La Sinistra Veneta indipendentista: la nostra lingua a scuola, si può!

di DANIELE RAMPAZZO*scuola veneta

Lingua e cultura veneta a scuola? Volendo si può! Ovvero: sfatiamo un mito.
Solitamente, quando partecipiamo ad una discussione in un social network di argomento venetista, inevitabilmente incappiamo in frasi tipo “si dovrebbe insegnare la lingua veneta a scuola” oppure “no i ne insegna la nostra Storia!”. Sicuramente c’è del vero in questo, dal momento che per anni parlare in veneto a scuola era considerato da bifolchi e venivi aspramente ripreso, ma questo avveniva in un passato più o meno recente.

Se andiamo a guardare la realtà attuale le cose stanno cambiando. In positivo, naturalmente.

Se diamo un’occhiata al sito internet dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto, troviamo che, ogni anno, a partire dal 2010, viene bandito un concorso, rivolto a tutte le scuole di ogni ordine e grado, denominato Tutela, Valorizzazione e Promozione del patrimonio linguistico e culturale del Veneto.

Tale concorso premia la realizzazione di percorsi didattici relativi a tre ambiti: lingua veneta,territorio regionale, leggende e misteri del Veneto. Indetta in accordo con l’Assessorato Regionale all’Identità Veneta e l’UNPLI (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia), l’iniziativa è realizzata in attuazione della delibera della Giunta Regionale del 12.08.2013, come previsto dalla Legge Regionale 13.04.2007 n. 8 che, tra l’altro, istituisce anche la Festa del Popolo Veneto per il giorno25 marzo, data della fondazione di Venezia secondo la leggenda. Il bando si pone quindi quale valido strumento di supporto alle attività didattiche tese alla valorizzazione dell’identità culturale veneta, nell’ottica di una riscoperta, da parte dei giovani, delle proprie tradizioni e della propria storia, al fine di consolidare l’idea di appartenenza ad una comunità territoriale.

Da notare che l’edizione 2014, relativamente alla sezione teatro, è stata vinta nientemeno che da una scuola croata!

Abbiamo poi due corsi di aggiornamento per insegnanti tenutisi negli anni scolastici 2008/2009 (incentrato sul teatro veneto) e 2009/2010 (paesaggi letterari del Veneto) inseriti nel progetto Percorsi in lingua veneta frutto di accordo fra la Regione e l’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto e in collaborazione con il C.T.S.I. – Coordinamento Teatri Stabili di Innovazione del Veneto, composto dalla Fondazione AIDA di Verona, dal Gruppo Alcuni di Treviso e da La Piccionaia – I Carrara di Vicenza. Vi sono quindi diverse scuole sensibili alla lingua e cultura veneta, come dimostrano le numerose partecipazioni al concorso. Ma vi sono anche altre iniziative, non molto pubblicizzate, frutto di singoli insegnanti o singole scuole.

 

Personalmente, essendone stato promotore e responsabile, citerò i laboratori (ad integrazione dell’offerta scolastica) tenuti dal sottoscritto alla scuola media di Sant’Angelo di Piove di Sacco nell’anno scolastico 2009/2010, in quella di Borgoricco nel 2011/2012 e di Ponte di Brenta nel 2013/2014. Si è trattato di mettere in piedi delle commedie in lingua veneta (Le elezioni comunali in villa di Domenico Pittarini, El mas’cio: processo, morte e resuression di Danilo Dal maso e Dionisio da Montecio, In Pretura di Giuseppe Ottolenghi, quest’ultimo tradotto in veneto dal sottoscritto) ad opera di ragazzini delle medie anche alla loro prima esperienza teatrale e soprattutto non abituati ad usare il veneto quale lingua comunicativa.

Addirittura, buona prova è stata data da alunni non italiani. Nella scuola media di Sant’Angelo di Piove di Sacco è stato anche realizzato un laboratorio pomeridiano incentrato sulla lingua e sulla cultura veneta (storia, letteratura, tradizioni). L’impressione che ho avuto personalmente è quella di ragazzi che ormai non usano più il veneto quale forma espressiva nemmeno fra di loro e ormai sempre meno anche nelle zone di campagna.

Ho visto anche lo sgomento verso l’utilizzo di una lingua considerata inferiore all’italiano, dato che, come qualche ragazzo ha detto espressamente se la usi, sei un contadino. Ben vengano quindi iniziative come quelle della Regione Veneto ma, a parer nostro, ci sembrano la classica goccia nel mare. Lasciate alla sola buona volontà di alcuni insegnanti (in alcune scuole primarie vengono spesso tirate fuori filastrocche in lingua veneta) ci sembra che non possano fare presa più di tanto per la valorizzazione del nostro patrimonio culturale e linguistico.

Riteniamo quindi che la Regione Veneto dovrebbe intervenire in maniera più decisa, magari attraverso l’insegnamento curricolare della lingua veneta. Un argomento, con delle proposte specifiche, lo avevamo già lanciato in un articolo del maggio dello scorso anno.

* dal sito Sanca Veneta, il sito della sinistra veneta indipendentista http://www.sancaveneta.org/index.php/temi/cultura/lingua/item/368-lengoa-a-scola-se-se-vol-se-pol

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2 Comments

  1. caterina says:

    gl’insegnanti d’italiano, di ruolo o no, dovrebbero essere selezionati sulla base anche della conoscenza che hanno sia della lingua che della storia veneta, perché non aggiungerei cattedre e …spese, ma assolutamente integrerei le materie di studio e perciò d’insegnamento in modo che chi abita nel Veneto diventi più consapevole del contesto dove vive, e ne possa essere fiero… è ora di finirla con la colonizzazione culturale romana che obbliga a sciorinare a memoria i sette re di Roma e relega la Serenissima ad una delle repubbliche marinare, in barba alla civiltà del suo governo che durò più di tutti quelli occidentali…
    Meritoria l’opera di chi si sta battendo per il Veneto, lingua e storia, ma devono entrare nei programmi dell’obbligo.. se ne facciano una ragione gl’insegnanti che pensano di trasferirsi qui, magari a nostre spese maggiorate per il disturbo… lo hanno definito”deportazione”… evitiamogliela!
    e se ne avvantaggerà la cultura della nostra popolazione senza spese aggiuntive ma con il piacere e l’orgoglio di essere il popolo che è, quello che ha dato lustro di sè con la sua punta avanzata, la Serenissima, in tutto il mondo.

  2. Riccardo Pozzi says:

    Si distrae il popolo veneto con le solite trite menate identitarie per far dimenticare quelle serie.
    Invece del veneto a scuola che battano i pugni sul tavolo sulla parità di punteggio di provenienza regionale per i concorsi pubblici ( e magari anche sulle valutazioni, visto che nel sud i 110 si sprecano e l’invalsi un disastro), battiamo i pugni sul tavolo sulla depredazione fiscale e sulle sue aberrazioni nei trasferimenti (ancora nemmeno un euro per i terremotati e alluvionati veneti), battiamo i pugni….si ma su cosa che non c’è nemmeno il tavolo….
    Prima di preoccuparci di capire chi siamo, dovremmo almeno essere d’accordo su cosa non siamo, non siamo polli da spennare. O si?

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