grecia, di quelli che “i dati non contano”?

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