La Svizzera: prima i nostri disoccupati. E la Lombardia tace?

di ROBERTO BERNARDELLI*

Che Grillo stia dissolvendosi o che la Lega abbia perso le elezioni, poco importa ai disoccupati. Sono treni persi, indietro non tornano. E’ finita un’epoca, e si possono scrivere fiumi in piena di quel che già si vedeva più di un anno fa. Se strappi le radici, una pianta muore. Tutto il resto è discutere di un processo riformatore che nessuno ha mai voluto conquistare nel più profondo del cuore, preferendo dire che il nemico arrivava da fuori, che era Roma. Certo, ma in realtà era avvinghiato dentro, eretico nelle intenzioni. Sotto i ponti ora passano leader carismatici, leader senza carisma, e movimenti che sono stati annientati nel carisma dei propri progetti. La storia ha staccato il biglietto dello spettacolo.

Ma, come detto, della filosofia ci si riempie la bocca, non si fa il pane. E allora ci impressiona, mi impressiona da uomo, da politico, da imprenditore di me stesso, leggere la notizia che il Canton Ticino va in allarme perché  il bilancio tra vecchi e nuovi apprendisti tirocinanti è sceso di 55 unità.

Non parliamo di centinaia di posti di lavoro persi, ma di 55 ragazzi in meno.

Vuol dire 55 famiglie che non possono nascere, vuol dire 55 aziende che non possono investire in un ricambio generazionale. Vuol dire amore per il proprio futuro e per la propria libertà. Vuol dire tutelare la giustizia sociale, la libertà economica che rende libero ogni individuo. Questa è l’indipendenza.

E allora noi chiediamo che chi vuole dare risposte alla questione settentrionale scenda dai manifesti, dica come possiamo imitare, copiare quel che ha appena fatto la Commissione cantonale per la formazione professionale del Canton Ticino. Nel biennio 2013-2014 ci saranno meno opportunità di apprendistato, essendo passati da 2.476 a 2.412 posti. Che chiedono gli amministratori svizzeri alle aziende? Di “voler segnalare nuovi posti di apprendistato alla Divisione della formazione professionale e all’Ufficio per l’orientamento scolastico e professionale affinché sia possibile raggiungere l’obiettivo del pieno collocamento a tirocinio per tutti i giovani domiciliati che intendono iniziare una formazione professionale”. Priorità a chi è domiciliato in Canton Ticino.

E’ chiara la solfa?

Noi possiamo promettere che dopo aver cambiato tra 100 anni la Costituzione terremo a casa nostra il 75% delle tasse, ma intanto casa nostra non ci sarà più. La libertà si conquista, diceva quel tale, non te la regala nessuno. Chi ha le leve del potere territoriale ha la voglia, la forza, lo spirito per imporre che il lavoro deve essere prima garantito ai nostri ragazzi disoccupati o si offendono i prefetti, i ministri dell’integrazione? Perché bisogna dirselo chiaro e tondo: da quale parte si sta, in Lombardia? Le urne lo hanno già detto. Si votano i vivi.

*presidente Indipendenza Lombarda

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5 Comments

  1. Lombardistan says:

    Mi sembra giusto…l’etnia predominante a Milano è costituida da meridionali e arabi ! Presto gli arabi supereranno i meridionali visto che fanno 5 figli per coppia,allora si che ne vedrete delle belle…sgozzamenti e attentati a go-go ai padani che oseranno criticare i figli di Allah…

  2. Federico says:

    in realtà, siccome in Svizzera hanno basse tasse e poche regole, perché sono liberisti e localisti, praticamente la dissoccupazione non c’è…

  3. liugi says:

    Prima bisogna pensare ai meridionali, poi agli extracomunitari e poi, se rimane qualcosa, ai lombardi e ai veneti.

  4. Dan says:

    I morti sono morti ed i vivi non sono migliori

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