LA VIA PER UN FEDERALISMO SOSTENIBILE

di GIORGIO BARGNA

Ho investito la gran parte del mio tempo libero in questi ultimi cinque anni in un progetto dal nome “Lavori in Corso”.

“Lavori in Corso” è una lista civica canturina, una vera lista civica, vivacizzata dal sostegno e l’impegno di cittadini, tutti svincolati dalla politica professionista. I paletti sostanziali di “Lavori in Corso” sono la sostenibilità, la solidarietà, la partecipazione popolare dei cittadini alle scelte amministrative ed anche un’ autonomia, non egoista, ma comunque marcata. Ho sognato per anni di vincere queste elezioni, perché quando una lista civica vince le elezioni in una città di 40.000 abitanti, parte un segnale forte per tutti … vuol dire che si può fare ovunque una svolta radicale.

Sotto l’egida della “Sovranità Popolare” all’interno dei comuni, e non solo, sogno l’inizio di un percorso che porti ad un Federalismo Municipale, un’aggregazione di Autogoverni associati in Aree Territoriali, ma anche in concorrenza tra loro, su un modello amministrativo prettamente svizzero. Questa è poi sostanzialmente anche la storia di questo paese un po’ artificiale, è a quell’Italia dei Comuni che bisogna ispirarsi, abbattendo così burocrazia, statalismo e nepotismo della classe dirigente attuale e passata, abbattendo quei centri di spesa immensa nonché apparati utili solo a regalar poltrone che si sono dimostrati i vari livelli degli enti nazionali di amministrazione.

Nell’Autonomia ogni potere che fu appannaggio di questi enti, compreso lo Stato, va assegnato ai Comuni … allo Stato lasciamo la Moneta (in senso stretto), la Giustizia di stampo federale su un modello americano, l’Esercito e i grandi progetti infrastrutturali, da discutere però con gli Autogoverni e poco più, gli toglieremo anche il provento delle tasse, che in percentuale quasi 100 deve restare sul Territorio.

Concorrenza ed associazione stimoleranno le aggregazioni territoriali e gli Autogoverni a fare buone pratiche nelle gestioni dei sistemi sanitari, scolastici, di trasporti, di tassazione e di Welfare. Tutta questa autonomia sapientemente missata con le pratiche del buon governo e della Democrazia Diretta e Partecipata non possono portar altro che a due buoni risultati: l’avvicinamento tra amministrazione e cittadino ed un relativo benessere generale conseguente ai vantaggi traibili da una Comunità Locale che vive soprattutto di se stessa, delle proprie capacità democratiche, concettuali ed economiche.

Affinché si avvii questo complicato cambiamento occorre però che sempre più cittadini si avvicinino alla politica modificandola, quando avremo cento Cantù potremo iniziare a sognare ad occhi aperti.

 

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6 Comments

  1. liugi says:

    Non si sta parlando di Stato italiano, vero? Qualsiasi progetto di riforma dello stato italiano non può essere che un “cambiare tutto per non cambiare niente”. Nemmeno la guerra civile del 1945-46 è riuscita a cambiare la sostanza di questo stato.

  2. Luca la realtà è che siamo cmq uno stato esistente da riformare, questa è la partenza e si ragiona su questo, poi se si riesce a fare qualcosaltro si può ragionare anche su altri livelli, ma io già la vedo dura sulla prima ipotesi se non c’è un impegno collettivo potente

  3. alberto says:

    tutto il potere ai Comuni (con le imposte dirette), allo stato solo difesa, esteri e codice penale e civile (non la giustizia) più il debito con i suoi interessi (risosre:impose inidirette)

  4. luca pozzoni says:

    Domanda… La rivolgo all’autore, ma vale per chiunque:

    “allo Stato lasciamo la Moneta (in senso stretto), la Giustizia di stampo federale su un modello americano, l’Esercito e i grandi progetti infrastrutturali, da discutere però con gli Autogoverni e poco più”

    a quale entità stai pensando?
    a una sorta di italia riveduta e corretta, o all’unione europea?

    la rivoluzione prossima ventura sta tutta qui: superare l’abitudine a pensare che sia necessario un ente intermedio. quello che già ora riceve dall’Ue (attualmente al costo dell’1% circa del Pil) il 70% della legislazione affinché venga adottata e promulgata. abbiamo davvero ancora bisogno di questa intermediazione? secondo me, no.

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