La tv, manuale del perfetto marxista!

WEB TVdi GIANLUIGI LOMBARDI CERRI – Vale la pena di analizzare questo schema (e le sue origini) perché adottare nei confronti di tali personaggi gli schemi logici comuni a tutta l’umani-tà, si esce quasi sempre perdenti, indi-pendentemente dal bontà della tesi sostenuta.
Perché si verifica questo fatto? Semplicemente perché lo schema di dibattito adottato dalla tv è stato accuratamente studiato e mandato pressoc-chè a memoria dagli utenti.
Tale schema, oltretutto, prescinde in mo-do assoluto dalla cultura dell’utente. Un qualsivoglia buzzurro che lo adotti ha parecchie carte vincenti in mano anche se chi lo contrasta è colto ed intelligente.
Sono le carte di cui dispone un qualsiasi catafratto mentale che non si vergogna delle c…te che dice. Vediamo anzitutto un po’ di storia.

A marxismo imperante in Unione Sovietica si è presentato, ai reggitori della cosa pubblica, il seguente problema: come presentare alla massa degli ascoltatori una plateale menzogna in modo che alla suddetta massa appaia come sacrosanta verità?
Questa esigenza ha sollecitato brillanti cervelli universitari (dediti anima e cuore al marxismo) a studiare psicologia delle masse ed un modo totalmente nuovo di fare comunicazione.
I risultati di questi studi sono stati applicati con circa venti anni di anticipo su quanto attuato nel mondo civile e se ne sono visti (e se ne vedono ancora) i frutti.
Alla base di questo tipo di ricerche motivazionali stanno alcuni assunti fondamentali.
1.- Chi mi sta davanti non è una sempli-ce controparte, ma un nemico, e come tale va combattuto, con ogni mezzo, lecito o meno. Non vanno contrastate le sue tesi, ma va distrutto lui, lui solo.
2.- Non si deve mai, comunque, cercare di contrastare le tesi dell’avversario, poiché se si segue la sua logica si può venire battuti dalla sua cultura o dalla bontà e validità delle sue tesi.
POCHE IDEE, MA CHIARE
Poiché i marxisti hanno individuato di poter contare su una massa di adepti di livello culturale ed intellettivo medio basso, hanno adottato principi ap-plicativi di una semplicità assoluta: poche idee, ma chiare che si esprimano in slogans sui quali non si deve ragio-nare, ma solo ricordarli a memoria.Sono assiomi indiscutibili sui quali se si dovesse esprimere anche un minimo dubbio, crollerebbe l’intero castello
ideologico., e, cosa fondamentale, oc-corre abituarsi, attraverso un allenamento pluriennale a non sentire più la
vocina interna che dice: “Guarda che quello che stai per dire non sta in piedineanche con un puntello!”.
1.- Lo Stato avanti tutto. La base fondamentale è quella dello stato etico (che caratterizza tutte le dittature) . Senza lo Stato non può esistere nulla e per la totale sicurezza dello Stato si deve fare qualunque cosa.
Ecco perché la sinistra non vuole i cittadini armati che autonomamente reagiscano ai soprusi: potrebbero un giorno reagire ai soprusi dello Stato!
2.-Le persone non contano niente. Le persone hanno ragione di esistere solamente perché esiste lo Stato. Il fatto che qualche cittadino muoia perché lo Stato non può o non lo vuole proteggere adeguatamente è di scarsa rilevanza; è un fatto fisiologico. La cosa fondamentale è che lo Stato abbia ben salde in mano le redini del potere per cui soprusi fisici o burocratici fatti a danno dei cittadini, hanno scarsa rilevanza.
3.-Difendere sempre gli scarti. Il fatto che se una minoranza dei cittadini evidenzia certe volontà e certi comportamenti non consoni e dannosi alla volontà della maggioranza o si adegua o risulta “non conforme” e quindi subisce corrispondenti punizioni previste dalle Leggi o, comunque perde alcuni diritti , ciò non costituisce se non un incentivo a dare istantaneamente totale ragione ai “fuori norma”, prescindendo da una qualsivoglia considerazione sul merito.
Questo atteggiamente ha come uni-co e solo scopo di procurarsi dei voti e, soprattutto, far sì che i componen-ti della minoranza trasformino mentalmente i propri desideri in diritti conculcati.
Che poi, una volta assunto il potere si debbano esaudire i desideri di questa minoranza è un altro discorso , tanto è sempre disponibile, per non farlo, la ragione di Stato.
4.- Una menzogna ripetuta cento volte diventa verità. Tecnica usata spessissi-mo e nei più disparati campi. Il fatto che il mondo occidentale abbia sviluppato a suo tempo particolari caccia bombardieri atti a contrastare efficacemente i carri armati russi è stato subito e ripetutamente descritto come un attentato alla pace. Il fatto che il muro di Berlino sia stato eretto per impedire la fuga di cittadini stanchi dell’oppressione comunista è stato fatto apparire come uno scudo contro l’invasione americana.
E in Italia?La legge relativa al conferimento di un premio di maggioranza (oggi ampiamente accettato dalla sinistra) è stata presentata e fatta percepire come “legge truffa“, salvo poi avvalersene e sostenerla. E via discorrendo. Per attuare questi principi basilari le azioni sono: In base a quanto accennato sopra chi sta davanti ad un marxista non è un avversario, ma un nemico. Pertanto attaccare le sue idee è tempo sprecato ed è pericoloso. È più semplice , nonché di facile com-prensione, attaccarlo per quello che è e non per quello che dice.
Si vede chiaramente che Berlusconi è stato attaccato: per la sua statura, per-ché si è fatto un trapianto, perché ha portato la bandana, perché è ricco, e via discorrendo.
Papa Benedetto XIV è stato subito attaccato perché ha militato nella Wehrmacht (ben sapendo che a queltempo chi non avesse portato le armi, anche se sacerdote, veniva fucilato e che l’amato Ratzinger militando nel-l’antiaerea è stato anche fortunato, poiché molti dei suoi coetanei aveva-no o avrebbero lasciato la pelle sul fronte russo).
Nessuno ha la forza intellettuale di attaccare il Papa per le sue idee. È molto più facile schernirlo perché tedesco.

Altro assioma. Chi la pensa al contrario di come la pensa la sinistra o è un fascista o è un razzista. Quando la sinistra riteneva di portare dalla sua parte la Lega è arrivata a definirla “costola della sinistra”. Vista la vanità degli sforzi è passata a
definirla razzista! Non basta! Controllate le trasmissioni radio televisive. Vi accorgerete che è costante il sarcasmo nei confronti di tutta la CdL, con attacco alle persone.
TAVOLINO LA SEGGIOLA
E SEGGIOLA IL TAVOLINO
Nei dibattiti avviene sempre volutamente un’inversione dei valori e dei significati che si può tradurre in un assiomino: chiamare seggiola il tavolo e tavolo la seggiola e dare del villano a chi si siede sul “tavolo”. Due esempi tra i tanti possibili.
L’uso dell’aggettivo democratico viene usato non perché la realtà in oggetto corrisponda al significato della parola, ma semplicemente perché si contrabbanda la parola come “definizione”: è così perché è così.
Basti pensare che sono arrivati a sco-prire il “cattolicesimo democratico” (ossia quello dei catto-comunisti). Un altro termine abusato è la parola razzismo.
È interessante notare come in brevissi-mo volger di tempo i significati della parola sono stati piegati e distorti al servizio della logica marxista.
Diceva lo Zingarelli: «Teoria che esalta le qualità superiori di una razza e afferma la necessità di conservarle pure da ogni commistione con altre razze, respingendo queste o tenendole in uno stato di inferiorità».
Dice Garzanti:
Razzismo
1.- convinzione che la supposta purez-za della razza sia fattore determinantedello sviluppo di una società e quindi siano da evitare le mescolanze con altri popoli;
2.- ogni tendenza che favorisca o de-termini discriminazioni sociali. Appare evidente lo scivolamento da un criterio di discriminazione elitaria ad un criterio che tende ad impedire perfino la constatazione delle differenze.
Se io affermo che se dovessi scegliere preferirei vedere circolare in casa mia dei filippini invece che degli arabi, faccio una scelta personale. Non mi sogno di togliere agli arabi i loro diritti: voglio solo che non piantino le radici in casa mia.
Questo è considerato un atteggiamen-to razzista, mentre se dichiaro che i kenioti sono in genere ottimi fondisti, o i negri americani ottimi scattisti (e faccio con ciò una dichiarazione perso-nale di valore) non succede niente. Questo andazzo di mutare il significato di certe parole è stato forzato , sempre dai marxisti, anche nel linguaggio burocratico. Cieco , sordo, handicappato: vocabo-li che nella loro semplicità evidenzia-no la tragicità di quelle situazioni, vengono mascherati in “non veden-te” “non udente”, “diversamente abile”, quasi che l’evidenziare la triste realtà sia una colpa.
NEGARE SEMPRE
Un’altra delle caratteristiche opera-tive dei marxisti è quella di negare l’evidenza.
Se l’avversario del marxista utilizza un suo titolo di studio per avvalorare la sua tesi. Il marxista ha pronta l’uscita: chi dice che lei sia laureato? Facendo il conto che nessuno va ad un dibattito con il certificato di lau-rea in tasca. Se gli dovesse per disgrazia capitare di veder esibire il certificato di laurea, ha pronto il contrattacco: è falso!
E via all’infinito. In realtà il risultato nei confronti degli ascoltatori il marxista lo ha già ottenuto: accendere un dubbio sull’avversario-nemico e sulle sue argomentazioni.
NUMERI SBALLATI
La tattica di presentare numeri sballati è un gioco spesso utilizzato. Mi è capitato, ascoltando una vecchia trasmissione “Otto e mezzo” in cui si discuteva sulla Legge della legittima difesa di sentire la Finocchiaro, per sostenere la tesi che il numero dei reati è proporzionale alle licenze di porto d’armi, di citare il caso del Texas che (secondo lei) ha un numero di reati maggiore del 40% rispetto ad un altro Stato confinante. Ha preso in contropiede gli avversari (Ferrara compreso) usando due fando-nie micidiali. La prima, citando unapercentuale senza riferirla a nulla (ad esempio al numero degli abitanti). La seconda, ancora più grave, che se fosse vera una simile affermazione sa-rebbero già stanziali in Texas FBI, Guardia Nazionale, Esercito, nel massimo spiegamento possibile.
Presi di contropiede glie l’hanno fatta fare franca! Occorre invece stare attentissimi perché “loro” ci provano sempre, giocando sulla distrazione o sul senso di lealtà altrui. Altra frottola numerica: i morti americani erano sempre superiori alla realtà, quello degli “amici” dei sinistri, sempre irrisorio.
IGNORARE
LE OBIEZIONI
Proseguendo imperterriti a sviluppare lo schema faticosamente imparato. Fateci caso; ogni marxista opportunamente inqua-drato arriva ai dibattiti con ben chiaro lo schema di quello che deve dire. Non si preoccupa mini-mamente di quello che diranno o obbietteranno gli altri; lui reciterà la canzon-cina mandata a mente. Le obiezioni che gli verranno rivolte , se sono state catalogate nella sua memoria con le cor-rispondenti risposte bene , darà quelle risposte. Se le obbiezioni non sono state catalogate, le ignorerà bellamente. Vi capiterà frequentemente, assistendo ai dibattiti, di sentire dentro di voi la vocina: ”ma perché non risponde?”. La spiegazione è semplice: ”La domanda è fuori catalogo”!

SOSTENERE
IL CONTRARIO
DELL’INTERLOCUTORE
A prescindere dalla logica! Se dovessi promettere, in un dibattito pubblico di regalare un lingotto d’oro ad ogni cit-tadino, il mio interlo-cutore non si preoccu-perà di verificare la possibilità materiale di un simile regalo. Troppo complicato!
Dirà semplicemente che tale regalo sa-rebbe un danno perché “corromperebbe i costumi del popolo”.
CONCLUSIONI
Vi sarete posti anzitutto una domanda: ”Ma perché sono così coriacei?”. Credo di poter proporre una possibile risposta. Di tutte le dottrine , anche le più sballate comparse sulla terra, l’unica che in oltre quaranta appli-cazioni (40 Stati in cui il
marxismo ha avuto potere di vita o di morte sui citta-dini) non ne ha azzeccato mezza, distruggendo libertà ed economia. Orbene ad un individuo che ha ciecamente creduto in tale filosofia , e giunto all’età di 50-60 anni consta-ta il proprio fallimento totale, senza neanche una particella positiva avrebbe disponibile solo il suicidio.
Per evitare questa fine non rimane che stringere i denti, chiudere gli occhi e “credere, obbedire e combattere”. Dopo questa doverosa premessa con-clusiva come ci si deve comportare in un dibattito di fronte ad un marxista?
Semplicissimo!
1. – Abbandonare totalmente la logica corrente cui siamo abituati. Abbandonarla senza pudore e senza vergogna.
2. – Usare i suoi stessi schemi, cioè: Attaccare sempre le persone , al limite della querela. Negare l’evidenza. Sparare statistiche a caso. Usare la sfrontata sicurezza dell’ignorante impunito.
Battere con insistenza sui loro fallimenti storici anche se non c’entrano con l’ar-gomento della discussione, ma che li fa innervosire e perdere il controllo. E davanti alla solita loro scappatoia che il “socialismo reale è morto da tempo “
ribattere che se ciò è vero loro che cosa ci stanno ancora a fare a questo mondo? Un esemplare esempio di quanto sopra delineato è apparso evidente durante l’intervista fatta al Presidente del Consiglio, da Lucia Annunziata.
Tutte le regole marxiste sono state ri-spettate: attacco esclusivo alla persona, scambio dei significati, baro sui numeri e così via sino all’ignorare platealmente le obiezioni dell’intervistato.
L’aspetto comico–patetico dell’atteg-giamento dell’Annunziata è emerso quando Berlusconi dichiarò, ricordate?, che a quelle condizioni di dibattito se ne sarebbe andato.
Poiché con tale atteggiamento è stato scardinato il piano annunziatesco la po-vera Lucia ha infilato una gaffe dietro l’altra dicendo “ a casa mia le regole le detto io”, “lei non può andare via perché non è previsto” ed ha perfino lanciato
(udite, udite ) “l’etica giornalistica”. Ma la cosa più bella, almeno ai miei occhi, fu lo sguardo di Lucia, vagante tra lo smarrito ed il corrucciato.

 

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One Comment

  1. Michele says:

    Articolo da condividere pienamente! Analisi dettagliata del comportamento tipico dei minus habens.
    Ho inserito il link nel post: Il colore dell’invidia

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