La sinistra veneta indipendentista: una Costituzione non è per sempre. Meglio la Svizzera

di MATTEO VISONA’ DALLA POZZAcavour

(pubblichiamo un interessante articolo pubblicato in tempi non sospetti sul blog Sancaveneta.org, della sinistra indipendentista)

Art. 4. – La persona del Re è Sacra ed Inviolabile

Art. 5. – Al Re solo appartiene il potere esecutivo. Egli è il Capo Supremo dello Stato: comanda tutte le forze di terra e di mare; dichiara la guerra: fa i trattati di pace, d’alleanza, dicommercio ed altri, dandone notizia alle Camere tosto che l’interesse e la sicurezza dello Stato il permettano, ed unendovi le comunicazioni opportune. I trattati che importassero un onere alle finanze, o variazione di territorio dello Stato, non avranno effetto se non dopo ottenuto l’assenso delle Camere.

 

E per buona norma e non incappare in alcun dubbio sulla rigidità, il mastice alla fine del pamplet: l’Art. 81. – Ogni legge contraria al presente Statuto è abrogata.

Così recitava nel 1848 lo Statuto Albertino.

Il genitore della Costituzione Italiana presentava tutte le caratteristiche dei corpus di leggi che i legislatori contemporanei volevano considerare immutabili, rigide e sovraumane. Sta di fatto che, nonostante non fosse previsto alcun modo per sovvertire l’ordine costituito, nel 1946, alla fine della seconda guerra mondiale, un Referendum – illegale secondo le regole dello Statuto, visto che metteva in pericolo l’Inviolabilità del Re – manda in pensione la Monarchia e trasforma lo stato Italiano in Repubblica.

Non possiamo pensare che tutto resti immutato, che si sia raggiunto un apice perfetto non migliorabile. L’ordinamento attuale avrà un termine, necessariamente, come ogni cosa umana, la domanda è quando e soprattutto, la Comunità – Veneta in questo caso – ha il diritto di esprimersi su questo tema? L’abbiamo già fatto 58 anni fa, aggiornando il sistema governativo, cosa cambia oggi, a norma logica nulla, possiamo aver paura forse, ma dobbiamo essere almeno un po’ coraggiosi se desideriamo un sistema migliore.

In Italia c’è la pretesa di far credere che la Costituzione tenga in ostaggio i propri cittadini. Si punta però spesso il dito sulla prima frase dell’Art. 5. La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; mentre ci si dimentica della costante violazione della seconda, misconosciuta, parte attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

La costante minaccia di incorrere nelle punizioni invocate dall’Art. 241. – dal 2006, grazie alla Turchia e all’Europa, previste solo per chi usa metodi violenti – per chi attenta all’Unità del paese, sono sintomi della grave deficienza di democrazia che vige in Italia, non sono gli unici, ma sono evidentissimi: articoli e interventi di giuristi e politici che prevedono commissariamenti, reati penali, responsabilità civili ed economiche per chi promuove o concede il nulla osta a percorsi di riappropriazione della Sovranità, si sono succeduti sin dalle prime avvisaglie di discussioni Indipendentiste in Consiglio Regionale. E’ chiaro che il pressing faccia parte del sistema difensivo dello stato, ma quando questa difesa si ritorce contro i diritti dei cittadini, non possiamo far altro che denotare che lo stato si è tramutato in Regime, sottile e meno violento di altri, ma non meno repressivo.

Nel 2014 è preferibile quindi che non siano tanto i rappresentanti a prendere le decisioni, ma direttamente i rappresentati. Il nostro è un percorso che mira al modello Svizzero (per essere semplicisti) dove a fronte di decisioni da prendere, sulle più disparate materie, il popolo, raccolto in comunità più o meno larghe, viene responsabilizzato e decide in prima persona. Chiedere che sia proprio un Referendum sull’Indipendenza del nostro territorio, l’apripista di una nuova concezione di potere, ci sembra una buona occasione che tutti, favorevoli o contrari alla via indipendente, per segnare il passaggio da un sistema di rappresentanza indiretta ad uno di rappresentanza diretta.

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