La tassazione sui redditi di natura finanziaria va azzerata

di MATTEO CORSINI

“Le regole fiscali devono essere disegnate non solo per esigenze di gettito o per trovare coperture finanziarie, ma soprattutto per creare un sistema di incentivi che orienti gli operatori verso comportamenti virtuosi e che tuteli la competitività del nostro Paese nel panorama internazionale. La revisione della tassazione sulle rendite finanziarie può essere l’occasione per riequilibrare la pressione fiscale complessiva, ma anche per disegnare un sistema di incentivi che premi l’investimento di lungo periodo, soprattutto di natura previdenziale, e favorisca la canalizzazione del risparmio verso forme di investimento specializzate nel finanziamento delle piccole e medie imprese”.

Giuseppe Vegas, presidente della Consob, sostiene che lo Stato dovrebbe disegnare le regole fiscali “non solo per esigenze di gettito o per trovare coperture finanziarie, ma soprattutto per creare un sistema di incentivi che orienti gli operatori verso comportamenti virtuosi”. A suo parere uno di questi comportamenti consisterebbe nell’investimento di “lungo periodo, soprattutto di natura previdenziale”, meglio se in “forme di investimento specializzate nel finanziamento delle piccole e medie imprese”. Verrebbe da dire che per Vegas l’ideale sarebbe l’incentivo a investire in fondi pensione che finanzino, direttamente o tramite la sottoscrizione di obbligazioni, le PMI. A onor del vero già da tempo i fondi pensione sono soggetti a una tassazione inferiore rispetto alle aliquote ordinarie sui redditi da attività finanziarie, sia con riferimento ai risultati di gestione conseguiti annualmente, sia al momento dell’erogazione delle prestazioni.

Al tempo stesso, uno potrebbe anche concordare con Vegas sull’opportunità di canalizzare il risparmio (previdenziale o meno) verso il finanziamento delle PMI in parziale sostituzione del credito bancario. Quello suggerito da Vegas è un interventismo da “spinta gentile”, ossia caratterizzato da provvedimenti legislativi che non impongono (o vietano) taluni comportamenti, ma li incentivano (o disincentivano). In termini relativi un approccio del genere potrebbe anche essere considerato migliore di quello fatto di obblighi e divieti, ma ci troviamo pur sempre di fronte a una forma di paternalismo da parte dello Stato che, a mio parere, va respinto da un punto di vista di principio. Ogni intervento dello Stato, ogni forma di tassazione, crea distorsioni. Le creerebbe anche una flat tax. Non può esistere una tassa neutrale, per il semplice fatto che la disutilità derivante al singolo contribuente dalla tassa non può essere misurata oggettivamente. Peraltro, anche se esistesse una tassa neutrale, si tratterebbe pur sempre di una violazione del principio di non aggressione alla proprietà privata o, detto in termini più spicci, di un atto analogo al furto o all’estorsione. A maggior ragione crea distorsioni una tassazione che miri a incentivare (o disincentivare) determinati comportamenti. Ciò che da taluni è ritenuto virtuoso, potrebbe non esserlo per altri. Tra l’altro, mi sembra appena il caso di ricordare che probabilmente non è esistito al mondo nessun dittatore che non ritenesse di volere rendere virtuose le persone sottoposte al suo governo.

Per quanto il risparmio svolga una funzione fondamentale per i singoli individui che risparmiano e per coloro che utilizzano le somme da costoro risparmiate, credo che nessuno, men che meno lo Stato, debba sostituirsi alle valutazioni degli individui stessi nello stabilire (o incentivare) determinati comportamenti. Al tempo stesso, i singoli individui dovrebbero essere pienamente responsabili e sopportare le conseguenze delle proprie azioni. Trovo profondamente ipocrita l’atteggiamento ampiamente diffuso di considerare il popolo titolare di sovranità, ma i singoli individui sostanzialmente incapaci di decidere cosa è bene per se stessi. Persone ritenute capaci di intendere e di volere solo il giorno delle elezioni, salvo poi dover essere guidati (e tosati) come un gregge di pecore. La tassazione sui redditi di natura finanziaria non dovrebbe essere modulata in base ai tipi di investimento: semplicemente dovrebbe essere azzerata. Ogni forma di paternalismo da “spinta gentile”, per quanto forse meno peggio di quello “ruvido”, resta pur sempre incompatibile con la società libera.

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3 Comments

  1. Liberalista says:

    Vegas è tra i pochissimi “liberali” rimasti in parlamento, essendo di scuola “martiniana”. Il problema è che non è libertario, e quindi propone il “meno peggio” come cura. Sempre meglio lui di tutti gli statalisti, ovviamente, grillini inclusi.
    Detto questo, ciò che dice Corsini è sacrosanto. I “liberali” italiani prendano esempio, come abbiamo fatto noi libertari, e capiscano, da uomini liberi, come funzionano le cose.

  2. lombardi-cerri says:

    E credete che l’incremento della tassazione sulle rendite finanziarie vada a favore delle PMI?
    Illusi!
    Va nel solito calderone della casta!

  3. Albert Nextein says:

    A gente del genere vanno regalati alcuni testi libertari.
    Quelli basilari, e poi alcuni recentissimi.
    Questi personaggi vivono su un pianeta diverso.
    In una dimensione sconosciuta alla gente comune.

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