Lagarde, perché non te ne vai?

Christine-Lagardedi GIOVANNI D’ACQUINO

E’ il destino degli uomini, e delle donne, di potere. Si credono eterni. Tempo fa la stampa silenziò molto bene le indagini attorno alla potentissima direttrice del Fondo monetario internazionale. I giornali italiani nicchiarono. Figuriamoci se, in piena epoca del montismo, si poteva sospettare che i potenti dei potenti potessero essere messi in discussione.

Ora però si arriva al nodo sul pettine, perché la direttrice Lagarde ha ammesso di essere indagata in Francia per “negligenza” nell’inchiesta sull’arbitrato fra l’uomo d’affari Bernard Tapie e la banca Crédit Lyonnais. Lagarde ha dichiarato all’agenzia Afp che non intende dimettersi. Il caso risale al 2008, quando la signora era minustra dell’Economia e chiuse un contenzioso tra l’uomo d’affari Bernard Tapie e il Crédit Lyonnais, per la consulenza nella cessione del marchio sportivo Adidas. Niente meno che…

Secondo i magistrati, la Lagarde sarebbe andata ben oltre il ruolo di ministro nel decidere di affidare la questione a un arbitrato, invece che alla giustizia ordinaria.

La cifra su cui l’allora ministro fece le proprie valutazioni era di 400 milioni di euro per il comportamento scorretto della banca. L’accusa punta i riflettori sul fatto che il ministero – parte in causa perché proprietario anche della società che raggruppò i debiti del Crédit Lyonnais dopo la sua nazionalizzazione – non presentò ricorso contro la sentenza.

Nello stesso procedimento, l’ex capo di gabinetto della Lagarde, Stéphane Richard, che oggi è amministratore delegato del gruppo di telecomunicazioni Orange (ex France Telecom), è stato messo nei mesi scorsi sotto inchiesta per truffa e favoreggiamento, riporta il Corriere del Ticino.

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