“La tribù dei separatisti”: Repubblica e Francesco Merlo sono solo patetici

di TONTOLO

Ieri su la nuova Repubblica – nuova perché ha inaugurato un cambiamento grafico – una delle firme di punta del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, Francesco Merlo, ha pubblicato questo lungo commento, che vale la pena di leggere tutto per capire come sono messi certi ambienti in Italia. Eccolo:

A chi le Tremiti? Se le contendono la Moldaunia libera, il Salento indipendente e persino la Repubblica del Sannio. Non c’è insomma solo il Veneto, con i suoi referendum, e non sono solo folclore i diecimila internauti che vorrebbero vendere la Sardegna alla Svizzera.
Al prezzo di 90 miliardi di euro il primo cantone marittimo, il ventisettesimo della Confederazione. C’è anche lo straziante problema: a chi le Tremiti? Forse alla Moldaunia dell’ingegnere Gennaro Amodeo a cui il Tar ha negato il referendum e che ora, arrabbiato come un dhauno, cioè un ‘lupo’, mi dice: «Lo hanno permesso in Veneto, a Piacenza, nelle Marche…,tranne qui a Foggia dove sono succubi della politica barese e della massoneria». La Moldaunia verrebbe fuori dall’unione del Molise più la Daunia, che è quel pezzo di Puglia foggiana che va da Cerignola sino alla porzione irpina di Benevento.
Alle Tremiti aspirano anche i romantici indipendentisti di quel ‘Salentu lentu lentu’ — Lecce Taranto e Brindisi — «che il traditore leccese Aldo Moro svendette a Togliatti» dice l’editore di Telerama Paolo Pagliaro. Il Salento «non è Italia e neanche Puglia / questo è un pizzo gettato in mare / è una frisella / è acqua e sale» (nu ghe Italia e nu è mancu Puglia, / quistu e nu pizzu calatu a mare / è na friseddra… ghe l’acqua e sale) canta Mimmo De Santis, il ‘De André di Tuglie’.
Come si vede, sono, come sempre, pittoreschi e umorali i separatisti italiani che al Sud e al Nord sognano la Catalogna, la Scozia e magari anche la Crimea e l’Irlanda. La grande novità è che si moltiplicano grazie all’effetto Internet. E i campanili svettano più alti nel web, dove ogni monade trova la sua finestra: la Rete espone e al tempo stesso nasconde, tutti gli estremismi hanno visibilità e impunità. Così gli econazionalisti lombardi di Domà Nunch (Solo noi), che si ispirano agli irlandesi di ‘Sinn Féin’ (la faccia politica dell’Ira) hanno sospeso l’attività ma non nel web dove si esprimono in un lombardo posticcio, proprio come i personaggi di Camilleri si esprimono in un siciliano posticcio: «Domà Nunch crede che i tòcch de Insubria che adess hinn divis fra Lombardia Piemont e Svizzera dovarian vess unificaa anmò».
E’ vero che solo al Nord i separatismi diventano danaro e far west, guardie padane, sindaci, imprenditori. Ma chi se la sente di dire che i neoborboni, che sabato scorso si sono riuniti a Civitella del Tronto in provincia di Teramo, sono più strampalati di ‘Terra Insubre’, ‘Brescia patria’, ‘300 lombardi’, ‘Confederazione ribelle’, ‘CoLoR44, ‘Tea Party Lombardia’? Certo, su Internet sembrano davvero due milioni i veneti di Gianluca Busato, quello dei referendum: «Dal Canal Grande al balcone di Giulietta un sì dal Veneto per tagliare il legame con Roma». Ma forse anche i duecento militanti di Civitella del Tronto sarebbero sembrati due milioni — un popolo, il popolo della Rete — se il loro raduno non fosse stato fisico ma virtuale. La Rete traveste da esercito anche i più piccoli manipoli, e le marcette separatiste diventano oceaniche secessioni: «Eppure ho visto — mi racconta Gaetano Marabello, attivista neoborbonico — sotto la pioggia sventolare bandiere venete, delle Due Sicilie, un paio di bandiere degli Abruzzi, dello Stato Pontificio, persino della Toscana». E’ appena nato il partito indipendentista ‘Toscana Stato’.
E però più selvatiche e combattive arrivano sino all’Adriatico e sino al Tirreno le tribù dei sanniti che si scoprirono leghisti e secessionisti nel 2010 quando i comuni di Benevento, Avellino e Caserta rifiutarono la spazzatura di Napoli e ora si dicono pronti ad espandersi sino a metà dell’Abruzzo, inghiottendo Isernia e Campobasso dove il grido di battaglia è quello del leader indipendentista Giovanni Muccio: «Chi ha spostato la statua del guerriero sannita dalla piazza della Vittoria?». Il Sannio batterà moneta, il Safinim (equivalente osco di Samnium), con il toro sannita che calpesta la lupa di Roma. Ed è il Sannio senza ambulanze e senza amministrazione, quello stesso che si affida alla Di Girolamo e a Mastella. E’ l’entroterra dei fattucchieri e dei frati, del padre Pio di Pietralcina che portò il Sannio nel Gargano (san Giovanni Rotondo). Sulla carta è una linea obliqua, una tangente d’Italia povera e mattoide: separatismo senza portafoglio. Nel Veneto il secessionismo è sonante mentre questo è patetico: il fatturato al nord e il pathos al sud.
I movimenti veneti sono almeno 12, da Plebiscito alla Liga, e poi Autonomia, Indipendenza, Repubblica Veneta, i Serenissimi, Progetto Nord-Est… Proprio come al sud, anche in Friuli e Alto Adige gli esagitati spacciano il nativismo per cultura: ”Parché a nostra cultura ve fa tanta paura?”. Ebbene, provate, nel brano seguente, a cancellare l’aggettivo inadatto (siciliano/ veneto) e a indovinare se è di Fabrizio Comencini (Liga Veneta) o di Gennaro De Crescenzo, neoborbonico: «Se Goethe nel suo viaggio in Italia descrive con ammirazione la terra (siciliana / veneta) la sua ricchezza, l’affabilità del popolo, pochi decenni più tardi, dopo l’annessione al Regno sabaudo, iniziarono tempi di tragica povertà e la grande diaspora del popolo (siciliano / veneto), con milioni di uomini e donne costretti ad espatriare: siciliani/veneti americani, siciliani/ veneti brasiliani, siciliani/ veneti argentini, siciliani/veneti cileni, siciliani/ veneti canadesi, siciliani/veneti australiani, ancora oggi, ovunque siano, innanzitutto e soprattutto sono siciliani /veneti».
Siciliano o veneto che sia, il fenomeno
tutto intero è malumore autoconsolatorio, l’identità contro la disfatta epocale, il nativismo contro la nazione che sembra morente, il calcio dell’asino all’odiata Roma. E però, nella cartografia delle micro secessioni, rimane povera e sola anche «la viziosa Bari», odiata quanto Roma dai sanniti, dai salentini e dai maldauni: «la Bari mangiasoldi», «la baia a luci rosse del sesso, della malasanità, degli scandali e delle mazzette». A parziale risarcimento, nella cartografia macrosecessionista, Bari diventa laboratorio. Aspira infatti alla poltrona di sindaco Michele Ladisa che, in questa saga della secessione, pensa di essere Frodo, l’hobbit Signore degli anelli. E’ il candidato unitario di almeno due organizzazioni distinte: ‘Insorgenza civile,’ che è un altro modo di chiamare il brigantaggio «che è brigantaggio — mi dice Ladisa — solo perché la storia l’hanno scritta i vincitori»; e il Movimento duo siciliano, che si rifà al territorio del regno delle due Sicilie, «ma non siamo monarchici e neppure necessariamente separatisti: vogliamo unire il Grande Sud e rinegoziare tutto con gli invasori». Ladisa, che di professione dice di essere «sindacalista degli inquilini», sta cercando l’accordo con il Movimento meridionale di Francesco Tassone, un ex giudice di Vibo Valentia; con l’Unione Mediterranea di Marco Esposito, ex Italia dei valori ed ex assessore della Giunta De Magistris che ha scritto il libro “Separiamoci”; con i comitati delle due Sicilie di Fiore Marro di Caserta; con Insorgenza civile di Napoli che fa capo a Nando Dicé e a Raffaele Colucci, sindaco di Sirignano, 15000 abitanti, provincia di Avellino: «Siamo stanchi di subire. Insorgere è giusto e per me non è solo uno slogan. « A Ladisa piacciono pure Adriana Poli Bortone (Io sud) e Raffaele Lombardo che però in Sicilia è stato condannato per concorso esterno alla mafia, riportando dunque il nativismo sicilianista e separatista alla sue origini di controllo criminale del territorio. I testi di riferimento della secessione sono, mi conferma Ladisa, «innanzituto i libri dei giornalisti Pino Aprile e Lino Patruno». Come si sa, sostengono che lo Stato italiano ha saccheggiato, ucciso e devastato peggio di Pol Pot.
A nord come al sud la nostalgia di fantasiosi paradisi perduti invita dunque la plebe, come sognava Bossi, a gettare il tricolore nel gabinetto e l’infelicità italiana si disperde in un inferno di sigle separatiste, movimenti, leghe… E Beppe Grillo, che in Rete prova quanto Manzoni avesse torto a difendere gli untori, diventa secessionista: « L’Italia è un’arlecchinata di popoli, lingue, tradizioni che non ha più ragione di stare insieme». Commenta l’Indipendenza.it, quotidiano leghista on line: «E Roma trema». L’effetto comico è involontario.

Alla fine non mi resta che un sintetico commento: caro Merlo tu non sei nemmeno comico, tu e Repubblica siete solamente patetici!

PS. Dalla chiusura dell’articolo apprendiamo che anche Merlo legge questo giornale online, sebbene sia impreciso indicandolo come L’indipendenza.it: no, caro Merlo, di it (italiano) questo giornale non ha proprio nulla. E poi che questa sia una testata “leghista” bisogna intenderci: se con leghista intende il richiamo ai valori originali della Liga Veneta, della Lega Lombarda ecc., allora penso di poter convenire con l’autorevole editorialista “repubblichino”. Se invece lo considera appartenente alla Lega Nord attuale, allora sbaglia di grosso: io sono un fustigatore della deriva leghista – insieme ad altri ben più autorevoli di me, sia detto – e nessuno qui mi ha mai tappato la bocca.

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41 Comments

  1. Luigi Ferrara says:

    Repubblica Federale Napoletana ora!!

  2. daniel says:

    Neoborboni in Abruzzo ? Semplici napoletani venuti qui, non li vogliamo i meridionali.

  3. luigi cifra says:

    Che coglione. Cita il Manzoni che nei promessi sposi fa scappare Renzo verso dove? Terra di San Marco. W San Marco!!! Da notare terra di San Marco. Non italia.

  4. corrado says:

    Merlo si sta cagando sotto, perché se litaglia si frantuma, il suo giornale non prende più un centesimo di finanziamento pubblico e lui si deve trovare un lavoro. i suoi protettori e i suoi sodali non potrebbero più parargli il culo.
    questi articoli denotano che i vari cani da guardia del centralismo italiota cominciano ad avere paura, altrimenti avrebbero continuato a ignorare i movimenti indipendentisti e le loro iniziative, come avviene da anni.
    è iniziato il conto alla rovescia per la repubblica delle banane.

  5. Alessandro says:

    Merlo ha scritto un ottimo articolo.

    • Veritas says:

      Alessandro, per te sarà ottimo, ma io gli ho trovato alcune esorbitanti imprecisioni e uno che si appresta a scrivere un articolo di tale genere avrebbe ben potuto prendersi la briga di controllare debitamente certi fatti.
      A) E’ un fatto che “Dumà Nunc” non esiste piu’;
      B) E’ un altro fatto che la sua tesi sull’uso comune per gli aggettivi “siciliano/veneto” non vale assolutamente poichè è risaputo che questi due “popoli” hanno scelto strade assai diverse: Infatti mentre la maggior parte dei siciliani hanno scelto l’ America del Nord, la gran parte dei Veneti ha scelto quella del Sud America, principalmente il Brasile e l’Argentina,dove nella Provincia di Mendoza (che poi è vasta piu’ di una delle nostro maggiori regionii) la popolazione è quasi tutta costituita da discendenti dei Veneti. (Dato il clima e il terreno, è infatti coltivata in gran parte a vigneti).
      C) sarà trascurabile, per lui, ma non si cita un quotidiano on line scorrettamente.
      Di Francesco Merlo io ricordo benissimo due articoli su due personaggi pubblici italiani, di parecchi anni fa. Allora Merlo scriveva sul Corsera ed anche sul settimanale “Sette”,edito dal medesimo.
      Io lessi sul Corsera l’articolo “Sessanta milioni per studiare il nulla”, Si riferiva a certi studi ambigui in una università della Calabria (forse Cosenza) dei quali si sarebbe occupato, se ben ricordo Prodi con gente della Nomisma.
      L’altro articolo lo lessi su “Sette”, ricordo che era proprio nelle primissime pagine e riguardava Briatore. Di questo non ricordo il titolo, ma ricordo bene il contenuto che preferisco non riportare.

      .

  6. giovanni salemi says:

    Ma come si permette il signor Merlo di scrivere quelle accuse e quei giudizi su un giornale? E’ pur vero che si tratta di Repubblica,ma tutto ha un limite ! E poi ha proprio tanto bisogno per campare,da adattarsi a dir male di tutto il Sud e in particolare della Sicilia,lui che è siciliano? Si,è vero siamo stanchi e non da ora,ma da tanti,tanti anni, di essere schiavi di roma e ,stia sicuro il signor Merlo e si prepari a trovarsi il padrone giusto,prima o poi ci renderemo liberi.

  7. Marco Green says:

    E questo, con la marea di cazzate che ha nel cervello, sarebbe un editorialista di punta!
    Poi ci si stupisce del livello della discussione politica italica e del fatto che Renzi venga presentato come un fenomeno…

  8. alberto says:

    “L’ effetto comico è involontario”…. anche quando i politici italici vanno in giro per il mondo l’ effetto comico è involontario. Ridi ridi che l’ italia ha le ore contate

  9. citazioni:
    “la Rete espone e al tempo stesso nasconde, tutti gli estremismi hanno visibilità e impunità”
    “chi se la sente di dire che i neoborboni, che sabato scorso si sono riuniti a Civitella del Tronto in provincia di Teramo, sono più strampalati di ‘Terra Insubre’, ‘Brescia patria’, ‘300 lombardi’, ‘Confederazione ribelle’, ‘CoLoR44, ‘Tea Party Lombardia’?”
    “Proprio come al sud, anche in Friuli e Alto Adige gli esagitati spacciano il nativismo per cultura”

    Ebbene sì, siamo “impuniti”, “strampalati”, “esagitati” e proprio per questo molto pericolosi per l’occupante italiano.
    E il suo maggior organo di propaganda, Repubblica, ne dà conferma evidente.

  10. mauroi says:

    Il bello è che gli piace sputare sempre sul piatto dove hanno sempre mangiato e fanno carte false per giustificarsi sempre e comunque! Bene ,noi Veneti ora ci siamo stufati ,ma non solo noi e adesso diciamo “ce ne andiamo per conto nostro…” e cosa ci rispondono? …mah.. sapete,il piave..caporetto.. 600000 morti per la patria…e poi siete ignoranti perchè i coloni romani vi hanno “scopato già da 2000 anni” e quindi non siete un popolo ! etc…etc…io dico che questi ora meritano solo pernacchie e poi quando avremo le nostre istituzioni gli chiederemo anche i danni!eccome se lo faremo!

  11. Unione Indipendente Lega Padano Alpina Medio Europea Pro Casa Mia says:

    non è un giornale della Lega????
    a leggerlo tutti i giorni i dubbi vengono anche a me!
    Ma il movimento INDIPENDENZA LOMBARDA non è collegato a questo giornale?
    Come mai ogni iniziativa di questo movimento viene pubblicizzata dai quotidiani locali e nazionali e mai da questo? (ad esempio la raccolta firme no Euro e la partecipazione alla manifestazione di Bruxelles di domenica prossima?)
    …….
    Tontolo o Bigolo?

    • gianluca says:

      Il bigolo scusi, è lei che confonde Indipendenza Lombarda con pro Lombardia e indipendenza. se avesse letto attentamente avrebbe visto nei giorni scorsi proprio un articolo sulla manifestazione di Bruxelles

      • Unione Indipendente Lega Padano Alpina Medio Europea Pro Casa Mia says:

        nessuna confusione da parte mia caro Marchi….
        INDIPENDENZA LOMBARDA stà raccogliendo le firme per il referendum NO EURO promosso da MOVIMENTO BASE (Bresciaoggi del 23/03/2014), e lo stesso movimento sarà a Bruxelles domenica con una delegazione (Piazzo LaNotizia del 28/03/2014 e vari quotidiani stessa data). Poi non so PRO LOMBARDIA cosa sia o faccia…….

        • gianluca says:

          Perfetto. Evidentemente i dirigenti di Indipendenza Lombarda, dei quali molto spesso pubblichiamo articoli su questa testata (ultimo proprio ieri), devono aver ritenuto non utile comunicarci queste loro iniziative. Evidentemente prediligono altri canali…

  12. Ernesto Furioso says:

    Quei signori stanno vivendo un’incubo,le spinte secessioniste,destinate a moltiplicarsi dopo che il Veneto se ne sarà andato,e il M5S che vuole togliere il finanziamento pubblico ai giornali.
    Finora sono vissuti di assistenzialismo,il risveglio sarà amaro,amarissimo.

  13. ginobricco@ says:

    perché il psichello de repubblica de noaltri non fa un bel articolo sulla sua regione la quale, oltre ad essere praticamente uno stato indipendente, si succhia senza remori le risorse dell’italia del nord e pure quelle europee?

  14. Aquele Abraço says:

    E’ la reazione amara di chi vede il giocattolino preferito, “L’italietta”, (della danese Lego Group) sfasciarsi in tanti mattoncini colorati. La koinè italica (se davvero esiste) non la puoi tenere assieme usando come colla lo sterco di questo Stato italiano, caro Merlo. Lascia stare, gioca davvero con i mattoncini della Lego… s’incastrano meglio.

  15. Roberto Porcù says:

    Repubblica si rivolge ad una fascia di lettori ben definita.
    Nel caso specifico del Plebiscito in Veneto, ovviamente parlo solo per me stesso e degli altri posso solo immaginare l’umore, io ho votato per il Veneto perché sono arrivato a maturare astio contro l’Italia e le sue leggi idiote, pardon, grida idiote, non leggi, che le leggi sono fatte per i Cittadini e le grida per la casta dominante.
    La speranza mia, o forse di altri, è di andarcene e farci in quest’angolino di Europa un oasi di buona amministrazione, giacché che l’Italia possa cambiare io, e forse altri, ho perso la speranza.
    Sicuramente chi con le grida idiote campa bene sul lavoro degli altri e legge Repubblica, condividerà quanto scritto da Francesco Merlo.

  16. Sikano says:

    Vi svelo una cosa.
    Merlo è un siciliano rinnegato. Parla dei veneti, ma ciò che gli brucia, che gli ha sempre bruciato, è l’indipendentismo siciliano, mai sopito.
    Quando parla di “marcette” per l’indipendenza pensa certamente a quella di domenica prossima a Palermo.
    In passato aveva sempre sparato a zero contro l’Autonomia siciliana, ignorando che questa consiste semplicemente nel trattenere tutti i tributi e pensare a tutto senza aiuto esterno.
    Da molti anni (ormai dal 2007 circa) c’è in Sicilia un crescente movimento di base che chiede questa benedetta applicazione senza alcun aiuto dall’esterno.
    Ma non ha avuto accesso ai media, è stata strumentalizzata da Lombardo, che non ha fatto nulla, e ora si sta trasformando in vero e proprio indipendentismo.
    Quando VOI parlate del meridionale che vuole restare attaccato a succhiare, state parlando di gente come il Sig. Merlo. I “VERI” autonomisti e gli indipendentisti non c’entrano nulla, e non vogliono nulla dall’Italia, se non la libertà.
    Ma alla faccia sua, noi ce ne andremo lo stesso.

  17. pippogigi says:

    Merlo….nomen omen

  18. Tommaso says:

    Definire L’Indipendenza giornale leghista è un errore grossolano del giornalista Francesco Merlo.
    Il dott. Marchi sarà sobbalzato sulla sedia quando ha letto questa cosa. Divertente e simpatica la precisazione fatta dal Direttore sull’indirizzo elettronico .it
    Per il resto l’articolo mi sembra interessante e da notevoli spunti di critica per i lettori soprattutto tra gli indipendentisti.

  19. Liugi mobile says:

    Certo che per definire L’indipendenza quotidiano leghista ci vuole una bella faccia tosta…

  20. marco svel says:

    Repubblica e il corriere hanno preso molto a cuore la lotta all’indipendenza. È segno inconfondibile che anche loro sentono l itaGlia scricchiolare

  21. Eugenio says:

    Grandissimo articolo scritto dal dott. Merlo , sottoscrivo tutto anche le virgole.
    «e l’infelicità italiana si disperde in un inferno di sigle separatiste, movimenti, leghe…»
    Dovete convenire che la realtà vera è questa, pochissime persone per tante sigle.
    L’Indipendenza: «E Roma trema». L’effetto è solo comico.

    • ale says:

      Si, si, c’è solo qualche piccola differenza tra territori e territori…ecco ma ne vengono in mente un paio:in Veneto
      se ci separiamo ci restano 20 miliardi in tasca per ricostruire uno Stato civile (i sanniti e c. se si separano diventano più poveri dei nordafricani, non avendo il petrolio…) e poi qua c’è un disegno di legge in regione Veneto, approvato da 170 consigli comunali….
      Come al solito i media ci trattano da ignoranti, mentre siamo come al solito seri, civili e praparati: mi domando veramente quanta ignoranza hanno a sottovalutare così
      i Veneti quando se guardano alla storia e all’economia abbiamo sempre dimostrato il nostro valore..abbiamo anche noi i nostri difetti, ma continuate pure a sottovalutarci che vedrete..come andrà a finire epoi vedremo se l’effetto vi sembrerà ancora comico.

      Veneto libero

      • Nedo Ferrara says:

        “..abbiamo sempre dimostrato il nostro valore..” infatti, neii saccheggi e nei furti non vi batte nessuno. la celebre Piazza S: MARCO e’ un’accozzaglia di reperti rubati :LA QUADRIGA DEI CAVALLI , rubata nel 1204 all’ippodromo della città di Costantinopoli, saccheggiata dai crociati trasportati dalle navi veneziane che prima si erano ormeggiate a Zara, città anch’essa vittima dell’avidità veneziana e costretta a subire il saccheggio dei crociati ingannati dai veneziani, che avrebbero dovuto trasportarli in Terra Santa . Le stesse RELIQUIE di San Marco furono trafugate ad Alessandria d’Egitto da due mercanti-ladroni veneziani ( sempre onesti sti’ veneziani, prima rubavano, ora evadono ! E’ nel loro DNA ) , Buono da Malamocco e Rustico da Torcello. Non contenti dei due primi vergognosi furti, i”laboriosi” ladroni della laguna, nel 1204, arraffarono a San GIovanni d’Acri , nella Basilica di San Polieucto(rubano dappertutto i veneziani, anche nelle chiese !Oggi sono specializzati nel fregare i turisti e nell’evadere le tasse!) i “PILASTRI ACRITANI”, oggi siti al fianco sinistro della Basilica, dinanzi alla Porta della Carta.Per completare il ladrocinio, un altro colpo a Costantinopoli : il gruppo statuario, in porfido rosso, . dei TETRARCHI. Piazza San Marco dovrebbe essere chiamata PIAZZA DELLA REFURTIVA, per ricordare l’ineguagliabile attività predatoria dei suoi “onesti e laboriosi ” cittadini-furfanti !!

        • Veritas says:

          Ma, Ferrra, non confondere i furti veri e propri con il cosiddetto “botttino di guerra” La Repubblica di Venezia di guerre ne ha fatte diverse, nei secoli scorsi , per cui quella era l’usanza, che, del resto, non è mai cessata, visto che Napoleone si è portato via tanti nostri tesori d’arte e lo stesso hanno fatto certi ufficiali tedeschi durante e dopo ls seconda guerra mondiale.

          • Nedo Ferrara says:

            Non giochiamo con le parole: furti o bottino di guerra sempre di ladrocinio si tratta. Spesso, alla fine delle guerre i ladri in divisa sono costretti a restituire il malloppo. I ladroni tedeschi, dopo la seconda guerra mondiale, hanno dovuto restituire centinaia di quadri ai legittimi proprietari. La stessa Italia ha restituito un obelisco all’Etiopia. Venezia ha solo arraffatoe basta! Niente restituzione. Per i veneziani la refurtiva non si tocca .Somigliano ai più’ grandi ladroni dell’era contemporanea : i ricettatori svizzeri. Quelli che da mercenari-taglia gole sono diventati miliardari grazie all’oro rubato dai nazisti e custodito dagli “onesti” neutralisti elvetici.

    • gio says:

      anch’io sottoscriverei se fossi un meridionale statale…

    • lorenzo says:

      si, va bene, ha ragione lei… viviamo in un paese che sembra sempre più uno stato mediorientale o sudamericano, in cui l’economia produttiva crolla e crescono solo gli stipendi dei parassiti di stato… ma andiamo avanti a deridere, a sminuire, a pensare che la mangiatoia romana debba andare avanti cinica, indifferente e imperturbabile in eterno, secondo la filosofia tipicamente italiota, “io so io e voi nun siete un cazzo..” avanti così..

  22. Boniver says:

    Consoliamoci:

    gli inglesi prendono in giro gli scozzesi (rozzi, sporchi e straccioni) e gli spagnoli prendono in giro i catalani (taccagni e ignoranti)

    I veneti in ogni film di cinecittà sono caricaturali (servette, contadini, stupidi …)

    tuttavia noi ci ricordiamo della millenaria Serenissima e come i nostri amici sopra – ce ne infischiamo e tiriamo diritto!

    e poi cosa succederà al carrozzone Italia non ci deve proprio riguardare, affari loro, noi conosciamo bene le regole morali e civili della buona amministrazione pubblica

    SV
    passaporto veneto n.49

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