La Ue contro i governi nazionali: la colpa della crisi è loro non nostra

di GIORGIO CALABRESI

Stufa di prendersi la responsabilità della crisi che colpisce gli stati europei, la Ue reagisce e riversa le colpe sui sui componenti. Troppi governi amano «nazionalizzare i successi e europeizzare i fallimenti». L’Europa deve riformarsi profondamente, compiere l’Unione bancaria, avanzare nell’Unione politica, ma non è la causa della crisi. Ad accumulare i debiti che strangolano il continente, a inceppare la macchina europea «per interessi di parrocchia», a non mantenere gli impegni sono i governi nazionali, non Bruxelles. Josè Manuel Barroso, nel suo ultimo Discorso sullo Stato dell’Unione davanti alla plenaria del Parlamento europeo, sottolinea che «la ripresa è in vista». Avverte che è fragile, rivendica i successi delle ricette di Bruxelles che ha saputo «andare al contrattacco». E punta il dito sui veri responsabili della crisi, che siedono nelle cancellerie di tutta Europa. È durissimo con la Grecia ed i suoi «politici irresponsabili» e ricorda che «senza l’Europa ora Atene sarebbe insolvente» ed in situazione anche peggiore.

Ma i veri nomi e cognomi di chi ha aperto il vaso di Pandora li fa il presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che ricorda come furono la Germania di Gerhard Schroeder e la Francia di Jacques Chirac a «volere che la Commissione non controllasse» il rispetto dei parametri di Maastricht. Mentre l’Europa comincia a prepararsi alla volata verso le Europee del 2014 che ridisegneranno Parlamento e Commissione, Barroso parte ricordando che il dissesto finanziario cominciato negli Usa con la crisi dei ‘subprimè, il fallimento di Lehman Brothers ed i salvataggi di Fannie Mae e Freddy Mac, in Europa si è trasformato in «una crisi sociale dalle conseguenze drammatiche» per molti del mezzo miliardo di europei. Ma il portoghese assolve sostanzialmente la Ue (i segnali di ripresa, per quanto deboli, dimostrano che «siamo sulla strada giusta») e lancia l’appello alle forze politiche europeiste, non importa se di destra o di sinistra, a fare fronte comune contro l’ondata dell’anti-europeismo e del populismo. Fustiga i conservatori britannici che inseguono gli euroscettici («rischi di non essere rieletto – dice al capogruppo Callanan – perchè la gente preferisce l’originale alla copia, e se vuole essere euroscettica vota Ukip»). Riconosce che «la Ue non è perfetta», perchè «la divisione del lavoro tra livello nazionale ed europeo non è perfetto» e quindi l’Europa «deve essere grande nelle cose grandi, più piccola nelle cose più piccole». Insomma, regolare di meno e riformarsi.

Un appello accorato. Che però non convince. Nè a destra (il pidiellino Vito Bonsignore parla di «ottimismo incauto») nè a sinistra (il democrat David Sassoli liquida il discorso come «superficiale e insufficiente»). Ed il leader degli euroscettici, Nigel Farage, ridendo lancia il vaticinio: «L’euro morirà di morte lenta e dolorosa».

Diciamo, con una battuta, che qui il migliore c’ha la rogna…

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4 Comments

  1. Andrea says:

    Ha perfettamente ragione: l’UE, la BCE e la finanza non centrano nulla nella crisi italiana… Il debito pubblico l’ha fatto il governo italiano, i nostri politici. E’ veramente triste sentire la gente prendersela con l’europa, con le banche e con il liberalismo… Ancora una volta i nostri politici sono riusciti ad ingannare gli italiani.

    Albert Nexentein, pensa bene alle ragioni per le quali ritieni il discorso di Barroso così folle… quali sono?

    Ci hanno abituati a pensare male del mondo, delle banche, dei grandi investitori, della Germania… qualsiasi economista sa che le cose non stanno così: non ha senso arrampicarsi sulle supposizioni, c’è una versione ufficiale delle ragioni della crisi italiana che si basa su dati certi e proiezioni indiscutibili… un paese la cui produttività scende da vent’anni con la spesa pubblica in continuo aumento non va da nessuna parte… non c’è bisogno di scomodare presunti quanto misteriosi complotti ai nostri danni

  2. Wop says:

    Lei ha perfettamente ragione, non ha senso prendersela con l’Europa, è in casa nostra che dobbiamo fare pulizia, non dando piu’ il voto a politici corrotti, incapaci e buffoni che non saprebbero amministrare manco le proprie mutande sporche. Per troppo tempo questi individui hanno avuto i voti della parte peggione della popolazione, quella dei malviventi e degli evasori, piu’ i voti di tante persone oneste che hanno creduto alle loro cavolate. E se non si puo’ impedire a un malvivente o a un evasore di votare per chi gli promette l’impunità, vorrei che almeno le persone oneste che lavorano onestamente, che sono la maggioranza degli italiani, non continuino a fare questro tremendo autogoal.

  3. Albert Nextein says:

    Ho letto.
    Questo barroso è fuori di testa.
    Mi sembra un pokerista che, al buio, rilancia a ripetizione sulla scorta di desideri e speranze abnormi , innaturali e solo suoi.
    Rilancia e gioca con le nostre esistenze e patrimoni.
    Aumenta il piatto , dicendo che per salvare l’europa ci vuole più europa burocratica e maggior centralizzazione del potere e della finanza.

    Non capisce un tubo.
    Ottuso , oltre ogni possibilità di recupero.

  4. Roberto Porcù says:

    Non so, … forse perché ho una tale sfiducia nei politici italiani abilissimi nel malaffare ed improvvisatori nel governare, ché forse, penso, abbiano ragione.
    Nel caso dell’immigrazione selvaggia siamo un caso isolato, nel caso delle super-retribuzioni ai politici siamo ancor più un caso isolato, ed allora, cazzi nostri che sopportiamo di essere schiavi.
    Ieri un cliente, non da me sollecitato, è sbottato dicendo l’importo di superpensioni, … quelle che sono intoccabili diritti acquisiti (?), stamattina, un possibile fornitore, di sua iniziativa ha nominato ancora queste superpensioni affermando di aver sentito alla radio la notizia ed aver fermato l’auto dallo sbigottimento.
    Un po’ alla volta la gente sta rendendosi conto di aver a che fare con una associazione a delinquere di stampo politico-burocratico, meglio tardi che mai.
    Non è dall’euro che dobbiamo uscire, ma sono tanti che dobbiamo seppellire.

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