L’abbraccio Bce/banche lascia senza soldi le Pmi italiane e spagnole

di CHRIS WILTON

«Analizzando le misure di politica monetaria non standard adottate altrove, la Bce terrà conto delle misure varate in altri Paesi per capire quali siano applicabili al contesto dell’Eurozona e quali no». Così parlò due settimane fa Mario Draghi, durante la conferenza stampa seguita alla riunione del board della Bce. Quali misure? Opzioni per abbassare direttamente il tasso di interesse a cui si finanziano le piccole e medie imprese (per noi PMI, in inglese SME) dei cosiddetti Paesi periferici. Al netto della presunta, tardiva e non ancora dichiarata scelta di Draghi, una certezza. L’Eurotower finora ha fatto di tutto per prestare denaro alle banche europee ma non ha potuto nulla per aiutare l’economia reale, a differenza della Bank of England che nell’ultima operazione di QE da 80 miliardi di sterline vincolava l’erogazione di credito agli istituti d credito a una percentuale fissa di denaro che doveva tramutarsi in prestiti alle PMI e alle famiglie, pena l’aumento dei tassi d’interesse una volta che si andrà a ripagare il prestito.

Tra le opzioni sulla carta ci sarebbe quella di accettare come collaterale per ottenere finanziamenti e partecipare alle operazioni monetarie della Bce, i prestiti erogati dalle banche verso le PMI. Insomma, piuttosto che obbligazioni sovrane, d’ora in poi le banche potranno postare come garanzia alla Bce i prestiti che hanno fatto a piccole e medie aziende. Fattibile? Difficile, finché la mission delle banche sarà acquistare debito da un lato e giocare con i derivati dall’altro. Negli ultimi dodici mesi, all’Eurotower si è parlato della frammentazione del mercato come principale preoccupazione ma non si è fatto nulla per intervenire, ovvero per fare in modo che delle politche espansive non beneficiassero solo le banche ma che queste tracimassero anche nell’economia reale, iniettando credito e liquidità.

Ma mentre a Francoforte si parlava, altrove di registrava quanto graficizzato qui a fianco: l’inesorabile crescita del costo del finanziamento per le PMI dei Paesi periferici contro l’altrattanto inesorabile calo per quelle dell’area core negli ultimi diciotto mesi. E cosa ha fatto la Bce negli ultimi diciotto mesi, se non finanziare a costo zero le banche affinché queste comprassero debito sovrano e facessero abbassare artificialmente gli spread? Niente. Un’azienda italiana (o spagnola) e una tedesca (o francese), con medesimo rating di credito, di fatto non sono nella stessa unione monetaria, poiché sulle base di un finanziamento da 1 a 5 anni per meno di 1 milione di euro, la prima paga un interesse medio del 5,8%, mentre la seconda del 3,5%. Uno spread, circa 230 punti base, che è simile a quello esiste tra i titoli di Stato biennali dei due Paesi, un chiaro e agghiacciante segnale dell’abbraccio mortale tra banche e debito sovrano nell’eurozona creato proprio delle politiche della Bce. Di più, è il tasso di interesse reale a uccidere nemmeno più troppo lentamente le PMI della zona Sud: la vera sfida per la sopravvivenza dell’euro è quella di bloccare il circolo vizioso che vede le economie più deboli soffocate dalla stretta creditizia e quelle più forti annegate di liquidità. All’interno dell’eurozona, infatti, esiste un differenziale di 400 punti base in termini di costo reale del credito per le piccole e medie aziende, qualcosa che rende l’euro un veleno e l’unione monetaria una gabbia mortale.

Nella seconda metà del 2012, stando a uno studio di Barclays, le PMI spagnole che si sono viste rifiutare un prestito sono state quattro volte quelle tedesche, non calcolando quelle che hanno rinuniciato volontariamente al credito, una volta scoperte le condizioni e i costi. Tanto più che le Pmi pesano per il 50% dei posti di lavoro delle economie italiana e spagnole e per meno del 35% di quella tedesca, stando a dati della Commissione Europea. Il problema dell’euro è questo e solo questo. Quindi, la Bce deve al più presto dare vita a una sua versione del Funding for Lending Scheme (FLS) della Bank of England e a dirlo non è il sottoscritto ma un ricercatore del centro studi della banca ABN Amro, Joost Beaumont, a detta del quale <ci sono prove chiare che l’FLS sta funzionando, visto che i dati parlano chiaramente di un maggior credito concesso e di un miglioramento delle condizioni di accesso per le piccole e medie imprese>. Non farlo sarebbe follia, visto che al netto dell’ammontare senza precdenti di supporto esplicito e implicito offerto alle banche, il meccanismo di trasmissione del credito è totalmente grippato e fermo. Avendo ancora aperto e operativo lo schema di finanziamento a lungo termine (LTRO), la Bce potrebbe modificarne i termini, trasformarlo in un FLS (almeno per una parte di ammontare) e indire immediatamente una nuova asta. Per quanto, ancora, le Pmi del Paesi cosiddetti periferici potranno infatti resistere alle fobie weimariane della Bundesbank?

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One Comment

  1. Marco Mercanzin says:

    Finalmente qualcuno comincia a ragionare.
    Ma l’euro e’ destinato proprio a distruggere le PMI, di tutta Europa , e tra poco anche quelle tedesche, per cui la BCE mai farà quello che auspica l’estensore di questo articolo.
    Questa e’ la fase in cui gli speculatori di grossa taglia stanno tirando le reti per drenare quanto più possibile dall’economia reale, creando un deserto, per poi, a causa della ulteriore crisi, proporre un ulteriore perdita di sovranità per i popoli, accentrando ancora di più il governo finanziario e politico.
    Ti creo il problema, e poi ti faccio accettare le mie soluzioni, anzi, sarai tu a chiederle.

    Problema-reazione-soluzione.

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