La Svizzera cambia l’inno. Figurarsi se l’Italia tocca il suo…

di CASSANDRAmameli_big

Sicuramente gli svizzeri possono permettersi anche questo sfizio. D’altra parte la loro economia va  bene, il federalismo ce l’hanno. L’identità non si tocca. E così hanno anche il tempo per ragionare di inno nazionale. Le polemiche non sono mancate, perché si è detto che mettere mano a testo e musica, ma alle parole soprattutto, per “svecchiarle”, era una cessione di sovranità al politicamente corretto. Troppo ridondante, secondo molti, il richiamo antico a Dio e alla natura, troppo fuori dal tempo rispetto al multiculturalismo che anche in Svizzera ha il suo peso. Tuttavia, val la pena dire che intanto l’inno non è un dogma e i cittadini, volendo, possono cambiarselo e scegliere chi, tra gli autori in corsa, avrebbero realizzato il prodotto migliore.

E’ la Svizzera, non è l’Italia. Giusta  o sbagliata che sia l’iniziativa, il principio è che quel brano non è eterno e indiscutibile. A casa nostra è diventato invece sempre più sacro e inviolabile e impossibile da mettere in discussione.

Intanto i finalisti sono tre, su un complesso di 208 proposte. La scelta è stata effettuata online. E da oggi parte il nuovo giro di votazioni online, che termineranno il 12 settembre 2015 con una trasmissione in diretta.

I testi e la musica? Si trovano qui: https://www.chymne.ch/it/beitraege

Tutto iniziò due anni fa, quando il presidente della Società svizzera di utilità pubblica (Ssup) Gerber iniziò la ricerca di un nuovo inno nazionale.

In Italia, al massimo, si è arrivati a cambiare poche parole di una strofa, “siam pronti alla vita”…. durante l’apertura di Expo il 1* maggio 2015. Potenza del marketing e della fame di immagine.

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