L’analisi dell’Ansa: il fronte sovranista Salvini-Meloni si è già rotto…!

salvini

(di Alessandro Franzi) (ANSA) –  Quello che doveva essere il fronte sovranista si e’ spaccato sul primo appuntamento in cui il nuovo centrodestra avrebbe dovuto presentarsi compatto: i referendum consultivi per l’autonomia di Lombardia e Veneto. E’ stata la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, a mettere in dubbio l’utilita’ del voto del 22 ottobre, ritenendolo propagandistico, malgrado il suo partito lo abbia sostenuto: “Se mi trovassi in Lombardia o in Veneto, non andrei a votare”. Tanto e’ bastato per scatenare il risentimento dei leghisti che stanno facendo campagna per il Si’, combattendo col rischio di astensionismo. “C’e’ un problema – ha replicato il presidente della Lombardia, Roberto Maroni, ex segretario del Carroccio -, perche’ sono dichiarazioni negative, sbagliate e molto pesanti.

E, siccome il referendum e’ una cosa importante, mi riservo di valutare le dichiarazioni sul piano della lealta’ dell’alleanza”. La Meloni considera i referendum un indebolimento del senso di patria. Maroni sottolinea invece come i quesiti referendari richiamino la Costituzione, e quindi l’unita’ nazionale, in una chiave federalista. Quesiti che hanno avuto, appunto, il voto favorevole di FdI, oltre che di tutto il centrodestra e del M5S. A far emergere le tensioni e’ stata la crisi in Catalogna. Lo dichiarano i vertici lombardi di FdI (Paola Frassinetti e Riccardo De Corato), che hanno assicurato il loro “sostegno” sia alla Meloni sia al referendum, purche’ Maroni garantisca che “una legittima richiesta di maggior decentramento non si trasformi nell’anticamera di un separatismo di stampo catalano”, come avrebbero fatto intendere le reazioni di alcuni leghisti.

La presa di posizione nasconde, pero’, il disagio con cui il partito di destra sta vivendo la querelle. Se Ignazio La Russa ha invitato a cambiare prospettiva, indicando le cause dello scontro in “una questione tutta interna alla Lega sul valore del referendum”, non e’ passato inosservato che Viviana Beccalossi, unico assessore di FdI nella Giunta Maroni, si sia invece detta dispiaciuta che la Meloni “non abbia preso in considerazione” il documento votato dal coordinamento regionale a sostegno del Si’, “vanificando la volonta’ di tutti i dirigenti” locali del partito. Anche i sovranisti Francesco Storace e Gianni Alemanno hanno criticato la Meloni. L’unico che non si e’ ancora espresso e’ il leader della Lega, Matteo Salvini, che raggiunto telefonicamente a Strasburgo ha detto di non voler commentare. Il disimpegno di Fratelli d’Italia sul referendum, che abbia ragione La Russa o meno, e’ tuttavia un segnale che amareggia piu’ di un leghista. Gianni Fava, che e’ stato l’avversario di Salvini su posizioni nordiste ed e’ ora assessore delegato da Maroni al referendum, ha chiesto di tagliare i ponti con la Meloni: “Coi franchisti all’amatriciana – ha detto -, io non ho nulla a che fare”. Un problema in piu’ sul tavolo (nazionale) del centrodestra, che Silvio Berlusconi aveva annunciato gia’ per questa settimana ma che sia Salvini sia la Meloni hanno probabilmente interesse a congelare ancora per un po’. Guardano dalla finestra quelli del Pd, a loro volta spaccati sui referendum autonomisti ma con una convinzione condivisa: “La via giusta” per Lombardia e Veneto, ha ribadito il vicesegretario Maurizio Martina, avrebbe dovuto essere quella scelta dall’Emilia Romagna. Trattare col Governo, evitando il referendum.

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One Comment

  1. Ric says:

    La realtá è dialettica ;
    “l’unica lotta che si perde è quella che si abbandona “ .
    confutare con prove ed argomenti è arte , credibilitá d’impronta con cicatrici e stimmate , se non proprio profonde , identificarne i contorni , con l’obbiettivo minimo di superare il punto di non ritorno di un credo , cioè quello di un fare della politica autorevolezza e serietá almeno superiori ai Pinocchietti e ai Paperini .
    La questione delle divisione negli schieramenti è manifestazione di arrivismo e carenza contenutistica in luogo ove invece la leadership situazionale deve trasdurre carismatico ed affascinante convincimento , contagiosa motivazione .
    Se il coinvolgimento non avviene nell’onda lunga di ragionevole tempismo necessario a coagularne la strutturale progettualitá ,e l’ intuizione che non lievita abortisce , con tutto il fallimento conseguente , discredito , finzione di maniera stampato sulle fronti bugiarde svuotate di credibilitâ.
    Gridare con forza è pathos comunicazionale di ragionevoli istanze di veritá ;
    tentennare nevrosi uterine di stizziti personalismi , comunicano insicurezza , determinando disaffezione ;
    ne sanno qualcosa i coattori litigiosi di sconfitte .
    Si son fatti maturi i nostri eroi , con la pratica anche scaltri , ma non sufficiente per incidere la storia che , o gli lasci il segno , o passi lunghi e ben distesi ;
    se il vento del cambiamento populista gonfia le vele di certe rendite di posizione offrendo la chance di governo , occorre per entrambi saltare il fosso a piedi pari ed iniziare un nuovo racconto di futuro , costruzione di elementi puri di democrazia e libertá spendibili nella modernitá massimizzando con l’appeal che connota valorialitá nominali degli elettori di area , ma declinati con nuove sinergie prospettiche.
    Se si cade nel richiamo ancestrale di fascinoso ed atavico passato , nostalgia della minimalitá , timori e ricatti , perdite , si finisce INESORABILMENTE PER CERTIFICARNE LE SCONFITTE .
    LA CATALOGNA , capirne la portata in Europa occasione ghiotta di ogni indipendentismo serio , in abito da lavoro , propositivo e sincero , premiale, irripetibile di capitalizzazione per entrambi .
    Quoto , Salvini titubante e defilato per timore di eccedere , Meloni , furbetta popolana al conto della serva aruffianante , hanno per timore , bucato la rete del probabile pescaggio nei 5 stelle , fragilitá strutturale , impoverimento complessivo .
    Ergo , la presunzione di maturitá strategica dei nostri eroi , mancati Macchiavelli , ignari del determinismo indispensabile dell’esempio non negoziabile , improcrastinabile ,ineccepibile , irreprensibile , inoppugnabile , insomma argini sicuri .
    Vincere o perire !
    L’Opportunitá che a volte capita anche a somarelli privi di pedigree , financo ereditare fortune dinastiche come quel pappagallotto figlio di Juan Carlos di Spagna , risulta meno rosea per i plebei Meloni e Salvini ai quali può capitare di “cannare “ , però una volta sola , altrimenti dal 20% si scivola in un battibaleno al 5% , oblio di un mesto ritorno a casa oppure una gita a Predappio .

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