La strategia del Berlusca: attacco a Monti e ticket con Tosi

di REDAZIONE

Forse il dubbio non l’ha mai avuto, ma sicuramente non ce l’ha ora. Silvio Berlusconi non pensa più a ipotetici accordi con Mario Monti, ma piuttosto a come sfidarlo. Per questo anche ieri, in un vertice con lo stato maggiore del Pdl, ha ribadito i suoi punti fermi: andare in televisione il più possibile e quanto sarà possibile, fin quando non scatterà la par condicio, perché «con la mia presenza stiamo risalendo velocemente la china, il 20% è già a un passo», ha detto euforico, anche se altri partecipanti al vertice ridimensionano e parlano di un 17-18% che si starebbe per toccare. Con lo spostamento del voto al 24 febbraio, comunque, c’è la concreta speranza che i numeri possano in fretta crescere. Senza troppa paura di quelli che potrebbe togliere la discesa in campo del premier, anche se il problema delle risorse, scarse, in campagna elettorale è tornato alla ribalta, tanto che si pensa di rinunciare o limitare al massimo il ricorso ai manifesti sfruttando più che si può la tv, internet e i social network.

«Alleato con quelli, e sempre che si batta davvero, non andrà oltre il 10-12%», è la convinzione del Cavaliere. E «quelli» sono gli odiati centristi di Casini, ai quali Berlusconi è pronto da oggi in poi ad addossare la colpa del fallimento dell’operazione «Federazione dei moderati»: «Io avevo dato la mia disponibilità per il bene del Paese, ma loro hanno fatto saltare tutto per egoismo e odio nei miei confronti» ripete e ripeterà, come d’altra parte sta già cominciando a fare il fedele Angelino Alfano.
Ma ce ne sarà anche per Monti: Berlusconi si prepara a contestare il ruolo di un premier che è anche leader di uno schieramento, anche se non sarà formalmente candidato. Ed è pronto a rilanciare il suo appello per il «voto utile», contro quei «partiti e partini», comprese le liste Monti, che non potrebbero mai «aspirare ad avere la maggioranza». In questo percorso, cruciale sarà l’accordo con la Lega e il patto in Lombardia: il Cavaliere ieri si è detto convinto che sia a un passo, che potrebbe essere siglato già domani nell’incontro programmato con Maroni. E ieri sera veniva confermata da qualche esponente del Pdl anche l’ipotesi che, pur di siglare l’intesa, si possa arrivare a una sorta di ticket tutto a trazione nordista tra Berlusconi e Tosi, esponente di quell’ala veneta che molto sta resistendo sull’accordo e che potrebbe così ammorbidire le posizioni.

Il dubbio è allora che farà l’ala filo-montiana. Ieri, almeno per quanto riguarda i big del partito, è prevalsa la linea della permanenza nel Pdl. «Se Monti avesse almeno provato a farci una proposta pubblica, le cose sarebbero state diverse. Ma così…», confessa uno di loro. Ma l’eventuale spostamento del baricentro troppo sulla Lega potrebbe creare seri problemi, accelerando il distacco di personalità come Mauro e Frattini e rendendo problematica la convivenza con Formigoni, ma non solo: «La voglio vedere – dice un big del partito – la campagna elettorale da Roma in giù…».
Procede invece velocemente il parto della nuova creatura di destra voluta da La Russa, che ieri è stato salutato con abbracci e commozione dai colleghi a palazzo Grazioli. L’incontro di Berlusconi con la Meloni e Crosetto non ha portato a risultati, e con tutta probabilità i due uniranno le forze con l’ex coordinatore del Pdl per formare un partito unico.

Fonte originale: www.corriere.it  di Paola Di Caro

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One Comment

  1. caterina says:

    sarà dura per Berlusconi… da Roma in giù vince Bersani e sarà il prossimo premier, che come promesso al PPE adotterà il programma di Monti: senza che lo scriva sappiamo qual è!… e Napolitano si sfrega le mani!

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