La Spagna è insolvente e dovrà ristrutturare il debito

di CHRIS WILTON

Non so se ve ne siete accorti ma la Spagna è insolvente e da più parti si avanzano dubbi su una decisione che il governo sarebbe pronto a prendere in caso, da qui al vertice dei capi di governo di giugno, non si trovasse un’alternativa per bloccare l’escalation di sofferenze bancarie ed emorraggia di credito: controllo dei capitali, meno stringente di quello imposto a Cipro ma identico nelle finalità. Nemmeno io, nonostante da tempo scriva di come il sistema bancario iberico sia agonizzante e le ricette del governo quasi totalmente inutili, mi ero accorto fino a quando un collega – Jeremy Warner, vice-direttore del Daily Telegraph – mi ha fatto notare quanto scritto nel Fiscal Monitor dell’Fmi pubblicato lo scorso mese. Ovviamente il Fondo non usa il termine insolvente ma utilizza un elegante giro di parole per dire la stessa cosa, a partire dal dato del deficit di budget. Quest’anno è attesa una netta contrazione al 6,6% del Pil, dovuta però al fatto che i costi per il salvataggio del sistema bancario sono ricaduti per la gran parte sul dato dello scorso anno. Depurata la cifra da questa variabile una tantum e proitettata su base di puro anno su anno, il calo del deficit sottostate è infatti davvero poca cosa. E nessuna delle ricette poste in essere dal governo sembrano in grado di operare in senso positivo sull’orizzonte di proiezione del deficit dell’Fmi, il cui termine è per ora il 2018. Il prossimo anno il deficit sarà già tornato a salire al 6,9%, per poi scendere di nuovo al 6,6% nel 2015 e così via con limitatissimi miglioramenti: ovviamente, queste proiezioni sono basate sulle misure di austerity annunciate dal governo, non contemplano quindi scelte straordinarie e di emergenza come quelle che prospettavo all’inizio dell’articolo.

La situazione, poi, appare ancora peggiore se valutata su base ciclica, ovvero il cosiddetto “deficit strutturale” (il costo di finanziamento che non sparisce nemmeno in caso di ritorno alla crescita), il quale dalla previsione del 4,2% per il 2018 ha già visto un aggiustameto al rialzo al 5,7% del Pil. Da qui al 2018, quindi la Spagna avrà il dato di deficit strutturale peggiore di tutte le economie avanzate, comprese Usa e Regno Unito. Il ragionamento iniziale, quindi, si basa su questa ratio: quando continui a finanziarti, anno dopo anno, a tassi del genere, cosa succede? la traiettoria del debito va fuori controllo e diventi insolvente, tanto più che già oggi – ovvero al netto di quanto annunciato dal governo nel pacchetto di austerity – il debito pubblico è destinato a salire dall’84,1% dell’anno scorso al 110,6% del 2018. Nessuna delle economie più avanzate ha un outlook di peggioramento come Madrid, tanto più che anche il dato dell’avanzo primario langue. Insomma, la Spagna dovrà finanziarsi sempre di più solo per pagare gli interessi sul debito esistente ma il “Fiscal compact” impone alle nazioni dell’eurozona di ridurre il loro deficit sotto il 3% del Pil entro la fine di quest’anno: certo, la Spagna insieme alla Francia ha ottenuto due anni di proroga ma se non si inverte il trend, nel 2015 il dato potrebbre essere peggiore e il debito/Pil già sopra quota 100%. Calcolando che il tasso di disoccupazione in Spagna è già ora sopra il 25%, appare miracolistico sperare in una ripresa ed evitare la spirale deflazionistica. Per farla breve, una grossa ristrutturazione del debito spagnolo appare inevitabile e – nonostante prima l’annuncio della Bce di acquisto di bond e poi la montagna di liquidità giapponese abbiano compresso di molto lo spread spagnolo – di fatto il programma di acquisto OMT non solo non esiste ancora legalmente ma non è nemmeno dotato di fondi per tamponare il problema sottostante, ovvero la solviblità della Spagna. Il cui debito, di fatto, è tutto in pancia alle stesse banche insolventi che rischiano di mandarla in default.

L’Europa ha già vissuto due ristrutturazioni, prima Grecia e poi, in maniera differente, Cipro. La Spagna ha tentato l’azzardo di anticipare la ricapitalizzazione del suo sistema bancario – 41 miliardi di euro dall’Ue – nella speranza che per quando i problemi si fossero fatti più gravi, sarebbe già stata instaurata la cosiddetta unione bancaria europea, fondo di garanzia compreso, oltre alle regole comuni. Ma così non è e non sarà, la Germania non lo accetterà mai e quindi il precedente cipriota di prelievo forzoso e controlli sul capitale per finanziare parte del salvataggio del sistema, potrebbe divenire, magari in maniera edulcorata e politically correct, l’unica via d’uscita che la troika imporrà a Madrid per porre mano al portafoglio. Sarà forse anche per questo, guarda caso proprio ora, che l’8 maggio scorso la Corte costituzionale spagnola ha sospeso per cinque mesi la dichiarazione di sovranità della Catalogna, accogliendo il ricorso dello Stato. Il timore, per Madrid, è forse che Barcellona potrebbe essere il primo caso di secessione finanziaria al mondo, un addio dovuto al debito. E forse è per questo che l’Ue è stata molto più magnanima con la Spagna che con l’Italia rispetto i parametri del deficit, perché sa che entro la fine di quest’anno avrebbe rischiato di dover fronteggiare uno scenario greco all’ennesima potenza.

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5 Comments

  1. oppio49 says:

    prepariamoci gente, il mondo non è fatto di banche e di pezzi di merda che ragionano in termini “finanziari”.
    prepariamoci che tra poco toccherà a noi far falllire quelle congreghe di figli di troia che sono le banche.. non c’è alternativa, o si ritorna a posare i piedi per terra e si mandano a cagare tutte le cosidette rendite finanziarie e si torna a finanziare chi produce e distribuisce reddito, oppure si va a puttane tutti. il consiglio di uno che di finanza ci capisce poco è: togliete i soldi dalle banche che li usanoi solo per mantenere a galla questa repubblica delle banane acquistandone i titoli. gli unici titoli che mi sento di dare a questi banchieri sono: cretino, deficiente, mentecatto, ladro, figlio di buona donna, lenone etc. etc…
    Aldo

    • Dan says:

      Non serve togliere i soldi dalle banche perchè loro hanno la stampante. L’unica cosa da fare è far perdere loro valore rifiutandosi di pagare le tasse che oramai servono solo a coprire i debiti di questa gentaglia

  2. Dan says:

    Ci sveglieremo una mattina e semplicemente scopriremo che c’è sparito il terreno sotto i piedi.
    Tutto è destinato a crollare di schianto

  3. Albert Nextein says:

    Speriamo che tutti gli sforzi per tenerla a galla falliscano.
    E che la cruda verità affiori nella sua durezza.

  4. Diego Tagliabue says:

    Bisogna dire, però, che proprio l’osannato Zap(p)atero aprì porte e finestre alla speculazione selvaggia, tipo quella edilizia negli USA (unica vera causa della crisi finanziaria del 2008-2009).

    Zap(p)atero aveva puntato sul quel tipo di “mercato”, trascurando un fatto oggettivo: un’economia stabile attira investitori, una instabile e sull’orlo della bancarotta solo speculatori.

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