La Ue difende i suoi funzionari: non si toccano i loro stipendi

di FABRIZIO DAL COL

Per la Commissione Europea è tutto sotto controllo e non c’è alcuna situazione d’emergenza per dover ridurre gli stipendi ai dipendenti. Questa, la motivazione della CE sulla riduzione degli stipendi dei funzionari. Quindi, tali stipendi rimarranno immutati e nonostante siano i contribuenti degli Stati membri a doverli pagare, non si sa in proposito quale sia stata la posizione della rigorista e intransigente Germania, che oppostasi in circostanze e decisioni molto più futili, su questa imposizione ha preferito  invece rimanere a guardare. Ecco che, davanti a una crisi economica di questa  portata, gli unici che ne fanno le spese sono tutti i cittadini d’Europa.  Insomma, più della metà delle popolazioni che vivono nel vecchio continente non ne vuole più sapere di questa ingrata Europa, che costruita in buona parte senza il consenso dei cittadini, ovvero contro le volontà dei popoli che sono costretti ad abitarla, si appropria indebitamente di poteri (vedasi le concessioni alle  banche) arrivando persino a calpestare i trattati firmati.

Ma vediamo meglio il fatto, precisando però i ruoli e i poteri delle istituzioni coinvolte: tutto è scritto, nero su bianco, nella sentenza della Corte di giustizia europea del 19 novembre, relativa alla causa C-63. La Commissione europea, assieme al Parlamento europeo e a diversi Paesi (Germania, Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Olanda, Danimarca e Spagna) ha presentato un ricorso contro il Consiglio. In sostanza, stiamo parlando del coinvolgimento di tre organismi istituzionali nel contenzioso di cui sopra, le cui funzioni e i rispettivi poteri sono ancora oggi poco conosciuti: Commissione Europea, Consiglio d’Europa e Parlamento europeo, ovvero i tre organismi che governano l’Europa, ma solo il Parlamento Europeo, che non ha poteri né legislativi né impositivi, è l’organismo eletto dai cittadini, mentre invece la Commissione e il Consiglio sono quegli organismi istituzionali di nominati, che posseggono  i poteri necessari per imporre i regolamenti e le direttive. Di conseguenza i trattati nel diritto europeo sono la fonte più alta del diritto e stanno al livello delle Costituzioni degli Stati, ma non sono costituzioni votate, bensì accordi tra Stati.  Al di sotto dei trattati ci sono i regolamenti e le direttive, che sulle materie di loro competenza (sempre più estese) prevalgono sulle leggi interne dei singoli Stati, e sono emanati dagli organi decisionali della UE non elettivi.

Fatta questa precisazione, ora torniamo al contenzioso e alla decisione sugli stipendi di cui sopra, e lo facciamo per capire cosa sia in realtà accaduto su tutta questa faccenda, e perché il potere della decisione sugli stipendi sia stato unicamente della Commissione europea (non eletta). In base al trattato sul Funzionamento dell’Unione, il Consiglio deve decidere entro la fine di ogni anno “l’adeguamento delle retribuzioni e delle pensioni proposto dalla Commissione”. Nel dicembre del 2010, il Consiglio opta per la cosiddetta “clausola d’eccezione”, vale a dire che, trovandosi in una condizione di “deterioramento grave e improvviso della situazione economica e sociale”, la Commissione avrebbe dovuto presentare “adeguate proposte” per far sì che i funzionari si riducessero lo stipendio. E Barroso che ha fatto ? Il 13 luglio 2011, la Commissione ha presentato una relazione in cui “gli indicatori mostravano che nell’Unione la ripresa economica continuava a progredire” dunque, secondo quanto si legge nella sentenza della Corte di giustizia, non c’era alcun “deterioramento grave e improvviso della situazione economia e sociale all’interno dell’Unione nel periodo di riferimento tra il primo luglio 2010, data di effetto dell’ultimo adeguamento annuale delle retribuzioni, e la metà di maggio 2011, momento in cui sono stati resi disponibili i dati più aggiornati”. Una menzogna, perché stiamo parlando dell’estate 2011, vale a dire dello stesso periodo in cui la Grecia è collassata, l’Italia con la famosa lettera dell’11 agosto che rischiava già di fare la stessa fine e Irlanda e Portogallo con gli aiuti finanziari già in corso. Eppure, secondo la Commissione, in Europa tutto filava liscio. Almeno abbastanza bene per non ridurre lo stipendio ai propri dipendenti.

In sostanza, tutto finisce alla Corte di giustizia europea, dove la Commissione, benché abbia ammesso che i numeri “evidenziano un peggioramento per il 2011 rispetto alle previsioni pubblicate in primavera”, ha continuato a ribadire che non ci sia alcuna emergenza per usare la clausola di eccezione. Alla fine della fiera : la Corte europea ha respinto i ricorsi della Commissione e l’ha condannata a pagare le spese, ma non si è pronunciata sul merito. Intanto, gli stipendi dei funzionari rimarranno gli stessi, e il Consiglio d’Europa  che ha posto la clausola d’eccezione, per non dimostrare al mondo intero come funziona “l’appropriazione indebita” di poteri tra i due organismi istituzionali, (non eletti) tace.

 

 

 

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One Comment

  1. Mister Libertarian says:

    Maledetti parassiti. Bisognerebbe licenziarli tutti dal primo all’ultimo, con obbligo di restituzione degli stipendi rubati al contribuente.

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