La storia del brigantaggio contro i Savoia diventa un libro: “Il sergente Romano”

 

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Il romanzo Sergente Romano narra la vicenda di Pasquale Domenico Romano, ex sergente dell’esercito borbonico che, assieme a Crocco, è uno dei più famosi protagonisti del brigantaggio post-unitario. Se però Crocco era animato da interessi personali di ladrocinio, Romano è ricordato per essere un idealista, un illuso dal sincero interesse politico per la restaurazione del Regno Borbonico.

Giugno 1861, da pochi mesi l’Italia è unita. Migliaia di impiegati e militari sono stati licenziati, vengono introdotte nuove tasse e la leva obbligatoria. La coscrizione getta contadini e braccianti nello sconforto, spingendoli a darsi alla macchia nei boschi. Lo scontento e la tensione crescono tra le varie forze in campo, soffiando sui focolai di rivolta: borbonici nostalgici, garibaldini licenziati da Cavour, proprietari terrieri in litigio per la quotizzazione delle terre, clero a cui sono stati requisiti i monasteri.

In questo contesto, Romano, perso il lavoro da soldato, ritorna a Gioia del Colle, suo paese natale in provincia di Bari e, prima entra a far parte del comitato locale che cospira per la restaurazione del vecchio regime, poi, per il concorrere di incidenti e tradimenti, anche grotteschi, si vede costretto ad assaltare, il 28 luglio 1861, appunto Gioia del Colle. Ne scaturisce una giornata di guerra civile dentro le mura del paese, tra popolani reazionari, borghesi liberali e braccianti goffi e analfabeti.

Sergente Romano si configura come un Western all’italiana, un “Murgiern o Pugliern” come lo ha definito l’autore. Si tratta di un romanzo epopea del Sud Italia e al contempo l’affresco di un’epoca e di un’intera nazione ancora in transizione.

 

Dalla quarta di copertina

1861: l’Italia (quasi) unita è il caos di una nascente nazione, un guazzabuglio di fazioni in contrasto, tra borbonici, mazziniani, liberali, clero e i Savoia che smantellano il passato regime, introducono tasse e coscrizione. Sergente Romano è la storia vera e sgangherata di un manipolo di sbandati che il 28 luglio 1861 assaltò Gioia del Colle, in Puglia, quale primo atto di un’insurrezione popolare che avrebbe incendiato il Sud Italia negli anni a venire. A capo di quel manipolo di grotteschi, lirici rivoltosi dalla parte sbagliata della storia, Pasquale Domenico Romano, ex sergente dell’esercito borbonico, che per casualità, amore e vendetta, finirà per essere ricordato come uno dei più importanti protagonisti del banditismo post-unitario: il più romantico, il più sconosciuto. Tra numerosi documenti storici e una prosa scattante, asciutta, scorre crudo e selvaggio questo romanzo che vuol dare voce ai vinti, quei contadini incapaci di reggere un fucile in mano, che spesso finivano fuori legge quasi senza accorgersene. Il ritratto di un’epoca di transizione che sembra non voler ancora finire.

 

Bio

Marco Cardetta (1983), laureato in filosofia a Siena, con lavori di ricerca su Bene, Stirner, Michelstaedter, Deleuze, Zolla e Panikkar. Produce film con Murex production: l’ultimo, “Anapeson”, scritto con Francesco Dongiovanni, ha debuttato al 33° Torino film festival (2015). Si esibisce in spettacoli di alternative comedy e con il recital-concerto “Voci di sbandati”. Nel 2008 ha vinto il premio “Esor-dire” con il poema in prosa Prime giovani suites. Con Sergente Romano ha vinto come esordiente il premio Vittorio Bodini-La luna dei Borboni 2014.

www.marcocardetta.com

Note

Il libro è promosso oltre che con le consuete presentazioni anche con:

  • Lo spettacolo “Voci di sbandati” – recital-concerto sulla controrivoluzione all’Unità d’Italia, di e con Marco Cardetta, musiche dal vivo di Roberto Salahaddin Re David.
  • La rassegna di escursioni-lezioni “Sulle tracce del Sergente Romano”, condotte nell’entroterra pugliese sui luoghi del brigantaggio.

 

 

 

 

 

 

 

 

Contatti

Federica Altero

Ufficio stampa LiberAria

alterofederica@gmail.com

 

Marco Cardetta

marcocardetta@gmail.com

 

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