L’ANAS, i Sovranisti e il Culto del Cargo

spending-review-2di Luigi Basso – Nell’ormai lontano 1997, all’indomani della Proclamazione dell’Indipendenza della Padania, in piena insurrezione dei ceti produttivi delle Regioni del Nord, letteralmente infiammati dalla rivolta leghista contro Roma Ladrona, il potere centrale romano iniziò una timida politica di decentramento che culminò nella riforma del Titolo V della Costituzione del 2000.
Come disse uno dei generali romani più importanti, non a caso scelto tra gli i politici del Nord (Prodi), l’unica politica che Roma poteva svolgere per far deragliare la sedizione nordista era quella di togliere l’acqua dalla vasca in cui nuotavano i pesci leghisti.
Una delle prime forme di decentramento riguardò la cessione della competenza su migliaia di chilometri di strade da ANAS agli Enti Locali interessati.
Con la morte della Lega Nord e la sua sostituzione addirittura con un partito fortemente statalista e centralista, a tratti accusato di fiammate neofasciste, si assiste alla Grande Rentrèe del Centralismo Italiano, ben incarnato dalla reintroduzione nel 2018 del misterioso ed esoterico Ministero per il Sud.
Ma questa Restaurazione Centralista la vediamo ovunque, anche dal piccolo esempio di ANAS: nel silenzio generale migliaia di chilometri di strade stanno rientrando dagli Enti Locali ad Anas.
Questo tentativo patetico di restaurazione dei fasti italici degli anni ’60 – ’80 richiama alla mente la dinamica nota come “Il Culto del Cargo”: dinanzi ad una impresa che si conclude con successo, spuntano imitatori ignoranti e sprovveduti che pensano che ripetendo i gesti e le tecniche dei loro modelli, raggiungeranno senz’altro il risultato sperato.
Questi ignoranti e sprovveduti confondono le cause con gli effetti e sono Apprendisti Stregoni.
Noi, sinceri indipendentisti, dinanzi alla Grande Rentrèe del Centralismo italico, che non si vuole arrendere all’evidenza che il Mondo degli anni ’60 e ’80 non tornerà mai più, non dobbiamo ostacolare questo processo, ma accellerarlo.

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