La Ue politica è fallita, l’unità italiana è in dissoluzione

di FABRIZIO DAL COL

La costituzione dell’ Europa politica, oggetto di infuocati dibattiti tra gli Stati membri, è ritenuta in questo momento necessaria se non addirittura “obbligatoria” per sconfiggere una crisi economica – finanziaria di cui non solo non si vede la fine, ma addirittura si intravvede un aumento destinato a non essere più controllabile. Quale che sia il modello dell’Europa politica a cui gli stati lavorano rimane a tutt’oggi un mistero. Infatti il mistero rimarrà tale in quanto quello che sta per consumarsi da qui a fine anno è un vero e proprio scontro frontale tra Stati, ovvero tra coloro che intendono preservare le ultime sovranità ancora non cedute, quelli che sarebbero in procinto di cederle e quelli che hanno invece deciso di non cederne alcuna.

Ciò che sta avvenendo è il frutto dei Trattati sottoscritti dai paesi membri che al tempo non avrebbero mai immaginato l’avvento della crisi, mentre ora, proprio a causa sua, gli stessi trattati sono considerati inidonei e non confacenti, se non addirittura pericolosi, al punto da ritenerli dei “grimaldelli” atti a scardinare le  democrazie. L’impasse politico dell’Europa è uno degli elementi che continua a generare le incertezze economiche e l’acuirsi della crisi che, con il suo perdurare, si trasformerà presto da crisi economica-finanziaria anche in crisi politica europea. In questa prospettiva e a causa dei problemi finanziari sempre maggiori da risolvere è lecito pensare che la costituzione dell’ Europa politica sia già fallita.

Vediamo degli esempi concreti : con il Trattato di Lisbona, ultimo passo, fondamentale nel processo di integrazione europea, la Francia ottiene la sua soluzione per altro prevista dall’art 55 della sua costituzione “«les traités ou accords régulièrement ratifiés ou approuvés ont, dès leur publication, une autorité supérieure à celle des lois» ovvero “i trattati o accordi regolarmente ratificati o approvati hanno, al momento della pubblicazione, un’autorità superiore a quella delle leggi”. In Germania, invece, la ratifica del Trattato di Lisbona è avvenuta attraverso l’adozione di due leggi costituzionali, peraltro sottoposte al controllo della Corte Costituzionale tedesca in quanto ritenute in contrasto con la Costituzione. L’art. 23 della Costituzione tedesca prevede esplicitamente la partecipazione della Repubblica federale tedesca “allo sviluppo dell´Unione europea”, ferma la presenza di una serie di “contro limiti” all’applicazione del diritto comunitario, il cui fondamento è, in particolare, il principio democratico, il quale deve sempre essere rispettato.

In Italia invece non si è mai modificato formalmente la Costituzione, si è agito con l’interpretazione “forzata” dell’art. 11; così è avvenuto anche con il Trattato di Lisbona, ultimo passo, nel processo di integrazione europea, al quale è stata data esecuzione con legge ordinaria (L. 2 agosto 2008, n. 130). Nel nostro Paese i trattati internazionali – ivi compresi quelli relativi all’Unione Europea – dovrebbero avere semplice rango di legge e, come tali, non potrebbero mai essere in contrasto con la Costituzione. Siamo entrati nell’euro per mano dei tedeschi, anche se non avevamo le carte in regola, dopo avere accettato un ridimensionamento industriale che ha reso povera l’Italia e ricca la Germania. Nino Galloni, altissimo funzionario del tesoro all’epoca del sesto Governo Andreotti, lo conferma in questa intervista (http://www.youtube.com/watch?v=t_ssGy0LXo0) che fa capire la ragione per cui l’Italia non vuole uscire dall’Euro ovvero che l’uscita dalla moneta unica distruggerebbe Berlino. Lo Spiegel, noto per aver intervistato il premier italiano in data 13 giugno 2012, lo fa capire chiaramente in questo estratto: “Con un’uscita dall’Euro e un taglio netto dei debiti la crisi interna italiana finirebbe di colpo. La nostra invece inizierebbe proprio allora. Una gran parte del settore bancario europeo si troverebbe a collassare immediatamente. Il debito pubblico tedesco aumenterebbe massicciamente perché si dovrebbe ricapitalizzare il settore bancario e investire ancora centinaia di miliardi per le perdite dovute al sistema dei pagamenti target 2 intraeuropei. E chi crede che non vi saranno allora dei rifiuti tra i paesi europei, non s’immagina neanche cosa possa accadere durante una crisi economica così profonda. Un’uscita dall’euro da parte dell’Italia danneggerebbe probabilmente molto più noi che non l’Italia stessa e questo indebolisce indubbiamente la posizione della Germania nelle trattative. Non riesco ad immaginarmi che in Germania a parte alcuni professori di economia statali e in pensione qualcuno possa avere un Interesse a un crollo dell’euro.” [Spiegel Online: Kurz vor dem Kollaps] (traduzione: Francesco Becchi).

In conclusione, pur di entrare in Europa pensando di spalmare i debiti verso gli altri, l’Italia nel 2001 ha anche sbagliato “volutamente” il cambio con la moneta unica. Con i Trattati fin qui approvati ha preferito interpretare anziché modificare l’art. 11 della Costituzione per cedere illegittimamente la sovranità popolare  che potrebbe essere ridiscussa ora all’ONU grazie all’art. 1 della costituzione stessa in quanto articolo legislativo fondante e al quale non si è voluto fare riferimento. Un precedente destinato da una parte a sconquassare l’unità dello Stato Italiano e dall’altra, a dar “ fuoco alle polveri” quando emergerà inevitabilmente anche in Europa lo sfregio inflitto alla carta costituzionale italiana per cedere la sovranità dei cittadini.

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7 Comments

  1. Carlo De Paoli says:

    Dalle “Note” di un articolo scritto anni fa da Maurizio Blondet: “Così parlò Benjamin Freedman, una notizia rivelatrice del “perché” si sia formato in Europa la nota “Comunità” che è arrivata a farci versare lacrime di sangue.
    Interessi diversi da quelli europei, o condotti in maniera contrastante con quelli, ci ha portato a questi estremi che Fabrizio Dal Col denuncia.
    Già “quelle” persone si erano appropriate della facoltà di stampare i Dollari; sottraendo, quindi, la sovranità agli americani e trasformando quel popolo in bestiame.
    Presentatasi l’occasione il giochetto è stato riproposto all’Europa sconfitta e affamata.
    Ecco la nota in oggetto:

    4) Bernard Baruch (1876-1964), potente finanziere ebreo, nato in Texas, fu il consigliere privato di sei presidenti, da Woodrow Wilson (1916) a D. Eisenhower (1950).  Nella prima come nella seconda guerra mondiale, Baruch promosse la creazione del War Industry Board, l’organo di pianificazione centralizzata della produzione bellica. Di fatto, fu una sorta di «governo segreto» degli Stati Uniti, che praticò ampiamente i metodi del socialismo, compreso il controllo della stampa e il sistema di razionamento alimentare. Dopo la seconda guerra mondiale Baruch e i banchieri ebrei americani gestirono i fondi del Piano Marshall. Ne affidarono la distribuzione a Jean Monnet, loro fiduciario. Secondo le istruzioni ricevute, per dare i fondi, Monnet esigeva la cessione da parte degli Stati europei di sostanziali porzioni di sovranità: così fu creata la Comunità Europea.

    Deve essere il disegno che viene da distante nel tempo e che credo ravvisare nella lettera spedita dal Rabbino Baruch Levi a Carl Marx:

    Il rabbino Baruch Levi così scriveva a Carl Marx nel 1848:
    «Il popolo ebraico, considerato nel suo insieme, sarà egli stesso il suo proprio Messia. La sua signoria sul mondo sarà raggiunta mediante l’unificazione delle altre razze umane, la eliminazione delle frontiere e delle monarchie, che sono i bastioni del particolarismo, e mediante l’istituzione di una repubblica mondiale, che accorderà dappertutto i diritti civili agli ebrei. In questa nuova organizzazione dell’umanità, i figli di Israele diventeranno dappertutto, senza incontrar ostacolo, l’elementodirettivo (…). I governi dei popoli compresi in questa repubblica mondiale, con l’aiuto del proletariato vittorioso, cadranno tutti senza difficoltà in mani ebraiche. La proprietà privata verrà soffocata dai dirigenti di razza ebraica, che amministreranno dappertutto il patrimonio statale. Così la promessa del Talmud sarà adempita, cioè la promessa che gli ebrei, venuti i tempi messianici, possederanno la chiave dei beni di tutti i popoli della Terra»  (Revue de Paris, anno XXXV, numero 2, pagina 574).
    Lascio a voi giudicare, lucidi ricercatori del «Gherush 92», se qui non si preconizza e si progetta la «eliminazione fisica o culturale della diversità e dunque scomparsa di popoli e culture», la più feroce discriminazione razziale, lo sfruttamento del prossimo, la violazione ripetuta dei diritti umani.
    
 
 

  2. Fabrizio Dalla Villa says:

    l’analisi dell’articolo (e dei commenti che ne seguono), può essere ricondotta ad un unico termine: egoismo, o meglio, egocentrismo. Fino a quando la costruzione dell’Europa sarà in mano a personaggi che vogliono pavoneggiarsi per appagare il proprio ego, non si andrà da nessuna parte. I politici europei sono troppo campanilisti, troppo legati al potere. Se si arrivasse veramente all’Europa unita, quante poltrone salterebbero? E chi ha lottato per conquistarle che farebbe? Il problema di ogni fallimento è da ricercare all’interno delle persone che hanno la possibilità, ma non la volontà di realizzarlo. Si tratta di problemi intrapersonali, e non di interpersonali. Se una persona non è a posto con se stessa, come può esserlo col prossimo. Anch’io sono un europeista convinto, ma con questi elementi, ahimè, credo che non si riuscirà a fare nulla.

  3. Giuseppe says:

    Da europeista convinto, è da circa vent’anni, forse più, che cerco di dimostrare l’impossibilità di un’unione politica basata su un accrocchio di Stati sovrani, proprio per la palese contraddizione che ne consegue, Ovviamente, in Italia (non da altre parti) il dileggio è stato continuo, accompagnato da accuse di disfattismo. Bene, o meglio, male! Oggi siamo pervenuti al “dunque”: lo Stato italiano ha ceduto la gran parte della propria sovranità non a un Ente politico superiore (soluzione in sè coerente coi dettami del diritto), che avrebbe dovuto conseguirla insieme a quella paritetica degli altri Stati dell’Unione, ma a un apparato burocratico senza nessuna personalità politicamente rappresentativa. Un po’ come se ciasuno di noi avesse ceduto propri diritti personalissimi all’Ufficio del Registro (oggi Agenzia delle Entrate) piuttosto che al Catasto (oggi Ufficio del Territorio). Assurdo, vero? I politicanti italici dov’erano colla testa (sempre che l’abbiano) quando leggevano tali critiche ampiamente e intutivamente comprensibili, anche se redatte in altri termini e contesto? Non solo: prudentemente, alcuni Stati, avendo compreso per tempo il cul de sac in cui stavano per infilarsi, la loro sovranità non l’hanno ceduta affatto (es: Austria, Germania). Poiché la sovranità non può essere ceduta a un ente di servizio (la burocrazia europea), di fatto la maggior parte della sovranità dello Stato italiano è stata ceduta agli altri Stati rimasti sovrani. E ora ci lamentiamo se la dr Merkel fa il brutto e cattivo tempo, difendendo le ragioni del proprio Stato rimasto sovrano? E’ così difficile capire tutto questo? Difficile solo per i beoti, fra i quali, in prima linea, i sullodati politicanti..

  4. liugi says:

    Io non riesco a non vederla positivamente. Se la Costituzione Italiana viene scavalcata, questo è un ottimo precedente per farle perdere valore e quindi portare a una sua abrogazione ufficiale.

    • Fabrizio says:

      Infatti,nulla è eterno. E come è già stato scritto in questo giornale “Italia, impossibile salvarla se non rinuncia
      all’unità nazionale”

      • Homo Liber says:

        La Costituzione italiana è, come tutti i prodotti degli esseri umani (specialmente quelli di natura storica – filosofica – politica – umanistica), molto imperfetta.

        Esemplare è la palese antitesi evincibile tra gli Art.2 e Art.5. Questi due articoli sono presenti nella Costituzione dello Stato italiano dal 1948 e coloro che la elaborarono non potevano immaginare ciò che sarebbe stato il contenuto dei Patti Internazionali dei Diritti dell’Uomo che videro la luce nel 1966.

        Il Diritto all’ Autodeterminazione dei Popoli è dichiarato diritto umano fondamentale e quindi è compreso nei diritti inviolabili dell’uomo come recita l’Articolo 2 della Costituzione per cui l’indivisibilità della Repubblica, dichiarata nell’Articolo 5 è in totale contraddizione con i contenuti dell’articolo che lo precede e che dovrebbe avere carattere prioritario.

  5. Giacomo says:

    Non so se si possa parlare di “sfregio alla carta costituzionale italiana”, perché questa fu scritta artatamente per conferire la sovranità ai cittadini sulla carta, per poi toglierla dalle loro mani con un’interminabile serie di deleghe e di limitazioni all’esercizio della sovranità stessa. Per il resto mi trovo totalmente d’accordo con Fabrizio Dal Col.

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