La svolta di Gaeta, basta coi falsi meridionalisti

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Il convegno che ha avuto luogo a Gaeta il 18, 19 e 20 ottobre all’hotel Serapo rappresenta una svolta decisiva in campo meridionalista. In effetti i convegni che per anni lo hanno preceduto, a Gaeta e altrove, vedevano riuniti “meridionalisti” di ogni genere, una mescolanza fra gli autentici, che si battono realmene per l’indipendenza del Sud, e i fasulli che invece fingono di battersi per meglio sabotarli, facendo il gioco di certi ambienti parassiti del Nord.

Era divenuto dunque indispensabile distinguere nettamente i meridionalisti autentici, cioè quelli che ritengono ormai indispensabile ed urgente che l’Italia del Sud si riappropri della propria indipendenza, delle proprie risorse, riprendendo il proprio congeniale cammino di efficace progresso economico e culturale, che è stato sconvolto dalla cosiddetta “unità”.

Differenziandoli dai fasulli che da anni cercano di sabotare ogni azione tendente all’indipendenza, alla secessione da questo Stato criminale cosiddetto italiano che da 15 anni non fa che parassitare e distruggere il Sud e la sua popolazione.

Ed ora quindi gli organizzatori di questo convegno, con alla testa l’editore Pietro Golia e il magistrato Edoardo Vitale direttore della rivista l’Alfiere, hanno tenuto a farla, questa fondamentale distinzione.

FUORI I FASULLI – Non invitando come relatori dei fasulli alla De Crescenzo, Gulì, Dicé, Pino Aprile, Lino Patruno e simili, e invitando invece Stefano Surace, il giornalista d’inchieste e maestro di Arti Marziali di rinomanza mondiale divenuto leader degli independisti autentici, noto per aver provveduto a smascherare rudemente una bella serie di fasulli.

E il cui intervento di venerdì 18 sul tema appunto “Indipendenza e secessione” ha suscitato viva sensazione, a cui ha fatto eco il giorno dopo Pietro Golia sul tema “Questione meridionale e indipendenza del Sud”. 

Interessanti anche gli interventi degli altri relatori, che citiamo nell’ordine in cui sono avvenuti fra venerdì e sabato, indicando anche i significativi temi da essi trattati:  Chiara Curione, scrittrice (Il sergente Romano, un esempio); Simona Schiano Di Coscia, giornalista (La speculazione all’assalto di Procida); Felicia di Paola, biologa e nutrizionista (Elogio del cibo e della dieta mediterranea); Vincenzo Giannone, dirigente scolastico (Vivere la scuola senza menzogne); Enzo Capuano, medico e scrittore (Fiordo di Furore, una storia avvincente); Francesco Iaccarino, medico senza frontiere (Avvelenamenti e mutamenti climatici); Annamaria Nazzaro, neuropsichiatra infantile (revisionismo storico sulla Napoli spagnola); Alfonso Piscitelli, giornalista di ‘RAI 1’ e saggista (Sant’Alfonso de’ Liguori, l’annuncio della natività nella lingua dell’Arcadia); Marina Lebro, antropologa (I nuovi mercati del Mediterraneo, innovazione e tradizione); Fernando Riccardi, giornalista (Da Terra di Lavoro a discarica tossica); Gianni Turco, scrittore (Modernità, post-modernità e tradizione); Riccardo Caniparoli, geologo (La sistematica distruzione del territorio); Gaetano Marabello, scrittore (La legge Pica); Antonio Luiso, sacerdote e scrittore (La lingua napoletana alla prova dei classici, il Vangelo di San Marco); Guido Belmonte, ricercatore storico (Gli esuli napoletani in Piemonte); Massimo Cimmino, anch’esso ricercatore storico (La lingua come fattore identitario); Enzo Amato, musicista e scrittore (La musica del Sud feconda l’Europa); Ulderico Nisticò, scrittore (L’identità politica e culturale del Mezzogiorno); Edoardo Vitale, magistrato, direttore de l’Alfiere e organizzatore del convegno con Pietro Golia (memoria storica e tradizione contro la grande crisi); Gaetano Troisi, scrittore (Modello di sviluppo e devastazione ambientale).

Nel corso del convegno si è assistito anche ad una rappresentazione teatrale dei Briganti di Cadore provenienti dall’Abruzzo e diretti da Giuseppe Ranucci, a un concerto del maestro Enzo Amato, e ad uno del giovane cantante siciliano Damiano Mazzone, che hanno riscosso vivi applausi.

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