La sinistra, difensore d’ufficio dell’islam da espellere

Milano islamdi ROMANO BRACALINI –  Lo strano riflesso mentale della sinistra “collaborazionista” – quella che non ha dubbi da che parte stare – s’è rivelato appieno allorchè il macellaio marocchino Bouriqi Bouchta (le frattaglie sono la sua passione!), autoproclamatosi imam di Torino, è stato impacchettato ed espulso
dall’Italia in applicazione delle norme antiterrorismo varate dal governo. Stare dalla parte dei macellai non è soltanto una metafora fatale, ancorché casuale, ma una vocazione e un destino per la sinistra estrema, che
da un secolo a questa parte ha calvalcato tutte le cause perse purché cariche di morti ammazzati.

Non ha esitato nemmeno a fare di questo Bouchta la vittima predestinata di una campagna d’odio (non ci si crederebbe!) e un campione del diritto di opinione quando quello stesso diritto è stato negato a scrittori come Houellobeq e la Fallaci. Fateci caso. Nel campo dei diritti umani la sinistra radicale è sempre e unicamente sensibile a quelli che verrebbero calpestati in Occidente. In Cina possono tranquillamente ignorarli e no saranno i comunisti de il Manifesto a lamentarsene.

Esplode una miniera? Nessuna recriminazione sui metodi di lavori da schiavi. Ma un Bouquiri Bouchta, che assolve dall’accusa di terrorismo Bin Laden e dice pubblicamente che il terrorista è Bush, ha tutte le ragioni per essere difeso da chi a sinistra non la pensa diversamente da lui.

Quando la stampa nazionale ha riportato la notizia dell’espulsione, il Manifesto è uscito listato a lutto con un titolo che era un capolavoro di falsità: «Caccia all’infedele». Un titolo che evocava stragi e persecuzioni contro i musulmani, invece del suo esatto contrario. Il ministro degli Interni Pisanu, che tanto piaceva alla sinistra per la sua “moderazione democristiana”, aveva deluso il fronte “resistenziale” che l’aveva eletto paladino dei diritti umani ed era diventato la bestia nera che “segue la sindrome maniacale della Fallaci”.

Il Manifesto, che non valuta allo stesso modo i diritti civili dei cinesi, dei vietnamiti o dei cubani, scese in campo in favore delle gesta di questo Bouchta che si faceva un vanto di oltraggiare le leggi del paese che l’ospitava, intratteneva legami con le cellule eversive responsabili dell’attentato di Casablanca, le stesse accusate di tramare per rovesciare i governi “moderati” d’Egitto e Marocco.

Nessuna comprensione per gli eventi terribili, delle migliaia di morti innocenti, della minaccia incalzante
del terrorismo islamico, che gode di coperture e complicità non solo nelle comunità musulmane in Europa ma nei media della sinistra radicale e antioccidentale (mentre il cosiddetto Fronte antimperialista raccoglie liberamente fondi da destinare alla “resistenza irachena”).

Ogni concetto umanitario e di pietà è stravolto a seconda della mano omicida. I morti nelle moschee irachene non hanno suscitato la pietà dei “pacifisti”, perché non sono morti dalla parte giusta. Gli americani sono “occupanti” come lo erano esattamente in Italia sessant’anni fa. Quelli che allora vi si opponevano,
i fascisti di Salò, stavano dalla parte della tirannia nazista, esattamente come i compagni del Manifesto, di Liberazione, dell’Unità stavano a fianco dei fautori della dittatura di Saddam. Si stava meglio quando
si stava peggio.

Tra il diritto di parola e la propaganda fondamentalista c’è una differenza che sfugge a Bouchta, il quale ha abusato da un pezzo di ogni civile senso di tolleranza; ma è probabile che l’ex macellaio di Torino, essendo nato in un paese musulmano, non sapesse ben distinguerne i confini, ovvero dove finisca l’uno e cominci l’altra. Dei pregi dei regimi liberali si può sempre rischiare di abusarne e a farlo più sovente sono proprio coloro che non li conoscono e non li meritano. Questo sedicente imam di Torino ha creduto di poter fare ciò che a casa sua non gli sarebbe stato permesso nemmeno la metà, ma ugualmente ha trovato difensori d’ufficio che hanno classificato l’espulsione come un gesto “politico”, cosa che francamente non ci impressiona, essendo la guerra (dichiarata dagli arabi) la continuazione della politica con altri mezzi.

A sentir le cronache questo Bouchta sarebbe malvisto dagli stessi musulmani “moderati”, ma per quanto si cerchi negli annali non si trova una fondamentale e convincente presa di posizione contro di lui. Deve trattarsi della medesima “palla” dell’Islam moderato. Il presidente delle comunità musulmane d’Italia, tale Piccardo, av dichiarato che non era mai stato d’accordo con quel che diceva Bouchta (vuoi che dicesse che era d’accordo!) ma non approvava il provvedimento di espulsione, perché udite, udite «colpisce il fondamentale principio della libertà d’espressione».

La libertà è come il prosciutto per i musulmani. Non viene servito e ciascuno se ne astiene. Così questo Piccardo, come musulmano convertito non dovrebbe far riferimento alle liberalità dell’Occidente che ha ripudiato, ma alla mancanza di libertà assoluta nell’Islam di cui s’è fatto seguace e apologeta. Sono strani questi musulmani: colpiscono l’Occidente interpretando lo spirito e la lettera del Corano ma per tutelare la loro integrità fisica e legale si appellano al nostro ordinamento di civiltà. Fanno quadrato quando si tratta di uno di loro. Allora la libertà d’opinione, invocata con la bomba nascosta sotto la jellaba, torna comoda e la si impetra a garanzia del diritto offeso. Quando invece Oriana Fallaci fa uso più corretto del medesimo diritto d’opinione, i musulmani la infamano con l’accusa di istigazione all’odio razziale e trovano un giudice che la
rinvia a giudizio.

Dove lo trovano un Paese che fa un così disinvolto uso della legge e applica “due pesi e due misure”? I musulmani italiani avevano già annunciato ricorso al Tar del Piemonte. Non sono mica scemi! Sempre meglio l’Italia del Marocco.   Nell’Islam vige la pena di morte eseguita nei modi più fantasiosi possibili, dall’impiccagione al taglio della testa. Se in Marocco dovessero inciriminarlo per sospetto terrorismo gli converrebbe invocare le garanzie legali del deprecato Occidente liberale, che è il peggiore di tutti i sistemi,
esclusi tutti gli altri.

(da Il Federalismo)

Print Friendly

Articoli Recenti

Lascia un Commento