L’archeologia sindacale di Pompei, peggio della lava del Vesuvio

di ANDREA TURATIunesco pompei

Era il 28 giugno 2013, Pompei chiusa per sciopero. L’Unesco, allora come oggi, affermava: sciopero e code a Pompei “sono un danno per il Paese“. Giovanni Puglisi, Presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, due anni fa si lamentava come ora: “”I sindacati si vergognino… La questione si sta trascinando da troppo tempo: ora bisogna che intervengano i fatti, altrimenti chi ne pagherà le conseguenze è anche la credibilità della politica”. Ma, evidentemente, della cultura alla politica non frega una cippa.

Vediamo i fatti

Era il 17 giugno 2014 e Pompei era ancora chiusa per sciopero. cancelli serrati a  Piazza Esedra e a Porta Marina per due ore e mezza. Assemblea, facevano sapere i sindacati, con l’annuncio di ulteriori altri cinque giorni di assemblea. Domenica compresa dalle 8,30 alle 12,30 e dalle 7,30 alle 12,30 negli altri giorni.

Poi fu il 7 novembre 2014. Chiuso ancora per assemblea. E il ministro, lo stesso di oggi, diceva su twitter: danno incalcolabile. Copia e incolla dello sdegno. Con 1.100 turisti fuori.

“E’ un danno incalcolabile per l’immagine dell’Italia intera”, diceva il ministro. Ma anche il 6 novembre 2014 stessa scena, 2.000 turisti fuori dai cancelli. Dovevano andare in assemblea anche l’8 novembre ma in cambio dell’impegno preso dal soprintendente Massimo Osanna ad anticipare all’11 novembre l’incontro per la contrattazione sul nuovo piano per la vigilanza e la sicurezza che era stato messo in calendario per il 19, l’agitazione fu sospesa.

Poi arrivò il colpo di grazia. Natale 2014 e Capodanno 2015, cancelli chiusi. Mai successo negli ultimi 30 anni.

Poi la storia si ripete, il 24 luglio. La lava politica ha seppellito le buone intenzioni. L’incapacità di far fruttare i talenti è d’altra parte all’ordine del giorno in Italia. Si riesce a far fallire anche l’impossibile.

 

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