L’altra faccia del Triveneto? I giovani abbandonano la scuola, meno sai più guadagni

veneto

di ANGELO VALENTINO – Studiare? Laurearsi? Fai la fame. Meglio mollare e fare l’operaio. O fare l’apprendista. Studiare, sapere, non paga, non ripaga. Se sai sei fuori mercato. Tanto vale abbandonare la scuola e buttarsi nel mondo del lavoro. Tanto, una qualifica non viene sempre considerata un pregio ma un impiccio. Se sei preparato, devi essere pagato di più. E gli imprenditori, lo si lasci dire, non vogliono pagare di più. Oggi la dice lunga la politica dello stagista. Pagato 500 euro al mese per 40 ore settimanali, di questi 500 euro l’imprenditore ne spende appena 100. Il resto, ci pensa lo stato sociale…. vale la pena studiare, dunque?

L’abbandono scolastico e’ un problema diffuso in Italia, connesso a molteplici aspetti della societa’. I ragazzi che lasciano precocemente gli studi spesso provengono da famiglie in difficolta’ economica e da condizioni di marginalita’ sociale.

Abbandonare il proprio percorso di istruzione prima del tempo, rende piu’ difficoltoso trovare un lavoro e aumenta il rischio di
ricadere nell’esclusione sociale. Dagli anni 2000 a oggi, si e’ verificata una riduzione significativa della percentuale di giovani che lasciano precocemente gli studi. Tuttavia, l’Italia e’ ancora al di sopra della media europea per livello di abbandono.

Inoltre, nell’ultimo triennio il trend positivo sembra essersi fermato e il tasso di abbandono in Italia e’ tornato a salire.
Secondo un’indagine di Openpolis, in Italia, il fenomeno dell’abbandono scolastico e la sua recente crescita variano molto sul piano locale. Non solo tra le diverse aree del paese, ma anche all’interno della stessa regione e della stessa provincia. Dalla variazione di lungo periodo (2004-2018), emerge un calo significativo dell’abbandono scolastico in tutte le aree del paese.

Osservando invece la variazione dell’ultimo triennio, in tutte le macro aree d’Italia, escluso il centro, e’ aumentata la
percentuale di giovani che hanno lasciato precocemente il proprio percorso di studi. Dal 2016 al 2018, nel nord-est del paese si e’ verificato il maggior aumento del tasso di abbandono, pari a +1,7 punti percentuali. Nonostante cio’, quest’area nel 2018 risulta essere quella con il livello di abbandono scolastico piu’ basso e dove il livello di istruzione e’ cresciuto di piu’ dal 2004 al 2017.

I maggiori aumenti nel livello di istruzione si registrano nelle regioni del Triveneto, dove pero’ allo stesso tempo le
percentuali di abbandono scolastico stanno aumentando. Nel 2017, il Friuli ha registrato un livello di abbandono scolastico pari al 10,3%, il piu’ basso tra le tre regioni del nord-est e al 17mo posto nella classifica regionale. Analizzando il dato sul piano provinciale, emergono disparita’ all’interno della regione. Con un livello pari a 8,10%, Trieste e’ la provincia dove l’uscita precoce dagli studi e’ meno frequente, seguita da Udine. A distanza Pordenone e Gorizia, entrambe al di sopra della media regionale.

Il capoluogo presenta il tasso di abbandono piu’ alto, con un ampio distacco rispetto ai 5 comuni della cintura. Nei 5 comuni
della cintura, l’incidenza delle famiglie in potenziale disagio economico e’ inferiore all’1%. Stando ai dati comunali del 2011,
nell’area nord della provincia si concentrano sia i comuni con i livelli piu’ alti che i comuni con i livelli piu’ bassi di
abbandono scolastico. E’ interessante notare che, in entrambi i casi, si tratta di comuni montani e a bassa urbanizzazione.
Facendo un confronto tra capoluoghi di provincia, il comune di Pordenone e quello di Trieste hanno circa la stessa percentuale di
giovani che hanno abbandonato gli studi.

Nel 2017, il Veneto aveva un livello di abbandono scolastico pari a 10,5%, al 16mo posto nella classifica regionale. Anche in questo caso, osservando il dato a livello provinciale, emergono disparita’. Tra le province del Veneto, Venezia e’ quella con il
piu’ basso livello di uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione. Al lato opposto della classifica Verona, con il
livello piu’ alto di abbandono scolastico. Nei comuni della cintura la situazione e’ eterogenea: alcuni hanno i livelli di
abbandono piu’ bassi della provincia, altri sono al lato opposto della classifica.

E’ interessante notare che il capoluogo registra un tasso di abbandono dell’11,9%, superiore alla mediana provinciale, che nel
2011 era pari a 10,75%. Mentre nella provincia di Venezia l’abbandono e’ piu’ frequente nei comuni periferici e intermedi,
nella provincia di Verona i livelli piu’ alti di abbandono si registrano nei comuni di cintura. Il capoluogo presenta un tasso
di abbandono pari al 9,9%, piu’ basso di due punti rispetto al livello di Venezia.

Nel 2017, il Trentino registrava un livello di abbandono scolastico pari al 10,9%, il piu’ alto tra le regioni del triveneto e al 15mo posto nella classifica regionale. Osservando i dati 2017 relativi alle due province, Bolzano supera la media regionale con il 13,3% di abbandono, contro il 7,5% di Trento. I comuni di Trento dove l’uscita precoce dal percorso di studi e’ piu’ frequente hanno pochi minori tra i loro abitanti. I primi 20 comuni per livello di abbandono scolastico hanno un numero di minori inferiore a 300. Di questi 10 comuni, 8 appartengono alle aree interne e 2 alla cintura.

Il comune di Grauno presenta un tasso di abbandono ampiamente superiore rispetto agli altri e, in riferimento a quanto detto in
precedenza, conta solo 19 minori tra i suoi residenti. Diversamente da quanto visto per Trieste e Venezia, nessuno di questi comuni e’ tra i primi 10 per incidenza di famiglie in disagio economico. Bolzano ha complessivamente un tasso di abbandono superiore a quello della provincia di Trento. I livelli piu’ alti di abbandono scolastico si registrano nei comuni periferici e ultraperiferici della provincia, mentre i piu’ bassi nei comuni di cintura. Diversamente da quanto visto per Trento, il capoluogo ha un tasso di abbandono inferiore al livello mediano della provincia, che nel 2011 era pari al 12,3%.

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2 Comments

  1. luigi bandiera says:

    E’ mia ma potete farla anche vostra. Recita:
    MEGLIO L’ANALFABETISMO CHE LA SOTTOKULTURA.

    Un tempo, che facevano cose che oggi ammiriamo e ci incantano, non erano tutti dottori, ma ANALFABETI. PERO’ SAPEVANO LA VO RA RE..!
    Oggi nemmeno a ragionare. Il loro super sapere e’ un fallimento.
    Pero’, averlo detto 30 anni fa o giu’ di la’ non poteva essere capito. Cosi’ ripeti e ripeti tanto che ancora nessuno (Ulisse non c’entra) si disincanta e segue l’andazzo dei FATTI CONCRETI.

    E’ dura sapete svegliare chi dorme per vizio.

    I VENETI POI, non dovrebbero avere nessun partito o ASSO o quel kax che si vuole taliano.

    Solo veneti su tutto.
    Come i ROM vogliono rimanere rom i veneti dovrebbero voler rimanere veneti..!
    Solo le nazioni vinte con le armi si adeguano al volere dell’occupante. Nostro caso veneto l’italia.

    Bene, adesso lo sanno… vediamo da domani cosa cambia..!

    WSM

  2. giancarlo RODEGHER says:

    Mi pare di capire dal testo e dalle percentuali che dove esiste maggior benessere molti giovani disertano gli studi superiori. Ciò dipende dal fatto che i loro genitori, benestanti o ricchi, ma culturalmente non ancora all’altezza dei tempi, lasciano fare ai figlio ciò che vogliono.
    Nel Veneto si è quasi sempre privilegiato il lavoro agli studi per garantirsi un ” futuro”.
    Al contrario nel Sud Italia dove i soldi scarseggiano….i giovani sono spinti a studiare per poter poi trovare lavori sotto lo Stato, quindi sicuri e per i più in gamba lanciarsi in viaggi all’estero per trovare lavoro , soldi e carriere.
    Il male dell’abbandono delle superiori o dell’università è un male culturale e nulla più. I genitori sono i maggiori responsabili e non trovano niente di meglio che accondiscendere ai voleri dei giovani i quali non sono ancora consapevoli di come costruirsi un futuro, una famiglia, dei figli e un benessere accettabile.
    Il Veneto paga da sempre un prezzo molto alto in tal senso e lo si vede dal fatto che i figli di molti industriali Veneti ,il più delle volte, non sono all’altezza dei compiti o perché non hanno studiato quanto dovevano o perché visto il benessere della famiglia non avevano incentivi a darsi da fare. I tempi sono cambiati ed anche con un master talvolta è difficile trovare la collocazione giusta.
    Ma la cosa che mi lascia basito è che quando un giovane abbandona la scuola, lo stato è assente. Nessun va a chiedere spiegazioni, cercare di convincere o informare sull’utilità di continuare gli studi. Qui in questo caso non si tratta della libertà individuale, ma della responsabilità collettiva che deve essere salvaguardata preparando le giovani generazioni a sostituire i vecchi e creare la classe dirigente in tutti i settori economici e non del paese. Aimè la programmazione qui è cosa sconosciuta ed i politici non sono altro che l’altra faccia della medaglia che rappresenta bene questo male endemico con percentuali ancora a due cifre. WSM

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